
Leandro Bolmaro, play argentino di Olimpia Milano, prepara il via della stagione su Tuttosport con Piero Guerrini. Ecco alcuni passaggi della sua intervista.
SULLA STAGIONE
«Io penso che possiamo fare molto bene, abbiamo una squadra completa a bilanciata, che ha margine e con il lavoro quotidiano può crescere tantissimo. L’Eurolega è lunga e dipende da tanti fattori, ma l’obiettivo è lottare ogni partita per agganciare i playoff. E una volta nei playoff giocarcela per raggiungere la Final Four. Insemina, nessun programma, ma lottare ogni partita. Un passo alla volta. In Italia invece Milano parte sempre per vincere».
SUL SUO RUOLO
«Un playmaker, certo devo migliorare come detto nella continuità, nelle scelte, ma sono un playmaker».
SU NIKOLA MIROTIC
«Gli devo molto, è vero. È stato ad accogliermi e presentarmi a compagni della prima squadra, mi ha aiutato. Avevo 18 anni. Io faedo sempre quello che lui mi dice, perché so che è la cosa giusta da fare. Mi ha sempre sostenuto, mi ha dato fiduda e continua a farlo. E poi è un giocatore straordinario».

E io sono alto 2,15! 😀
Anche secondo me sei alto 2.15
Ormai siamo al negazionismo conclamato. Hai scordato di dire che ovviamente è stato Messina a plagiarlo, compromettendogli la carriera solo per obbligarlo a guardarsi allo specchio ripetendo “Sono un play” fino a convincersene. Il Mullah Messina. E pensare che tu sei convinto di essere un fotografo…
Non e’ poi così importante (al giorno d’oggi) che il suo gioco collimi esattamente con le definizioni canoniche e storiche di cosa sia o non sia un “play” (in NBA difatti nel 2024 se parli di “playmaker” ti guardano con gli occhi strabuzzati senza sapere di cosa tu stia parlando).
Il vero punto a mio avviso e’ tecnico e di polso. Tecnico sul quanto impiega a impostare il flusso e da dove, da come legge le uscite e le gestioni di screens e pick and roll, e da come farà circolare l palla in scarico.
Caratterialmente e di polso, sarà da vedere con che continuità saprà salire in cattedra e guidare la squadra in momenti caldi (se gli verrà data questa responsabilità che a mio avviso cade su SS e Miro però), e controllare il ritmo e i bilanciamenti attacco e difesa. Messina spesso chiama i “set” offensivi (e difesa) e condivide (controlla) con i suoi “play” l’aspetto strategico dal campo molto strettamente.
Che quel ruolo lo chiami “guard” o “playmaker” nel sistema Messina (come in tanti altri) poco importa. Può essere fatto da un (1) (in impostazione in flusso) o (2) (guardia a supporto, tiratore o slasher che sia).
A occhio penso abbia qualità eccellenti. Può migliorare nel velocizzare l’impostazione, nel scegliere angoli di attacco del poco and roll, in parte nel tiro (a volte discontinuo). Ha però ottime doti atletiche di penetrazione e sa bene come scaricare.
Per me possono chiamarlo come vogliono, non ha una grandissima importanza la semantica in questo caso.
Ciao Mauro, penso che ti sbagli sull’importanza della semantica… 😀
Play maker, ovvero creatore di gioco, è una funzione specifica del basket, con delle caratteristiche ben definite che non tutti hanno, ed è la parola stessa a indicarlo con esattezza: creatore di gioco.
Hai ragione nel dire che in NBA ormai il nome di questa funzione ha poco senso, ma ti sei chiesto come mai?
Secondo me perché a causa dell’evoluzione tecnica, fisica, atletica e direi anche genetica dei giocatori di quel campionato, ci sono molti atleti che grazie alla potenza atletica e tecnica possono e sanno “creare gioco”.
Lebron e Doncic per dirne solo due, con fisici che da noi giocherebbero in ala, obbligano la difesa a una tale attenzione verso di loro, che facilmente creano gioco per gli altri, anche grazie alla propria visione, ovviamente, perché se non marcati con attenzione sono in grado di andare a canestro da soli.
In questo senso anche un Antetokoumpo è un “creatore di gioco”, per l’obbligo che impone alle difese di controllarlo, per la capacità di partire da centrocampo palla in mano creando guai.
E ce ne sono tantissimi in NBA che possono creare per sé dal palleggio, al punto che la figura tradizionale del play maker ha perso di senso linguistico e tattico non tanto perché non serva, ma perché oltreoceano il gioco può partire da tante mani e da tante altre posizioni che non siano quella centrale del play.
Da noi invece il gioco è molto più strutturato, perché non abbiamo l’esuberanza fisica e atletica che da loro domina.
Il creatore di gioco quindi non solo mette la squadra in ritmo e detta i tempi, ma dev’essere capace di creare quei vantaggi di cui poi beneficerà la circolazione di palla, perché da noi solo raramente c’è gente in grado di andare al ferro ovunque e comunque.
Il senso del gioco è molto più schematico, richiede quindi un organizzatore.
Dunque in Europa la “creazione di gioco” ha un significato collettivo, o molto più collettivo di quanto non sia in NBA, se vuoi, ma un collettivo che si poggia su un perno centrale che permette a tutto il movimento di funzionare, perché creati i vantaggi ci vuole l’attitudine di chi sa vedere dove si siano liberati gli spazi e abbia il tempismo di servirli.
Si può migliorare un po’ in queste qualità, ma per la maggior parte sono innate, sono “di ruolo”. E si vede.
Basta guardare qualsiasi partita NBA e EL, dopo magari averne viste tante, per accorgersi di questa differenza essenziale del basket europeo vs quello americano.
(E non a caso, aggiungerei a latere, Doncic che non ha atletismo ed è fisicamente impacciato, domina il gioco lo stesso, contro ogni previsione, perché “vede” e “ha i tempi”, anche contro avversari che atleticamente e fisicamente lo sovrastano.
Eppure lui trova sempre quello che serve a se stesso o alla squadra. Formazione europea.
Quindi il significato di play making in NBA si sarà esteso al punto da comprendere tanti ruoli, fino a fargli perdere il senso che invece da noi ha ancora, e molto forte, come ti hanno dimostrato Llull e Rodriguez alle ultime finali, che permettono di esaltare tutti gli altri talenti che ci sono in squadra.
E solo un cieco poteva fare scelte di play making in altre squadre europee che si sono rivelate inconsistenti a un livello che davvero lascia molto perplessi.