
La vittoria nel derby italiano contro la Virtus ha portato un po’ di serenità nell’ambiente Olimpia Milano, attesa ora dalla sfida sul campo della Dolomiti Energia Trentino. La squadra di Paolo Galbiati è capolista imbattuta del campionato, con cinque vittorie in cinque gare, mentre in Eurocup ha vinto due gare su sei ed è reduce da un ko in volata sul campo di Ulm.
Resta l’emergenza sotto canestro per i biancorossi, dove sono ancora fuori David McCormack ed Ousmane Diop. A cui si è aggiunto Josh Nebo, per un dolore al braccio destro provato nella gara di giovedì. Sempre fuori anche il grande ex Shavon Shields e non ci sarà nemmeno Neno Dimitrijevic (pollice della mano). Servirà attendere per la prima di Nico Mannion: se anche venisse annunciato dal club nelle prossime ore, i tesseramenti per questa giornata si sono chiusi giovedì scorso alle ore 12 e, dunque, potrà fare il suo esordio solo contro il Real (giovedì) in Eurolega e Venezia (domenica prossima) in campionato. Tornerà in panchina invece Ettore Messina, dopo tre gare di assenza.
La squadra di casa, attesa da un PalaTrento tutto esaurito già da un po’ di giorni, avrà solamente l’assenza del lungodegente Denis Badalau, che starà fuori ancora un po’ per un infortunio all’anca. Per il resto, i bianconeri si presenteranno con il roster già visto nelle prime giornate di LBA.

Neanche due mesi di stagione e si è già giocato più di metà delle partite con due o più titolari fuori e/o un intero reparto appiedato da infortuni nella maggioranza dei casi traumatici (così salviamo dal linciaggio settimanale il povero Danesi). Una tale sequela di infortuni sarebbe gestibile da chi ha una rosa profondissima e di livello equilibrato come le prime 6/8 di Eurolega, ma purtroppo per l’Olimpia perdura da tre anni, rende difficilissimo trovare continuità tecnica soprattutto per i nuovi e costringe molti giocatori a over performare fuori ruolo rischiando a loro volta di farsi male soprattutto in Europa dove la fisicità sale moltissimo. Da che seguo il basket non ricordo una squadra con tre quarti del reparto lunghi rotto dopo dieci partite. Ma non ricordo nemmeno una tale sequela di pseudo tifosi e pennivendoli vari a fingere che questo aspetto sia irrilevante (e di questo dobbiamo ringraziare i social).
Poi c’è chi ha il coraggio di criticare il roster lungo (che lungo non è perché gli italiani sono costantemente al di sotto del livello degli stranieri).
Infatti, da quanto merdina è sulla nostra panchina? 🤣🤣🤣
Per le ultime 2 righe temo che tu abbia problemi nel vedere le partite, proprio nei lunghi nelle ultime partite – con Fioretti – si è ben visto che gli Italiani non sono inferiori agli stranieri. Basta farli giocare, magari liberi dallo stress del cambio sistematico al primo errore. Se la regola del cambio valesse per tutti Shields e Mirotic sarebbero un campo 5 minuti a partita ad esempio.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Per loro Messina è la causa di tutti i mali e poco importa se in Europa gli arbitri permettono ai fabbri di prevalere sulla tecnica e ogni maledetta partita c’è chi si fa male.
Ecco pronto l’ennesimo alibi per il tuo pastore. Alla tua ignoranza non c’è limite.
Parlando di infortuni ciclici credo che in futuro una seria e profonda riflessione andrà fatta pure su uno dei nostri due giocatori migliori.
Non ho dati specifici in mano e certamente gli infortuni “ di gioco” sono diversi da quelli “ muscolari” ma le costanti che riguardano Shavon sono oramai una estrema fragilità atletica ed una palese involuzione del gioco che rende ( purtroppo)di fatto piuttosto deleteria addirittura la sua presenza in campo.
Stiamo parlando di un giocatore che io apprezzo moltissimo pure votato nel secondo quintetto di Eurolega ed inferiore solo al miglior Clyburn ( pure lui in firma discutibile),dunque un atleta che da solo può farti vincere pure una partita se in giornata.
Malauguratamente questo suo mood consolidato di unico accentratore del gioco della squadra e’ la costante che vediamo oramai più di frequente senza che le vittorie lo siano altrettanto,e solo la presenza di Messina a Milano, che lo asseconda in maniera ( a mio avviso) morbosa ,ne garantisce la sua presenza in biancorosso,perché con un altro tecnico la situazione potrebbe decisamente prendere pure un’altra piega.
Mi duole dirlo ma sono arrivato al punto da non considerarlo più centrale nel nostro progetto se le cose non riprendono il giusto verso e lui non torna ad essere un fattore veramente determinante per i nostri colori.