Nico Mannion, il gioiello da maneggiare con cura… che ha cambiato l’Olimpia

Alessandro Maggi

Dentro Nico Mannion, il giocatore che ha cambiato l’Olimpia. Dalle parole di Massimo Zanetti ad un gioiello che resta da maneggiare con cura

Nico Mannion

«C’era molta attesa su Nico, non era facile dominare la tensione. Invece mi ha colpito la sua freddezza. Ha solo 20 anni ma gioca come un veterano. Mi piace perché è un giocatore straordinario e un bravissimo ragazzo»

«Mannion è stato grandioso, deve giocare anche in Virtus così. Probabilmente dopo che è stato male, deve ritrovare confidenza con il campo. Più gioca, più migliora».

Parlava così di Nico Mannion, tra il 2021 e il 2022, Massimo Zanetti, presidente della Virtus Bologna. E sicuramente, da allora, il numero uno della Vu Nera non ha mai davvero cambiato idea. 

Quando il club bianconero, Campione d’Italia, firmava Nico Mannion dopo Tokyo, l’Italia sognava l’accoppiata con Alessandro Pajola come un rinascimento del basket nostrano.

Le cose andarono diversamente, per tanti motivi, ma il “Red Mamba” era al centro di tanti pensieri, anche di Olimpia Milano, anche di Ettore Messina, che pur non poteva garantire spazio in una squadra che in regia partiva da Sergio Rodriguez e Malcolm Delaney.

Da quello scheletrico profilo, ombra su luce, a bordo campo a oggi, di tempo ne è passato. Ettore Messina non ha dimenticato, e quando l’urgenza chiedeva play dagli Stati Uniti, la scelta è stato Nico Mannion.

E Nico, in Europa più che altro, ha avuto un impatto clamoroso. Sette gare giocate, sei vittorie, cinque in doppia cifra, 10.4 punti di media con soprattutto 5.4 assist.

Non poteva d’altronde essere un giocatore come gli altri, parlando di 18 gare in LBA con Varese a 20.3 punti di media e 6.6 assist (secondo assoluto), e di un ragazzo bocciato a Baskonia sì, ma non dal club, quanto da Dusko Ivanovic.

Anche qui, i numeri: cinque gare per iniziare con Penarroja, 13 punti contro il Real e 17 con il Pana, poi 23’ totali nelle tre gare successive sino al silenzio.

Treni che passano, quello di Milano per ora preso in tempo, correndoci dietro un po’, ma non troppo. Il classe 2001 è premiato per la sua diversità: ha un primo passo fulminante, sa arrivare al ferro, ha una visione di gioco lineare ma ampia.

Nikola Mirotic, tanto per intenderci, con lui è andato in doppia cifra in sei occasioni su sette, quattro volte sopra i 20 punti. Contro il Maccabi si è preso il quintetto iniziale, per la prima volta in carriera in EuroLeague, e lì è rimasto.

Perchè rispetto a Neno Dimitrijevic, può giocare in qualunque quintetto: più attento, quanto meno, in difesa.

Il padre Pace, bandiera canturina, ha ormai il biancorosso dentro, figura riconoscibile sugli spalti del Forum. Così come la focosa madre Gaia, bellicosa, in passato, quando tirata in mezzo sui social.

Lo avevamo detto, Nico Mannion era un gioiello da maneggiare con cura. Scritta “fragile”.

Lui ha mostrato di essere ben più resistente, ha cambiato improvvisamente l’Olimpia, ma resta da maneggiare con cura. I tempi più bui arriveranno, come accade a tutti. Ma non si dimentichi il punto ora assodato: Nico Mannion vale l’EuroLeague. 

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