Olimpia Milano in NBA Europe. RedBird e Oaktree pronte ad investire?

Alessandro Maggi 11

Matteo De Santis firma su La Stampa un articolo dal titolo: «NBA all’europea: Barcellona e Real aprono alla fuga»

Olimpia Milano NBA

Matteo De Santis firma su La Stampa un articolo dal titolo: «NBA all’europea: Barcellona e Real aprono alla fuga». Occhiello: «Dal 2027 una superlega gestita dagli Usa e dalla Fiba Progetto a 16 squadre: in Italia Milano e forse Roma».

Nel pezzo, che conferma molte delle anticipazioni di ROM e Sportando dei giorni scorsi, si parla di Olimpia Milano in NBA Europe: «con possibili sinergie con gli americani di RedBird del Milan e Oaktree dell’Inter».

Il nome di RedBird era già stato accostato al basket nei mesi scorsi, quando si apprese dell’incontro tra il numero uno del fondo proprietario del Milan, Gerry Cardinale, con Adam Silver a Londra. Ora emerge anche Oaktree Capital Management, altro fondo che ha la proprietà dell’Inter.

11 thoughts on “Olimpia Milano in NBA Europe. RedBird e Oaktree pronte ad investire?

  1. Bene, aspettiamo valanghe di ultras da SanSiro o da dove sarà, ai quali del basket in sé interessa poco o niente, ma bravissimi a gestire tifo, biglietti, cori da stadio e “rapporti” con i tifosi avversari Così finalmente anche Milano avrà un palazzetto “bollente di tifo” 😁

  2. Finalmente Olimpia Milano proiettata in una dimensione a lei più consona, rispetto all’infima Euroleague (infimo è il modo nel quale Olimpia conduce se stessa in una manifestazione, in una competizione, che sarebbe tutt’altro che infima), sperando che la musica cambi……se parliamo del 2027 non manca neanche tanto

    Beviamo l’amaro calice di Euroleague ancora sti due anni dai……

    1. Come osservi tu sopra, il lancio di NBA Europe e’ probabile che crei quel momento di discontinuità’ che potrebbe risolversi in un’uscita di Armani/Dell’Orco dal basket. Nel senso che rappresenta un forte cambiamento esterno che catalizzera’ offerte serie e competitive per una cessione, forse le migliori offerte che Armani potrà’ ricevere nel prossimo decennio.

      Oaktree per esperienza di lavoro personale funziona con meccanismi d’investimento non necessariamente in linea con l’opportunità’ (entrano su loan defaults e convertible più’ che per investimento diretti di lungo come red Bird), ma il punto rimane: ci sono dozzine di hedge funds in USA, Asia e UA che stanno guardando a clubs europei per ricapitalizzazioni o diretti “buy outs”, quello e’ un discorso e un’attività’ che e’ in essere da 4-5 anni, quindi non ci saranno problemi di potenziali investitori.

      La domanda vera e’ il ruolo che Messina potrà’ ricoprire per Milano nella transizione. E’ possibile che riesca a vendersi il passato e relazioni con la lega per rimanere anche in caso di cambio di proprietà’, almeno in principio. Forse non come head coach (sua decisione, e penso che molli alla fine di quest’anno perche’ stanco) ma come GM. Penso un ruolo di GM in un progetto NBA Europe sia per lui una ghiotta occasione manageriale cui fare’ fatica a dire di no in principio. Meno protetto pero’ in caso di assenza di risultati, nello scenario di una proprietà’ finanziaria.

      Il vero salto nel caso in cui un fondo venisse a acquisire la proprietà’, e’ che automaticamente l’organizzazione viene possa sotto “stress” per generare risultati in 3 anni minimo. Motivo: il circolo virtuoso degli assets sportivi parte da competitiva’ sul campo, che genera affluenza in arena, incremento sponsorships e valorizzazione mediatica. Non funziona piu’ l’ottica vecchia di Armani che valuta l’attività’ sotto gli aspetti del branding di marchio…quello in caso di un hedge fund e’ totalmente irrilevante, quindi: o vinci o cedi. A volte vinci e cedi…..Ma vincere dove conta non e’ piu’ un obiettivo secondario (LBA diventa irrilevante in quanto non genera ricavi sostanziali, quindi verrebbe de=prioritizzata, se non usata quasi come terreno di training per giovanili e seconde linee)

      Un saluto

      Mauro

  3. visto la manita presa dall’inter con il psg……….ed il milan delle vecchie glorie non cambierà molto, al milan modric all’olimpia dunston, ma magari verrà carmelo anthony.

  4. Interessante sicuramente ma ancora tanti punti interrogativo tipo, Milano quale palazzetto utilizzerebbe? Sarà la volta buona che omologheranno Santa Giulia? Regole e dimensioni di campo fiba o NBA? Contratti e stipendi e distribuzione dei ricavati? Come verrà introdutto un eventuale draft, pilastro fondamentale per il mantenimento del sistema basket (ma non solo) Usa?

    1. Mi permetto di offrire un paio di pensieri aggiuntivi al tuo commento da sopra, nel caso utili per qualche riflessione addizionale.

      Le risposte alle tue domande da parte di NBA e investitori sarebbero le seguenti a livello pratico…

      L’approccio di fondo: Si comincia con quello che ha (Milano come altri mercati in considerazione da parte di NBA) e si costruisce nel tempo.

