
Zach LeDay, in una lunga intervista concessa a Eurohoops, ha parlato della perdita del padre e del percorso di ripresa.
Never change Zach LeDay pic.twitter.com/gHitYlWjoX
— Antonis Stroggylakis (@AStroggylakis) January 2, 2025
“Per la prima volta nella mia vita, ero indifeso. Ero impotente”, ha raccontato Zach LeDay a Eurohoops. “Mi ha scosso nel profondo. Mi ha fatto riflettere su tutto: sulla mia vita, sul basket, sul perché gioco a questo sport. Mi sono chiesto se volessi ancora farlo”.
LeDay ha attraversato un periodo difficile, toccando il punto più basso della sua carriera e della sua vita. “Quando arrivi in quel posto buio, uscirne significa affrontare un nuovo livello di difficoltà, di ostacoli. Devi ricostruire da zero, come una casa bruciata. Per me è stata una testimonianza della forza della mia famiglia e di tutte le persone che mi sono state vicine”.
Poi la ripresa, graduale: «Era poco prima di prendere un aereo per tornare a Belgrado e finire la stagione. Abbiamo avuto una grande riunione di famiglia. Non mi avevano mai visto così emozionato. Dopotutto, sono sempre stato un tipo grande e forte, giusto?
Quella riunione è stata carica di emozioni, un momento di pura commozione. Abbiamo pianto tanto. Mia madre è sempre stata la mia roccia, il mio punto fermo. Tutta la famiglia si è riunita, e devo dare merito a loro per essermi stati vicino, per aver parlato con me e per avermi sostenuto. È stato un momento simile ad altre riunioni di famiglia nei passaggi chiave della mia vita: quando ho lasciato Dallas per la prima volta, quando sono andato al college, quando sono arrivato in Europa. Mi hanno detto chiaramente: “Devi farlo. Tu sei la nostra roccia. Sei tu il ragazzo”.
Era come se tutti mi stessero guardando mentre mio padre era lì, con quei tubi che gli uscivano dal corpo. Tutti aspettavano di vedere cosa avremmo fatto, quale sarebbe stata la nostra scelta. Abbiamo parlato. Come ho detto, ero al punto più basso della mia vita. Ed era arrivato il momento di tornare e ricostruire. Ricostruire ciò che era andato perduto. Ricostruire me stesso. La mia casa. Quella casa che era stata bruciata. E ho capito che per farlo, dovevo alzare l’asticella e fare un salto di livello.
Sono sempre stato grato e fortunato di poter giocare a basket. Ma quando vivi esperienze così forti, impari ad apprezzare ancora di più i piccoli momenti.
Abbiamo appena affrontato una settimana intensa in trasferta, tre partite consecutive: Germania, Lituania, Sardegna. A un certo punto mi sono reso conto che eravamo stati via per sette giorni, sempre in movimento. Eppure, mi sono svegliato sentendomi grato. Ho detto una preghiera e ho capito quanto sia importante apprezzare le cose semplici. L’opportunità di imparare. Ogni lezione, ogni esperienza. Spesso si danno per scontate troppe cose.
Quando qualcosa ti colpisce nel profondo, torni alle radici, diventi più consapevole e più grato. Per tutto. Per il viaggio. Per il processo. Per ogni passo lungo il cammino.
Tornare per finire la stagione è stato per me un atto di ricostruzione. Un nuovo inizio, dentro e fuori dal campo. Una nuova mentalità, nuove fondamenta. Ho cambiato il modo in cui vedo il gioco. Perché sono ancora un guerriero. Voglio ancora essere il migliore. Voglio vincere l’Eurolega. Questo è il mio obiettivo più grande. L’ho detto forte e chiaro. Voglio far parte di una squadra campione d’Europa, voglio vivere quella sensazione. E combatto per questo ogni giorno. Ci metto il mio corpo e la mia mente, senza risparmiarmi mai».
