
Amedeo Della Valle è stato ospite del BSMT di Gianluca Gazzoli. E ha parlato anche di Olimpia Milano. Questa la trascrizione di Pianetabasket.
SU OLIMPIA MILANO
«Io ho fatto quattro anni a Reggio Emilia, passai da una università che aveva 70mila studenti a un paesino di Reggio Emilia dove vedevo signore andare a fare la spesa. Il college ti porta fuori dalla normalità. Ma a Reggio ho fatto quattro anni fantastici, è stata una tappa molto felice. Poi ho deciso di fare il salto a Milano, pensavo fosse il momento sia a livello tecnico che economico. Il primo anno è stato difficile, è finita un’era con l’uscita di Proli e l’arrivo di Messina dall’America, che per altro mi aveva appena tagliato dalla Nazionale. Io avevo già le valigie pronte, ma mi disse che credeva in me: è stato il primo ad avermi dato una realtà opportunità per giocare in EuroLega. Giocavo a volte più che in campionato. Ho avuto la fortuna di giocare con Scola e Rodriguez, due leggende umane. Poi è stato l’anno del Covid: mi ero infortunato al piede, avevo giocato meno. E insieme alla società ho deciso di provare ad andare all’estero».
SU MILANO
«Non è sempre semplice, il palazzetto non è sempre caldo. Si aspettano che tu vinca e vinca sempre. Devi avere un livello di esigenza molto alto per giocare in un posto come Milano. Perché è così complicato per i giocatori italiani? Difficile da spiegare. Tanti giocatori hanno fatto fatica: io giocavo a Milano con Fontecchio, non metteva piede in campo. Nessuno si aspettava potesse diventare questo giocatore, anche se si vedeva che fosse forte e bisognava avere coraggio di buttarlo in campo. Le responsabilità sono sempre nel mezzo, è sempre un po’ e un po’. Non è semplice. Penso che il tipo di giocatori che fanno bene a Milano sono giocatori che già hanno acquisito uno status. Giocatori che magari fanno bene, vanno via, poi ritornano con uno status».

Non che lui sia diventato una stella NBA fuori da Milano, anzi ha confermato in pieno (ad un livello più basso) le criticità, in termini di suo valore assoluto, che erano emerse in pieno durante il suo soggiorno in Olimpia