Malcolm Delaney, il regista che la storia ha rivalutato

Alessandro Maggi 4

Un capitale sottovalutato, una fondamenta considerata traballante. E invece solida, solidissima. Malcolm Delaney e l’Olimpia Milano

Un capitale sottovalutato, una fondamenta considerata traballante. E invece solida, solidissima. Malcolm Delaney e l’Olimpia Milano, storia di un’incomprensione. Che non passa certo per le azioni dei protagonisti, ma per quella di tifosi e addetti ai lavori.

Le parole di Ettore Messina sono solo l’ennesimo attestato di stima, l’ennesima medaglia per il biennio del play di Baltimora in Olimpia Milano. Che, come tanti artisti del passato, è stato definito dall’assenza. Rivalutato dalla storia.

Delaney ha “ingannato” tutti. I tifosi, che fischiavano. A volte. I quotidiani. Come il Corriere della Sera che il 12 marzo 2022 titolò: «Perchè Messina insiste su Delaney?». Addirittura Sandro Gamba, che lo avrebbe considerato «sopravvalutato».

Non Tommaso Baldasso, che liberato da una Fortitudo Bologna da cui Jasmin Repesa era fuggito fingendo un malessere, entrando alla Secondaria rimase sbigottito: «un giorno potrò raccontare di avere avuto Messina come allenatore ed essermi allenato ogni giorno con il Chacho Rodriguez e con Malcolm Delaney. Suvvia, a chi capita?».

Sia chiaro, tra il bianco e il nero c’è sempre il grigio. L’assenza di Malcolm Delaney è stata la dannazione dei playoff di EuroLeague 2022, contro l’Efes. Ma probabilmente l’innesco per la corsa Scudetto successiva, passata per la totale presa di responsabilità della coppia Melli-Rodriguez, e per il rilancio del fattore-Grant.

Ma quello era il campione che si arrendeva ai segnali del corpo. Che, purtroppo, ne freneranno un rendimento ben superiore. Si parte subito con lo stop in Supercoppa, vinta all’esordio da mvp. A marzo 2021 ci sarà l’intervento al ginocchio sinistro, la nuova infiammazione di maggio, quindi l’infortunio all’anca destra nelle finali Scudetto di giugno.

Campione fragile, ma dai nervi saldissimi. In novembre giocherà sino alla fine con l’Asvel nonostante la lesione al bicipite femorale della coscia sinistra, in aprile 2022 la lesione addominale. «Urlo di dolore, non tocco la palla da tre settimane» confiderà il giocatore, pochi giorni prima della bandiera bianca alzata in maggio.

In tutto questo, vive la grandezza. Determinante nella corsa ai playoff di EuroLeague, devastante nella serie con il Bayern. Delaney è l’intangibile, colui che difende e guida l’attacco. Colui che equilibra e permette a Sergio Rodriguez di dare libero sfogo al talento.

Era quella un’Olimpia che primeggiava in Europa, nella piena assonanza tra giocatore e coach. Malcolm Delaney la sintetizzò così: «Un avversario non può scoutizzarci, e dire che se teniamo uno fuori dal gioco distruggiamo tutto. Perchè noi non abbiamo un sistema basato intorno ad un giocatore. E’ qualcosa di diverso ogni sera».

Sicuramente, da allora, per l’Olimpia Milano la storia in regia è stata molto diversa. In peggio. Anche per l’addio di Malcolm Delaney, il regista che la storia ha rivalutato. 

4 thoughts on “Malcolm Delaney, il regista che la storia ha rivalutato

  1. Aggiungerei un “purtroppo”.
    Perchè tale rivalutazione (non nel mio caso, dato che ritenevo Delaney un giocatore molto forte) avviene a causa del fatto che chi è arrivato dopo di lui l’ha fatto rimpiangere…

  2. Sappiamo che la storia di Delaney a Milano è una sorta di montagne russe, un su e giù di alti e bassi; il fattore vincente e premiante era la presenza del Chacho Rodriguez….mo, non esageriamo con sto Delaney

  3. Delaney sapeva tenere la squadra in ordine, ma poteva anche segnare dal palleggio, aprire spazi, creare vantaggi, e.

    E soprattutto sapeva difendere su qualsiasi play maker avversario, e alla grande.

    C’è stata una differenza grandissima di come girava il sistema difensivo di Messina con lui, che rarissimamente era battuto sul primo passo, e dopo di lui che non ne sono stati presi che potessero fare lo stesso, tranne Grant, e non si capisce perché.

    Cioè si capisce: perché né coach né pobo avevano capito il suo vero contributo, essendo più che altro uomini di marketing.
    Altrimenti avrebbero almeno provato a prendere uno che potesse difendere davvero, e non avrebbero lasciato andar via Grant.

    Il miracolo di un’operazione che porta 10.000 persone a guardare il nulla sportivo.
    Il marketing. Ettore Messina.

    Stupisce che sia apprezzato da una ditta che vive di solo marketing?

  4. Senza nulla togliere, al valore di Malcom Delaney, direi che, è stata la scelta del suo sostituto, più che la storia, a rivalutarlo…

Comments are closed.

Next Post

Dan Peterson nella FIBA Hall of Fame

Coach Dan Peterson è stato ammesso nella FIBA Hall of Fame, classe 2024
Dan Peterson

Iscriviti