
Uno dei giocatori più attesi della nuova annata dell’Olimpia Milano è sicuramente Lorenzo Brown. Il suo compito sarà quello di guidare la squadra biancorossa in regia, portando la sua esperienza e capacità di vincere. “Sono molto entusiasta di giocare con giocatori di grande esperienza – le sue prime parole in biancorosso – un grande allenatore ed una grande società. Abbiamo tutto per provare a vincere”
Le richieste di Ettore Messina: “Ho parlato con lui tutta l’estate. Mi ha chiesto di essere me stesso ed aiutare i ragazzi più giovani, con leadership. Ovviamente mettendo grande energia e giocando duro”. Il playmaker ha avuto tanti allenatori di alto livello: “Sono persone molto differenti tra loro. Magari con la stessa voglia in campo, ma con diverse caratteristiche fuori dal campo. Messina è davvero una persona con cui si può parlare tanto fuori dal campo ed avere un dialogo. Può servire anche in campo“.
La combo con Josh Nebo ha fatto sognare il Maccabi qualche stagione fa, ora l’idea è replicare l’intesa anche a Milano: “Ho visto Josh nelle ultime settimane, mi è sembrato ancora più atletico rispetto al Maccabi. E già allora lo era molto. L’ho visto molto affamato, dopo le sfortune dell’anno scorso, con voglia di crescere. Per quanto riguarda la squadra, rispetto a quel Maccabi, qui c’è più esperienza”.
Sarà una stagione molto faticosa, con un’Eurolega allargata: “Sarà un anno lungo, con più squadre e ancora più talento. Noi abbiamo solo un obiettivo: stare assieme, giocare di squadra e imparare uno dall’altro”. Per provare ad arrivare a fine stagione celebrando un risultato importante.

Il nostro primo quintetto è veramente forte, una gran bella squadra, di talento ed esperienza: in Europa secondo me può fare più che bene, ambire certamente ai po.
Anche alcuni cambi non sono niente male, a livello di cambi – Bolmaro, per me anche Brooks – ma a me pare di aver notato, nelle due misere partite che ho potuto vedere finora, un campione certamente troppo ristretto per essere significativo, però mi pare di aver visto che i quintetti altri rispetto al primo, con soluzioni varie, anche conservando qualche titolare, non funzionano come il primo.
Proprio non riescono ad eseguire lo stesso piano di gioco. Quasi come fossero un’altre squadra.
Questo un po’ mi allarma.
Allora viene qualche dubbio sull’organizzazione del gioco, sulla creazione del gruppo, sulla compattezza delle scelte indipendentemente dai protagonisti in campo: certo è il lavoro che si sta facendo adesso e che si farà almeno per tutta la prima parte della stagione, ed è ovviamente troppo presto per giudicare, ma le passate Milano di Messina non offrono grande consolazione rispetto alla capacità di amalgamare i quintetti, di gestire bene risorse e minutaggi dei protagonisti e degli altri, di vedere in campo un’organizzazione di gioco forte che sia un’identità della squadra.
Penso all’Olympiacos per fare solo un esempio, che è quella chiunque di loro sia in campo.
I talenti individuali che abbiamo, fanno molto bene, ma per portare avanti una stagione lunga come questa, serve una mano che sappia creare un’identità di gioco e uno spazio d’espressione adatto alle capacità di tutti.
Se lo staff sarà capace di farlo, per me non è difficile aspettarsi una grande stagione.