
Kevin Punter potrebbe essere disponibile sul mercato la prossima estate, e l’Olimpia Milano potrebbe tentare un affondo per riportarlo in biancorosso. Secondo quanto riportato da Mundo Deportivo, il Barcellona sta attraversando una crisi finanziaria profonda, che mette a rischio la permanenza di diversi giocatori della sezione basket.
Il club, infatti, ha imposto un blocco economico totale, congelando ogni possibilità di nuovi investimenti e complicando anche le operazioni di rinnovo. Tra i giocatori in scadenza c’è proprio Punter, il cui contratto terminerà a giugno dopo aver firmato la scorsa estate per una sola stagione.
Il suo futuro è incerto e, con il Barcellona impossibilitato a definire il budget per il 2025/26, diversi club europei potrebbero farsi avanti. L’Olimpia Milano osserva con attenzione la situazione, consapevole del valore dell’ex Partizan e del legame speciale che lo lega alla piazza milanese.
Punter è stato uno dei protagonisti della storica Final Four di Eurolega del 2021 con la maglia dell’Olimpia, contribuendo al terzo posto finale dopo la semifinale persa contro il Barcellona. Il suo addio nell’estate 2021, dopo una stagione di consacrazione, ha lasciato il rimpianto tra i tifosi. Con Milano alla ricerca di un giocatore in grado di riportare la squadra tra le grandi d’Europa, e alzare il livello del reparto esterni, il suo nome potrebbe tornare d’attualità nelle prossime settimane.
Ettore Messina, che conosce bene le qualità dell’americano, potrebbe valutare un tentativo per quello che sarebbe un ritorno clamoroso. Il mercato è ancora lungo, ma se davvero Kevin Punter sarà disponibile, l’Olimpia potrebbe provare a riportarlo a casa.

Basta pagare e tornerebbero tutti. Altro che legame speciale con la piazza di Milano.
soprattutto con punter.
Se lo prenderanno Oly, Fener o Monaco, tutti club con budget illimitato.
Tornasse a Milano, non mi strapperei i capelli di sicuro.
Cosa ci sia di così clamoroso parlando di un atleta che dal 2016 (Lavrio)al 2025 ( Barca)ha cambiato ben 10 squadre sarebbe veramente interessante capirlo.
Ma andiamo oltre,nessuno contesta il legittimo diritto di questo signore di monetizzare al massimo la sua professionalità,tutti noi nel nostro piccolo lo facciamo quotidianamente,non si vede perché non dovrebbe farlo lui.
Nessuno dubita le qualità tecniche di questo atleta, certamente un’eccellenza in Europa nel ruolo ma mai veramente decisivo ( salvo in alcune brucianti sconfitte)e con un testa non sempre in linea con il buon senso ( vedi rissa contro Real costata cara al Partizan).
Personalmente non lo rivorrei mai più a Milano ma dubito comunque che ritornerà dalle nostre parti anche perché la doppia nazionalità,ed un robustissimo ingaggio,a mio avviso lo riporteranno dalle parti Belgrado,poi da vedere su quale sponda anche se ci penserà 1000 volte prima di andare alla Stella Rossa perche’ lì su queste cose non scherzano troppo.
Ma parlando di Olimpia futura io continuo a pensare che non sarebbe comunque questo il primo ruolo da coprire in vista della prossima stagione,e che uno come per esempio Carsen Edwards sarebbe ben più necessario di lui.
In ultimo due righe giusto per farci qualche risata: sono andato a rivedere lo score di Lo quest’anno al Paris.
Siamo ben lontani dai numeri clamorosi di Shorts ma neanche troppo da quelli ottimi di Hi-fi,alla fine si parla pur sempre di una decina di punti a partita in Europa e se non ho fatto male i conti con solo 3 partite saltate in tutto il torneo.
Mi sto sempre più convincendo che l’aria di Milano faccia veramente male alla salute di troppi atleti.
Forse ti incuriosira’ sapere che qualche anno fa, quando ancora lavoravo come advisor nel settore, fu commissionato uno studio di 18 mesi (segmentato per team appartenenti a una nota lega professionistica) per stabilire la relazione fra “stato mentale” (ulteriormente segmentato in vari gradi di “salute” da un team di professionisti psicologi) e infortuni.
Fu proprio studiata la variabile infortuni perche’ non opinabile (rispetto al concetto di performance che sarebbe stato piu’ soggettivo e potenzialmente inficiato da altre variabili).
Bene, fu scoperto un altissima correlazione fra la volatilità’ dello stato mentale (da positivo a varie gradazioni “depressive” misurate a fasce progressive) e significativi infortuni fisici comprovati medicalmente.
In pratica partendo a inizio di stagione su uno stato neutrale (e in alcuni casi mentalmente positivo per alcuni), oltre livelli di scostamenti elevati in “basso” (sintomi depressivi, anche leggeri) scattava un rischio infortuni che si elevava esponenzialmente (fino a 4 volte).
La conclusione (che a molti “head coach” cui fu presentata risulto’ “sorprendente”) e’ che al crescere dei gap emozionali verso la depressione (anche leggera), cresce esponenzialmente (quindi molto piu’ velocemente) il rischio di infortunio. Chiaramente il potenziale di cadere in uno stato anche leggero di depressione puo’ essere legato anche a fenomeni personali e non di ambiente (squadra, spogliatoio, allenatore) e non si applica a tutti nello stesso modo, ma a valle di quei risultati si puo’ assumere con maggior certezza che gli aspetti emozionali di team possono avere riflessi notevoli sulla salute fisica (infortuni) e gli standard di recupero (non solo da infortunio, ma anche da fatica).