
«Giocatori e Messina. L’Olimpia è a un bivio. Serve una reazione» titola la Gazzetta dello Sport oggi in edicola a pagina 39.
Così, nel suo commento, Antonino Morici: «Responsabilità condivise, qualità nelle scelte, capacità di far pesare il valore tecnico dei giocatori, questo è il lavoro che spetta a Ettore Messina – che oltre a essere l’allenatore è anche President of basketball operations – e soprattutto ai giocatori, quelli che vanno in campo. Dopo due stagioni chiuse al 12° posto l’Olimpia deve a se stessa qualcosa di meglio».

Ma chi ha stabilito che siamo ad un bivio? No, perché dalla società tutto, come sempre, come al solito, tutto tace…..keine probleme; i problemi di questa gestione tecnico societaria li abbiamo solo noi appassionati, attoniti di fronte al loro immobilismo, alla loro inazione, al loro esserci, ma, sostanzialmente non esserci; qualcuno conosce un indirizzo dove andare a bussare per trovare la società Olimpia Milano?
Sono quasi tre anni – (“Minghia, ce anni!” cit. da Mediterraneo di Salvadores) 😀 – che leggiamo nelle grandi testate che Messina è in bilico, poi da 3 anni non succede niente.
Così fanno il loro lavoro di segnalare che qualcosa non va, ma in modo soft, non si sa mai.
Roba inutile.
Ho visto ieri sera uno spettacolo per il basket, Parigi contro Zalgiris, con due meravigliosi folletti in campo, Francisco da una parte e TJ Shorts dall’altra!
La domanda è: come mai Parigi appena arrivata è in grado di pescare un giocatore così sconosciuto e così decisivo? – sono al terzo posto con altre 4 squadre, tra cui il Pana.
E come mai anche Trinchieri a Kaunas è riuscito a fare lo stesso?
Domande retoriche, ovviamente.
Posso capire che un grosso progetto di basket a Parigi sia molto attraente per un giocatore, e che la culla Lituana abbia un forte potere di attrazione, ma chiedo, come avrebbe potuto fare il giornalista: perché, Milano non avrebbe lo stesso potere?
È che non li vediamo, nonostante lo staff ultradimensionato, o è che non ci vogliono venire?
O tutt’e due?
“Minghia, ce anni!”.
La risposta alla tua domanda su Parigi e Short: David Khan in primis, Tiago Splitter in seconda battuta. E a complemento Erich Schwartz per far girare il piano pluriennale.
Mi spiego per chi non conosce la realtà’ americana: David Khan ex Minnesota Timberwolves, con grande profonditi’ di conoscenza e relazioni nel mondo NBA e internazionale, tanto sotto il profilo di scouting che in quello di deal making. Estremamente rispettato e con tentacoli ovunque, e grande basketball mind.
Tiago Splitter: coach giovane e “players coach” e una basketball mind moderna, che i giocatori seguono perche’ vicino alla loro sensibilità. Si proverà’ con il tempo ma la sua partenza e’ stata formidabile.
Eric Schwartz, ex Goldman Sachs, fa girare le redini finanziarie raccogliendo capitali via operazioni di credito e attingendo a hedge funds e private equity internazionale. Garantisce scalabilità’ di piano a lungo termine.
E’ un po’ dove lo sport si sta muovendo: general management di mezz’eta’ che sa navigare i trend di players operations, menti finanziarie argute e in contatto con liquidita’ facile che sta affluendo in business sportivi a una velocità’ impressionante per coprire budget e costi in espansione. Coach giovani che sanno interpretare il basket moderno con una mente fresca, senza legacy di approcci obsoleti (vd zoom, motion offense e via di seguito).
Non sempre funziona, ma Parigi e’ un ottimo esempio di come le cose possono girare bene, senza budget straordinari e quasi da subito.