Olimpia Milano post Bayern | Dopo Derthona un’altra figuraccia. Pronta la bandiera bianca

Alessandro Maggi 19

Olimpia Milano post Bayern. Si potrebbe scrivere a freddo, solo per moderare il vocabolario. Ma non il contenuto

Olimpia Milano post Bayern

Olimpia Milano post Bayern. Si potrebbe scrivere a freddo, solo per moderare il vocabolario. Ma non il contenuto. Al 14 ottobre di un anno qualunque sarebbe una giornata no, al 14 ottobre 2025 dell’era Ettore Messina diventa una schifezza.

Iniziamo a estrarre la bandiera bianca dal baule, dove l’avevamo riposta dopo gara-1 di semifinale playoff con la Dinamo Sassari nel 2019. Sei anni dopo il Forum si svuota, la vicinanza del pubblico è quasi nulla, 53 punti a Monaco di Baviera sono l’ennesima coltellata. 

Di che stiamo parlando? Della solita roba. Cambiano i giocatori, le fragilità sono sempre le stesse. Nel primo tempo non entrano tiri, anche ben costruiti, ma si difende. Dopo 20’, all’ennesimo tiro che non entra, si perdono certezze, si “passano” conclusioni, si smette anche di difendere e si concedono seconde occasioni in quantità.

I dati a rimbalzo sono la più grossa “balla” di queste prime gare in EuroLeague di Olimpia Milano. Si domina per 30’, poi si prendono gli schiaffi da chi ci mette gomiti e grinta.

Non ci siamo, non ci siamo mai. Si parte piano, come ogni stagione, perché ci si deve adeguare a infortuni e scelte sbagliate. Ci si ritrova sempre nello stesso film, quello di un inseguimento che è anche corsa di sopravvivenza. 

Vlatko Cancar passa le visite mediche ma non i primi allenamenti veri. Al suo posto Nate Sestina che Valencia non ritiene all’altezza di EuroLeague. Non resta che sperare nell’occhio, costretto dalla necessità, del ds Daniele Baiesi prima di un giudizio definitivo.

Intanto Lorenzo Brown non tiene mai mezzo pallone in mano, Josh Nebo ha il quinto infortunio in un anno, Shavon Shields e Marko Guduric non sono al meglio. Anzi.

Non è più questione di alibi, e non è un tema se anche il Bayern avesse assenze. Qui gli stop non sono scuse, ma accuse. Al 14 ottobre di un anno qualunque sarebbe una giornata no figlia anche delle assenze, al 14 ottobre 2025 dell’era Ettore Messina diventa una schifezza.

E la sopportazione, in una stagione di pretesa redenzione, è sempre prossima al lumicino. Anche guardando roster chilometrici con un campione al massimo. Gruppi di 16-17 persone che oggi sembrano già corti, perchè 5 non sono ritenuti all’altezza del compito e altri 3 sono rotti. Deve tornare davvero un senso di urgenza per rimettere tutto in sesto e nella giusta direzione. 

Ma un senso di urgenza vero. Dopo la figuraccia con Derthona è arrivata quella con il Bayern. Non è più il tempo di parlare, ma di agire. Cambiare subito, svoltare immediatamente, o sarà un disastro.

19 thoughts on “Olimpia Milano post Bayern | Dopo Derthona un’altra figuraccia. Pronta la bandiera bianca

  1. Caro Maggi , saremo sempre grati ad Armani per aver salvato l’ Olimpia dal fallimento. Ma adesso la proprietà è la principale responsabile di questo ennesimo disastro in quanto, e non se ne capisce il perché, non tira fuori gli attributi per cacciare EM definitivamente da tutti i ruoli per manifesta incapacità sia come Pobo e ancor di più come Coach. I cicli hanno un inizio e una fine. Il ciclo di EM a Milano e’ finito tre anni fa. Solo Pantaleo e Napiero non lo hanno capito.

    1. Caro M.T…dopo 21 turni, ( che, non sono 4 o 5 come adesso ) occupava ( da solo ) l’ultimo posto della classifica…in qualsiasi altro club al mondo, un’allenatore in quella posizione, sarebbe stato sollevato dall’incarico…a lui, è stato rinnovato il contratto…per 3 anni…ora, se Dell’Orco ha davvero a cuore le sorti di Olimpia Milano, dovrebbe semplicemente anticipare il corso degli eventi, evitando così al suo amico Ettore e, soprattutto a noi, una serie infinita di umiliazioni. ( la sconfitta, fa parte dello Sport ma, così, è imbarazzante. )

      1. Caro Dario è questo il vero problema : Pantaleo ha davvero a cuore le sorti sportive dell’Olimpia Milano ?????
        Dal suo comportamento, da almeno tre anni, sembrerebbe proprio di NO.
        Perchè questa fiducia illimitata in una persona che ,con arroganza e testardaggine, ripete sempre gli stessi errori ???
        Non avremo mai risposta…….. Povera Olimpia.

  2. Quindi il problema non sono gli assenti ma i troppi presenti? Visione suggestiva.
    A mio parere l’esubero è in panchina, dove di troppo ce n’è uno solo.

    1. E’ che ha inteso .Maggi. Senso di urgenza e cambiare subito (il coach anche se non lo scrive)
      Forse ci siamo , si deve perdere a Kaunas male possibilmente e poi forse l’agognata svolta

      1. Secondo me neanche perdendo con lo Zalgiris giovedì lo cacciano perché alla proprietà (?) Non gliene frega nulla dell’EL. Era cosi con Giorgio Armani in vita, figurati ora che non c’è più.

