
Il New York Post accende i riflettori sui ritardi dell’Arena Santa Giulia, sede dell’hockey a Milano-Cortina 2026. Secondo il quotidiano, l’impianto potrebbe non essere pronto in tempo e «Milano non ha un piano B».
Il giornale cita le parole di Andrea Francisi, responsabile operativo dei Giochi, che ammette che «non esiste un piano B».
Francisi ribadisce però fiducia assoluta: i lavori procedono a pieno ritmo e «ce la faremo al 100%», con aggiornamenti quotidiani e imprese in accelerazione.
Il vero nodo, sottolinea il New York Post, è l’assenza di test con largo anticipo, prassi abituale per gli impianti olimpici.
Il primo evento prova all’Arena Santa Giulia è infatti rinviato a metà gennaio, a poche settimane dalla prima gara prevista il 5 febbraio.


Alla peggio ci sarebbe il Palonda di Bolzano, che ospita abitualmente le gare della Lega internazionale Ice Hockey League con svariate nazioni coinvolte del centro Europa tra cui l’Italia. (squadre di Bolzano e val Pusteria).
L’impianto di Bolzano ha una capienza di 7200 spettatori, e d’altra parte l’Alto Adige già ospita tutte le gare di biathlon ad Anterselva, quindi non sarebbe fuori dal mondo se nell’emergenza ospitasse le gare di Hockey ghiaccio.
Da notare che le Olimpiadi si chiamano Milano-Cortina ma la metà delle gare (fondo, biathlon, salto dal trampolino) si svolge in Trentino Alto Adige. L’anomalia è Milano che ha preteso il nome olimpico solo per la cerimonia d’apertura in uno stadio fatiscente che va verso la demolizione e per finanziare opere pubbliche locali che con le Olimpiadi c’azzeccano zero.