La vittoria di ieri sera ha subito invertito il fattore campo e dato all’Olimpia Milano il break. Un punto molto importante, ancor di più essendo la serie quest’anno al meglio delle cinque gare. Ma la finale è ancora lunga dall’essere conclusa ed è già vigilia della seconda partita, sempre alla Segafredo Arena, domani sera alle 20.30. L’EA7 potrà giocare con l’animo sicuramente più leggero e tranquillo, avendo conquistato quel successo esterno obbligatorio per il titolo, e con la possibilità di ipotecare lo scudetto. Un 2-0 esterno, infatti, darebbe a Melli e compagni addirittura tre match point, di cui due interni, per chiudere la serie.
La Virtus avrà certamente voglia di rivalsa e punterà al pareggio, rimettendo tutto in equilibrio, prima del trasferimento all’Unipol Forum. Puntando su percentuali migliori dall’arco, rispetto al 27% di ieri, ma anche cercando di fare un miglior lavoro a rimbalzo. Vedremo se Luca Banchi manterrà le scelte di gara 1, oppure se proverà a rimescolare un po’ le carte, magari inserendo Jordan Mickey nei 12. Non sono attese novità, invece, sul fronte milanese, dove il roster scelto da Ettore Messina per i playoff è ormai quello conosciuto e classico, con le esclusioni di Lo, Poythress e Valentine, oltre all’infortunato Baron.
“In attacco possiamo e dobbiamo fare meglio”, questo il mantra del coach biancorosso, pensando alla seconda sfida di finale. Ieri la classe ed il talento di Shields e Napier hanno tolto molte delle castagne sul fuoco, ma c’è stata scarsa fluidità offensiva, come dimostrano i soli 7 assist, a fronte di 28 canestri realizzati. Non sarà facile replicare il 12/18 da 3 punti realizzato da Milano tra secondo tempo e supplementare, quindi servirà una maggiore circolazione. Anche sperando in una mira migliore dei vari Melli, Voigtmann e Tonut, così come un coinvolgimento maggiore di Mirotic. Per provare un altro colpo e vedere lo scudetto.


Bisogna chiudersi in palestra a lavorare, non c’è altro da fare.
Scusi @Cavagnera: ma perché continuate e scrivere che servirà più fluidità in attacco, dato che non si è mai vista in tutta la stagione?
Milano giova così, senza p&r, con qualche pick and pop e con blocchi usati in alto, lontano dal canestro avversario, solo per agevolare il cambio di lato. Per il resto, qualche tentativo di alto-basso e tantissimi palleggi di Napier e Shields.
Non si è vista fino ad oggi, la fluidità, e non ci sarà nemmeno nelle prossime gare.
Ripetere le strabilianti percentuali da tre sarà impossibile ma magari Melli e Voigtmann (specie se usato come 4 e non come 5) produrranno un po’ di più, compensando i cali di segnature di Shavon e Shabaz. Vedremo
Penso che il messaggio di fondo sia corretto: Milano in Gara 1 ha mostrato il solito attacco statico, con poche idee e sopratutto poco movimento, al di la’ delle solite soluzioni individuali. Ma penso anche che quello sopra di Messina sia un commento superficiale, per dare in pasto ai media qualche banalità’ e togliersi i giornalisti fuori dai piedi.
Mi spiego: sarebbe bello leggere di qualche osservazione un filo piu’ approfondita di cosa Messina intende per un “attacco migliore”. Cerco di essere piu’ preciso: la Virtus ha chiaramente una filosofia e un approccio di attacco, che anche alcuni in questo forum hanno giudicato “godibile” (sopratutto nella prima parte di stagione). Ma cosa vuol dire? Beh, analizzando come Banchi ha impostato la squadra vedo solidi principi di “motion offense” come fondamento offensivo. Su quello ci ha costruito sopra quello che e’ il trend del momento: una zoom offense che si adatta perfettamente a alcune delle guardie che Banchi ha a disposizione. Cerco di essere ancora piu’ specifico: Belinelli, Hackett e Lundberg, che partono da un 5 out, sfruttando staggered screen (Belinelli esce spesso sempre da 2 blocchi per ricevere una palla consegnata) che inizia il processo di movimento continuo che da’ varie opzioni. La consegna in “zoom” (in pratica chi blocca consegna la palla alla guardia che esce dal pin down) e’ un blocco a steroidi che apre il tiro virtualmente non difendibile. Se non c’e’ quell’opzione si continua sul lato debole, hai l’opzione del roll (o slip screen) e in alcuni casi ho visto l’opzione “wheel” (una ruota sul perimetro) per creare continuo movimento lato debole-lato forte che la difesa fa fatica a controllare. E’ uno degli approcci che vedo Bologna utilizzare. Si base su circolazione, costante movimento, blocchi seri e concreti creati apposti per il personale a disposizione.
Ora, Bologna non ha concretizzato le opportunità’, ha fatto fatica dal tiro (Hackett e Lundberg virtualmente nulli e Pajola non efficiente), ma le fondamenta e l’identità e’ disegnata e visibile. I canestri poi entrano o non entrano, e ieri non sono entrati e la partita e’ stata persa. Zoom, Chicago action, Motion offense, staggered screen (spesso utilizzati da GSW per Curry ad esempio, Bologna li modifica per il Beli) sono principi di basket moderno che Banchi modifica per i suoi ma che parlano di “squadra”.
Milano/Messina la vedo attaccare con principi diversi e strutturalmente piu’ “statici”: 1. Il pick n roll Shield e Melli: spesso fatto sul top, o sul lato sinistro per favorire l’ISO di Shavon uscendo dal blocco. Efficienti quando Shields e’ in serata, e Melli e’ una garanzia quando riceve deep; ma prevedibili e statici quando la difesa si aggiusta., 2. High pick n roll Mirotic Napier: spesso per la penetrazione di Shabazz o per il tre dello stesso, meno frequente lo scarico al pop di Miroptic. Anche qui, poco coinvolgimento degli altri, lasciato all’efficienza dei due., 3. ISO x Shields: tanto palleggio, vari counters per arrivare a uno step back: toglie la carne dal fuoco quando la palla scotta, ma ancora poca partecipazione di squadra. 4. Penetrazioni isolate di Hall o Tonut su scarichi: ce ne sono quando la partita si apre se entra il tiro da tre, altrimenti poco su questa dimensione.
Sarebbe bello che qualcuno spingesse Messina a spiegare cosa intende per “attacco”, al di la’ di predicare “dobbiamo fare meglio”. Cosa si intende per “meglio” in termini pratici, tecnici e specifici? E se non Messina direttamente (perche ciò’ rivelerebbe strategie e impostazioni, se ce ne sono di complesse), sarebbe bello che qualcuno che scrive o commenta in TV abbozzasse ipotesi sulla base di quello che si vede sullo schermo.
Perche’ io al di la’ di quelle 4 opzioni (statiche, semplici e non un granché’ complesse) onestamente non saprei come altro definire l’attacco di Milano.
L’Armani da due anni sta sull’orlo di un precipizio. “Serve un passo avanti”, dice Ettore Messina.
Per precipitare 🤣