
Olimpia Milano post Derthona, post Coppa Italia. Un successo che conferma che, più che pensare sempre al futuro, c’è il qui e ora. E una stagione che può dare soddisfazioni storiche dopo la conquista di Supercoppa e Coppa Italia.
Capitò anche nel 2021 di trovarsi a questo punto. La Final Four di Bologna e la Final Eight di Milano, prima delle Final Four di Colonia. Poi arrivò lo 0-4 con la Virtus…
Inseguire la storia, sino alla fine, è un dovere. Perchè sono le vittorie a dare la conferma di essere su una strada promettente. Per cambiare, e crescere, ci sarà tempo. Anche quello è un obbligo, non di oggi.
E’ la Coppa Italia di Peppe Poeta, a tre mesi dalla traumatica promozione a capoallenatore arriva il suo secondo trofeo in carriera, il primo da head coach.
E’ la Coppa Italia di Leandro Bolmaro, che solo un mancato accordo economico in estate non lo ha reso un giocatore dello Zalgiris Kaunas. Si è francobollato su Prentis Hubb nel secondo tempo, ha trovato due recuperi che sono stati innesco.
E’ la Coppa Italia di Armoni Brooks, letale con Brescia come con Trento. A ridare forma ad un attacco che pareva essersi ormai spento.
E’ la Coppa Italia di Marko Guduric, che ha firmato le giocate chiave, e orchestrato la squadra per tutta la competizione. Ha vinto tutte le ultime sei competizioni a cui ha partecipato nell’ultimo anno e mezzo.
E’ la Coppa Italia di Josh Nebo, che un anno fa temema di chiudere la carriera, oggi vince una finale in doppia doppia.
E’ la Coppa Italia dell’Olimpia Milano, che ora non ha solo più Scudetti di tutti, ma anche più Coppe Italia di tutti.
Non è la Coppa Italia di Mario Fioretti, che ha messo tanta sabbia negli ingranaggi di Olimpia Milano. I biancorossi sono stati aggressivi e convinti in avvio, Derthona è andata dentro come un treno alle prime incertezze. Ci sono voluti i campioni per privarlo di un titolo che meritava. Certo più della meteora Igor Milicic…
E’ la Coppa Italia di Daniele Baiesi, che ha vinto tutto in Germania, ma gli mancava un primo titolo dalle nostre parti. Se questo gruppo è unito, lo si deve anche al suo lavoro quotidiano, non solo a quello di ricerca sul mercato.
Certo, c’è ancora tanto su cui lavorare. Si vince ruotando in otto, si spera che a breve anche Tonut e Diop possano quanto meno dare il loro contributo. Ieri ha ceduto di schianto Derthona, tra qualche mese in una serie potrebbe farlo Milano…
Testa sul resto della stagione. In EuroLeague non è finita, dovere è crederci sino in fondo, per radicare ancora più convinzioni in vista del vero obiettivo, riprendersi subito lo Scudetto. E fare la storia.
Ah, certo, è la Coppa Italia di Giorgio Armani. Ma per il “Re”, ci vuole molto di più…

Bell’articolo
Guduric non è stato preso per vincere Supercoppa e Coppa Italia ma per andare ai play-off di EL. Altrimenti non si spiega il suo super ingaggio (per gli standard di Milano) di € 2.700.000 a stagione.
stagione che può dare soddisfazioni storiche ???
questa stagione come quella del 2021 ???
Se continui così potrai tranquillamente commentare la prossima cerimonia di apertura dei giochi olimpici. Nessuno si accorgerebbe delle differenza.
Vabbé è lo stesso che ha enfatizzato Messina nonostante i fallimenti sportivi degli ultimi 3 anni. Credibilità sotto lo zero assoluto.
Ma tutta questa euforia da cosa è determinata? Dal doveroso obbligo di festeggiare un successo? Dal fatto che dopo la Supercoppa mettiamo in saccoccia anche la CI? A parte ciò, visto che il domani è adesso, quali sono ragionevolmente le prospettive che questo “adesso” ci lascia per un fulgido “domani”?
“Orizzonti di gloria” ne vedo pochi neeeeee……. Maggi?
“Fare la storia” dice Maggi………per farla dovremmo riscriverla, perché quella di questa stagione è già stata scritta in un capitolo che racchiude le ultime 4 stagioni……e la vittoria dello scudetto non la cambierebbe
La felicità per la vittoria in coppa Italia è sacrosanta. Detto ciò sarebbe opportuno analizzare come sia arrivata questa vittoria e cercare di non commettere più gli stessi errori che si ripetono noiosamente da troppe partite. Quanto visto nel primo Q faceva ben sperare: aggressività, concentrazione e determinazione. Zero palle perse, 33 punti segnati, 18 concessi con lavoro difensivo. Poi assisti al secondo e terzo Q e ti domandi chi siano gli sciagurati in campo e l’incapace in panca. La vinci nel quarto grazie alle giocate del singolo, sia in attacco che in difesa.
vale la pena esaltarsi? Del sano realismo impone di gioire con moderazione, dimenticare l’EL per la quale non siamo attrezzati e preparare i PO italiani recuperando almeno Mannion e Tonut alla causa.