La polemica scatenata da Ergin Ataman, allenatore del Panathinaikos, in seguito alla sconfitta casalinga contro l’Aris per 70-73 ha acceso i riflettori sul calendario della Basket League greca. Ataman ha espresso il proprio disappunto per la scelta di programmare la partita alle ore 17:00 di un lunedì, un orario insolito per un match di campionato, specialmente considerando il fitto calendario delle competizioni europee.
Il Panathinaikos, reduce da una partita di EuroLeague contro lo Zalgiris Kaunas il venerdì precedente, aveva cercato di evitare l’impegno di campionato la domenica per garantirsi un maggior riposo. Tuttavia, anche l’Aris era vincolato da impegni in EuroCup, con un match casalingo previsto per il mercoledì successivo contro l’Aquila Trento, motivo per cui la Federazione ha optato per concedere ad entrambe le squadre almeno 48 ore di riposo, seppur scarse.
La sconfitta del Panathinaikos ha segnato un momento critico per la squadra di Ataman, con il coach che in conferenza stampa ha puntato il dito contro l’orario della partita, la gestione del calendario e la performance dei suoi giocatori, definendo tutto quanto “terribile”. Ataman ha sottolineato l’assurdità di giocare in un orario così inconsueto, mettendo in discussione la logica dietro la decisione e lamentando la mancanza di vantaggio casalingo e di tempo adeguato per la preparazione.
La partita ha rappresentato una vittoria storica per l’Aris, che non si imponeva in casa del Panathinaikos dal 25 gennaio 1997, e ha riacceso l’orgoglio dei tifosi, felici per un successo che rievoca le gesta delle leggende Nikos Galis e Panagiotis Giannakis. Questo trionfo, insieme alla vittoria esterna contro l’AEK, ha sottolineato una stagione finora eccezionale per la squadra di Salonicco, che non conseguiva due vittorie ad Atene nello stesso anno dal 1988-1989.

Rimango sempre stupito dalle uscite dei coach europei di fronte alle “difficolta’” di calendario, sopratutto rivolte alle competizioni nazionali (ormai ovunque in fase di ridimensionamento come leghe inferiori), tanto che comincio a pensare sia tutta una mossa mediatica che giustifica altre dinamiche e agende in movimento dietro le quinte. Di solito evito comparazioni con realtà’ a me piu’ vicine (per ovvia scelta personale di voler evitare di apparire snobista e attrarre facili critiche personali e non ragionamenti fattuali di circostanza). In NBA (con roster ridotti e necessita’ di viaggio e logistiche molto piu’ complicate) sono stati fatti degli adattamenti: in off season i carichi di preparazione individuali sono scientificamente a maniacalmente adottati per irrobustire e cambiare la “fisicità'” del giocatore (basta parlare con preparatori atletici e trainers e visitare le facilities americane e te ne rendi conto in un secondo), questo quando il medio giocatore europeo passa il tempo in spiaggia a Ibiza a fare selfies e godersi la vita (nulla di male per carità’, ma comunque una scelta). I coach NBA poi studiano rotazioni e minutaglie in modo scientifico, amministrando carichi e spalmandoli appropriatamente evitando di spingere oltre le soglie di rischio, e accettando di perdere partite minori quando poco consequenziali per il percorso di sviluppo della squadra. Ci sta perdere un back to back, soprattutto in situazioni di viaggio notturno, per cui spazio garantito alle seconde linee. Ogni minuto di utilizza conta, e hai una sfilza di assistenti, video coordinators, preparatori e trainers che studiano come, se e quando per ottimizzare lo yield atletico, inserendolo nelle strategic tattiche e lungo un planning di 9 mesi. Mi dirai: ma loro hanno i soldi e le risorse e noi no. Non sarebbe una corretta osservazioni: si’ i budget NBA sono in media piu’ elevati, ma il livello inflativo USA vs EU (prezzi/costi per qualsiasi risorsa) genera un 20-25% di efficienza relativa per un team europeo vs uno americano. Quindi una “apple to apple” fra budget americani e europei e’ di fatto molto piu’ smussata se la vedi al netto dei superstar salaries e comparando su panieri costo equivalenti. E allora concludiamo alcune cose che il basket europeo dovrà’ cominciare a discutere: 1. alzare il livello di studio e pianificazione a ogni livello per raggiungere efficienze possibili, 2. maggiore pressione su giocatori per responsabilizzarli sull’off season e sul valore del prendersi cura di se stessi in modo scientifico e approffitando delle modalità’ oggi a disposizione (richiede maggiore intensità’, dedizione professionale e carica interiore), autorità’ piu’ diffusa dello staff tecnico, che oggi opera con un head coach imperiale e una sfilza di risorse (trainers, video, assistant) generalmente poco sfruttate o poco ascoltate, 4. instaurare (e usare le insights) dei processi di misurazione rimanendo disponibili a adattare approcci e responsabilità’ a seconda di quanto i dati e le osservazioni indicano. Mi direte che noia lo sproloquio, ma se guardi da vicino ci sono thread risolutivi per tanti dei problemi Olimpia, dagli infortuni, alla mancanza di energia e intensità’, alle critiche di utilizzo e agli accentramenti decisionali. Oltre che responsabilità’ chiare che pesano sulle spalle dei giocatori che in europa in media usano l’off season come finestra di “riposo” invece che come maniacale opportunità’ per rinforzarsi e migliorare, il che e’ forse la parte meno mutabile in quanto riposa su dinamiche storiche e culturali che ci vorrà’ tempo per scalfire.