      2. La proprietà neanche le vede queste partite. Gliele racconta Messina, ovviamente a modo suo. Se continua così da schifo, come probabile, al massimo fra qualche settimana escono con un comunicato in cui dichiarano l’immutata fiducia nel progetto. La proprietà (chi è poi oggi ? Il solo dell’orco ?) Ritiene che Messina sia indispensabile per approdare nell’eldorado della nba. Poi liberi tutti

  3. Guduric, Shields e Brown, e fai solo 53 punti?

    Dall’intervallo tornano in campo delle amebe, come succede troppo spesso, e di punti ne fai solo 7: ma di che gli parli?
    Di che parla quel “ne parleremo”?

    Povero Messina.
    Ma la tristezza è tutta nostra.

  4. Una squadra vuota, a perfetta immagine e somiglianza della testa ( quadra ) del suo condottiero…e…non certo da ieri…

    1. Ciao Dario, dopo lo stop a Banchi a giugno la soluzione sembrava trovata in Poeta. Poi si è scelto il compromesso. Ma Dell’Orco è un manager. Credo che prenderà provvedimenti

  5. Ormai non ci sono più alibi. Si deve dare una svolta.
    Cambiare l’uomo non è difficile (se la proprietà lo vuole), per me difficile è invece trovare tre giocatori all’altezza di certe aspettative. Altrimenti…..è solo l’inizio della fine e si porterà a casa solo la Supercoppa, come d’altra parte l’anno scorso.
    Che tristezza!!

  6. Si può risolvere tutto in un attimo. La squadra c’è. Unico requisito che qui manca è, la DIGNITÀ. Poi tutto cambia.

    1. Proprio la “DIGNITÀ” che manca innanzitutto al nostro illustrissimo coach nonché POBO, altrimenti proprio in nome della DIGNITÀ si sarebbe dimesso da un paio di anni. Invece in 7 anni si è sforzato solo di darle per finta sapendo in anticipo che la inerme proprietà alla quale non sono mai interessati i risultati sportivi le avrebbe respinte. DIGNITÀ e Messina sono due parallele che non si incrociano mai.

  7. Una uscita anticipata di Messina con Giorgio vivente era del tutto fuori discussione,ora non saprei.
    E poi chi dovrebbe nel caso prenderla una decisione del genere tra gli eredi ?

    Diverso se avessimo magari un AD ( o qualcosa di simile),ma in questo caso ce lo vedete Messina dirigente ad esonerare il suo alias tecnico?

    Ma pure nel caso improbabilissimo che potesse pure succedere una cosa del genere,ipotesi alla quale non crederei neppure sotto tortura ,chi metteremmo poi al suo posto?Nap Guazzoni?Peppino Poeta?Dai,non scherziamo.

    Chi c’è attualmente libero in questo momento tra i tecnici a livello Eurolega disposto a venire a Milano se Messina dovesse ipoteticamente rimanere anche solo come dirigente?Nessuno

    Diverso e’ se rassegnasse le sue dimissioni da qualsiasi incarico,e SOPRATTUTTO fossero accettate,ma pure questa e’ una ipotesi al limite della fantascienza.

    Io resto dell’idea che sia del tutto inutile pensare ai saluti anticipati del nostro uomo,non succederà mai.

    Del resto e’ stato moto abile nel crearsi una posizione professionale talmente solida che e’ passato indenne attraverso anni di continui insuccessi clamorosi senza che nessuno osasse neppure metterlo in discussione il tutto con il supporto di una proprietà al limite dell’ingenuo,della solita pavida e ruffiana stampa amica e di quelle quattro vecchie glorie oramai al limite del grottesco.

    Come se ne esce da questa situazione?Intanto cominciando a vincere qualche partita in Eurolega e soprattutto senza glorificare in maniera trionfale inutili successi in un campionato di serie Z come quello italiano.

    Una volta rimessi assieme i cocci vediamo dove saremo ad inizio dicembre e di seguito rifaremo il punto della situazione.

  8. Si, ci dica la redazione come sono andate le cose. Voi che avete capito tutto fin dagli albori dell’era Messina.
    Voi, le sue pecore ad ogni costo ed ad ogni sconfitta.

  9. Che nostalgia, che nostalgia dell’Olimpia petersoniana anni ’80 (certo era un altro basket), però l’emozione nei confronti del gioco era la stessa, le aspettative medesime……allora vi era la certezza di una guida sicura (il binomio Peterson-Cappellari), anche allora si sbagliava, si poteva sbagliare un giocatore, ma c’era la certezza che si sarebbe rimediato; ora c’è solo lo sconforto di vedere iniziare e finire male l’avventura (si, anche quella di questa stagione si può chiamare avventura, una costruzione di squadra degna di avventurieri della materia basket) già a Novembre

    Quindi le due parole sono Nostalgia e Sconforto

  10. Per quanto sia condivisibile l’analisi di Maggi, manca sempre quella parola.
    Cambiamento, svolta, urgenza, disastro, ma ancora non si scrive mai dimissioni.

    Troppo facile invocare adesso una svolta, bisognava farlo a Maggio, dopo l’uscita con la Virtus.
    Invece in quei giorni si riempì il blog con una presunta storia d’amore tra Mirotic e l’Olimpia, preambolo ad una duratura permanenza del montenegrino a Milano, come se quello era, sarebbe stato, la svolta, la cosa + importante
    da fare allora.

    Personalmente, più che la classifica di EL, mi preoccupa come ci stiamo presentando all’NBA Europe.
    Senza la presenza carismatica di Armani, con una squadra ridicola, un palazzetto vecchio e deserto, … il rischio che il nuovo ci travolga e ci lasci fuori dal basket che conta, non è + solo una ipotesi lontana.

    Forse questo è l’unico modo per far ricordare Ettore Messina nella storia dell’Olimpia: the undertaker.

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