      NBA ha orizzonti lunghi di ritorno, Red Bird e altri fondi hanno fondi con finestre di 5-8 anni, e nuovi fondi raccolti in scadenza (che assicurano un costante operato di investimento e ownership)….in “start up” mode quello che esiste e’ piu’ che sufficiente per dare una piattaforma di sviluppo, non e’ necessario avere tutto risolto alla virgola al momento di partenza.

      Mi spiego: parti con un modello ibrido (passato + tweaks modelli USA), e lasci aperture per miglioramenti nel tempo. Nel senso che in seguito il piano (e regole) verrebbero allargate e uniformate: arene nuove verrebbero costruite (con brand nba hai quasi garantiti gli afflussi di capitale real estate), regole di lega su distribuzione di ricavi possono funzionare inizialmente su un ibrido dell’esistente con qualche uniformazione al modello di business NBA. Il draft non penso sia una grossa preoccupazione inizialmente essendo NBA Europe almeno inizialmente una lega separata. Il punto di fondo qui e’ semplice: i risvolti pratici non sono cosi’ difficili da risolvere quando hai un orizzonte di 10 anni e flussi significativi di capitale in arrivo.

      Piu’ importante invece nel breve e immediato e’ garantirsi l’appoggio di un nucleo di club in grado di offrire un prodotto di qualita’sin da “Day 1”. Quello che la NBA non puo’ permettersi e’ un passo falso sulla qualità’ della lega, in termini di 1. atleti (livello, reputazione, branding), 2. reputazione del club (storica e di mercato). 3. livello della competizione. Su quello non possono tappare all’uscita dai gates, sarebbe difficile e costoso recuperare nel caso di un fallimento anche parziale su anche una di quelle dimensioni.

      il resto e’ di facile risoluzione seguendo gli organici step di espansione.

      1. Ti ringrazio per la risposta Mauro! Ci tengo a precisare che la mia non è affatto una osservazione polemica anzi tutt’altro! Da tempo sostengo che il prodotto Euroleague non sia più sostenibile, da un punto di vista economico (basta vedere i premi appena annunciati), passando per quello qualitativo, dove non solo mi riferisco all’aspetto puramente tecnico del gioco, ma anche lo spettacolo globale offerto, vedasi ottemperanze del pubblico, tempi morti biblici, challenge totalmente inutili, confusionari e per nulla risolutivi.
        La mia era pura curiosità per capire come si svilupperà (se così sarà) il progetto NBA Europe.
        Rimane il fatto che una delle cose che negli states permette ciclicamente di mantenere il livello piuttosto omogeneo tra le franchigie è il draft ed ad oggi mi risulta difficile capire come possa essere applicato da noi, a meno che le squadre europee non vengano affiliate, allora sarebbe una sorta di G-League più competitiva

      2. Mauro, mi permetto, Lei parla di capitali, non mi pare il milan sia pieno di campioni,,,,,,

  5. Interessante il punto di vista di MauroC che vede i movimenti in ottica futura di business e di spettacolo.
    Chiaramente un approccio completamente diverso rispetto ai tempi di Bogoncelli ed anche di Armani.
    Il criterio di società sportiva non esisterà più così come sta avvenendo nel calcio, le logiche saranno orientate con attenzione rispetto al conto economico.

    Sulla parola “risultati” bisogna intendersi. Mi domando : è un risultato una vittoria in Europa? e’ un risultato un palazzetto luccicante con bar e ristoranti pieno di 20.000 persone? è un risultato la crescita del movimento italiano del basket?
    Leggendo MauroC credo che il terzo punto non sarà più considerato un obiettivo. Chi se ne frega dei vivai e delle società sportive collegate. L’importante è spettacolo e vittorie per soddisfare gli azionisti e non i tifosi.

    Se questo ragionamento si rivelerà corretto penso ai commenti di questi anni dello zoccolo duro dei veri tifosi che capiscono di basket e che guardavano con fastidio Assago pieno di famiglie. Spazzati via a rimpiangere Proli e Dell’Orco. Spiace ma il mondo avanza verso il sol dell’avvenire che ultimamente mi sembra abbastanza nuvoloso.

    1. Se posso permettermi la crescita del basket italiano negli ultimi anni non è che sia stata all’altezza dei decenni precedenti, ed i nostri vivai hanno prodotto ben poco di qualitativo a livello internazionale; adesso qualcosa si muove, ma siamo comunque molto indietro rispetto a superpotenze giovanili come Francia, Spagna, Grecia, Turchia, Germania…
      Non capisco quindi perché dovrebbe venire meno questo aspetto, anche perché ad aderire al progetto dovrebbe essere Milano e forse Roma, non tutto il movimento italiano, ed ad ogni modo non credo che si decida di cancellare totalmente il basket giovanile, che al contrario potrebbe avere una spinta notevole se il modello prenderà piede.
      l’NBA ha sempre avuto molta considerazione per prospetti giovanissimi anche se non avevano ancora dimostrato nulla, ed il draft ne è l’esempio più evidente oltre ovviamente alla presenza delle leghe di sviluppo. Mi chiedo però come possa venire applicato da noi e da qui difatti nasce la domanda rivolta all’ottimo Mauro

  6. PER costruire un palazzetto da 20000 persone e ristoranti ci vorranno venti anni,,,

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