Olimpia Milano ritrova Pistoia, ovvero il caso Nunnally. Una storia di errori e sussurri

Alessandro Maggi 1

Olimpia Milano-Pistoia richiama alla memoria il “caso Nunnally” del febbraio 2019. Cosa successe? Una storia di errori e sussurri

Olimpia Milano-Pistoia richiama alla memoria il “caso Nunnally” del febbraio 2019. Cosa successe? Riemerse una squalifica comminata all’americano, quando vestiva la maglia di Avellino, mai scontata perché poi andato al Fenerbahce ed in NBA. 

Il fatto risaliva al 30 novembre 2016, quando il Tribunale Federale (con sei mesi di ritardo), aveva comminato lo stop di una giornata per dei tweet polemici contro gli arbitri, dopo gara 2 della semifinale playoff con Reggio Emilia del maggio precedente. 

Nel frattempo, come detto, l’americano era già in Turchia e poi oltreoceano e quella squalifica è caduta nel dimenticatoio. 

Il Giudice Sportivo inflisse a Olimpia Milano il ko per 0-20, ribadito poi dalla Corte Sportiva di Appello a Roma l’8 febbraio.

Pistoia, il “caso Nunnally” e quel segreto sussurrato

Contro la decisione del Giudice Sportivo, che decretò il ko per 0-20 a tavolino a fatore della OriOra Pistoia, l’Ansa riportò i due cardini della posizione milanese: la dichiarazione di inammissibilità del Giudice Sportivo stesso sull’istanza di Pistoia, la mancata notifica della squalifica al giocatore, che terminata l’esperienza di Avellino (dove la squalifica è stata indirizzata) si era trasferito da mesi in Turchia (squalifica in riferimento a maggio, notificato nel novembre successivo).

Perchè l’istanza, giudicata inammissibile per questioni di tempistica, fu comunque accolta? Trattasi di intervento d’ufficio del Giudice Sportivo?

C’è poi la questione del referto elettronico «Lista R». Varie fonti interpellate allora da ROM (che non ha potuto accedere al programma per avere certezze, ndr) riferirono come questa innovazione nascesse con il fine di evitare errori, soprattutto nei casi di mancato tesseramento. Se ad esempio il team manager inserisce 7 stranieri (regola 6+6 violata), il sistema blocca la selezione del settimo. Stessa cosa se non viene indicato un capitano. Lo stesso avviene con un giocatore squalificato.

L’incidenza delle squalifiche, nel basket, è molto bassa, soprattutto per la possibilità di commutare la singola giornata in ammenda. E infatti, la «lista R» non teneva conto di questo secondo quanto apprendiamo da un Comunicato Ufficiale di un Comitato Regionale. Sta alla società, e all’organo di vigilanza, verificare una squalifica o meno.

In tutto questo, entrarono in gioco alcuni pareri autorevoli. Valerio Bianchini: «Il paradosso: la Fip punisce una società per una mancanza propria (…) Grande Santi il più competente di regolamenti che esista nel basket».

Santi Puglisi, contattato dal Corriere Adriatico: «Ribadisco, per me è stata una grave negligenza della Federazione, che nella famosa lista “R” che si consegna prima di ogni gara avrebbe dovuto bloccare un giocatore squalificato».

Su la Stampa intervenne l’ad della Fiat Torino Massimo Feira: «Quanto accaduto rimarca alcune carenze che non sono solo di Milano. Nel calcio, Lega e Uefa comunicano a inizio stagione i giocatori che hanno squalifiche pendenti: perché nel basket non capita? Sotto questo aspetto, siamo al dilettantismo. Fatico anche a credere che la fonte da cui è partito il tutto sia stato un tifoso sui social».

E su il Tirreno chiuse Giacomo Galanda: «Ragiono per logica, non per regolamenti. Mi viene da difendere Milano, la vedo come ultimo anello che parte dalla Federazione che ha fatto scendere in campo Nunnally, e Avellino che non ha comunicato la squalifica. Se proprio vogliamo dirla tutta, neppure Torino o Reggio dovrebbero essere contente».

Intanto, la polemica si era diffusa, e sul Corriere dello Sport Andrea Barocci rivelò: «La notizia vera comunque è un’altra: l’Olimpia infatti avrebbe il forte, fortissimo sospetto che a fare la “soffiata” a Pistoia sulla posizione irregolare di Nunnally sia stato il dirigente di un’altra società. Tanto che avrebbe già individuato il nome del personaggio in questione. Ovviamente l’Armani non avrebbe preso bene il comportamento, il che appare più comprensibile. Se i sospetti del club campione d’Italia, da anni quello con maggior peso nel nostro campionato, fossero in quale modo confermati, il dirigente si sarebbe già giocato molta credibilità nell’ambiente del basket. Che vive di rivalità, ma che non dimentica certi comportamenti».

La storia si concluse così, tra polemiche e uno 0-20. James Nunnally, dal canto suo, si rivelò uno dei più colossali flop dell’era Armani.

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