Il ritorno di Stefano Rusconi: Oggi coi social tutti si sentono in diritto di criticare

Alessandro Maggi 2

Dopo tanti anni, si rivede Stefano Rusconi. Succede a Boomerball Podcast. con Massimo Iacopini e Alessandro Toso

Dopo tanti anni, si rivede Stefano Rusconi. Succede a Boomerball Podcast. con Massimo Iacopini e Alessandro Toso. Il “Rusca”, che a Milano ha giocato dal 1999 al 2002, ha parlato dei suoi anni a Treviso e del sogno NBA.

SU TREVISO

«E qui sono cresciuto e mi sono reso conto della differenza rispetto ad altri posti. Le società all’epoca avevano la pazienza di far crescere un giovane. Poi con quello che mi avevano pagato…».

SUL PARAGONE CON MENEGHIN

«Sì, non mi piaceva (il paragone), eravamo due personaggi completamente diversi. Dino era Dino, inarrivabile. Altri tempi il nostro basket: se noi giovani alzavamo la cresta, i veterani di davano due schiaffoni. Ma ci proteggevano anche, la pressione era più goliardica. Oggi coi social tutti si sentono in diritto di criticare. L’esempio è Bargnani: come si fa a prendersela con una prima scelta che faceva 20 punti di media in Nba?».

SULLA CHIAMATA NBA

«L’anno precedente ero stato nominato miglior giocatore del campionato italiano. Mi cercarono i Suns, ma non ero così convinto di accettare. Ero fisicamente più piccolo della media dei centri Nba e non avevo tiro da fuori. Mi fecero un triennale garantito da 400.000 dollari a stagione. La Virtus mi offrì un miliardo abbondante, quasi il doppio. Alla fine mi dissi che dovevo provarci, quando mai mi sarebbe ricapitato?».

SULLA NBA

«Avevo legato con gli altri, anche se era un altro mondo, in precampionato giocavo titolare. Poi un giorno negli spogliatoi trovammo vuoto il posto di Dan Majerle, la nostra guardia tiratrice. C’erano tre sacchi pieni di posta di ammiratori (e ammiratrici). Era appena stato scambiato con John “Hot Rod” Williams, un altro centro. Io mi giocavo il posto con Joe Kleine, che non era più forte di me, ma non ci fu molto da fare. Coach Westphal mi disse che il mio momento sarebbe arrivato, fatto sta che giocai solo spezzoni di 7 partite grazie al vice Silas. Mi proposero anche uno scambio con Cleveland, ma a quel punto capii che l’Nba non faceva per me. Non volevo essere un comprimario né snaturare il mio gioco e il mio modo di essere, e poi il legame che c’era con i compagni laggiù non era lontanamente paragonabile a quello che c’era qui. Era un mondo a parte, dove volavi con l’aereo privato e non facevi neanche il check-in: potevamo fare anche i narcotrafficanti…».

Le parole sono state trascritte dalla Tribuna. 

2 thoughts on “Il ritorno di Stefano Rusconi: Oggi coi social tutti si sentono in diritto di criticare

  1. Fu a Milano in una non grande edizione dell’Olimpia; confesso che guardavo sulle private di allora le partite dell’Olimpia giusto per vedere Stefano Rusconi, uno spettacolo!, purtroppo arrivato in un periodo non felice per le scarpette rosse, ma lui gran centro, magari fosse con noi adesso uno cosi

  2. Caro Stefano, benvenuto nel mondo moderno dove critica e l’essere criticati (e attaccati) esiste ormai a ogni livello, a cominciare da quando hai 8 anni e ti attacchi a TikTok, ragazzino o ragazzina che sia. La più’ grande rivoluzione mediatico sociologica che abbiamo visto da 30 anni, e ormai un dato di fatto. Il treno non si stoppa, nemmeno da chi come te e me ormai ha barba e capelli bianchi. Ed in fondo in fondo, e’ giusto cosi’. Basta adattarsi e non criticare il mondo per quello che sta diventando. Perché’ chiunque oggi può’ criticare, ma ci sono gli strumenti per difendersi. Oppure, per decidere di tirarsi fuori dal giochino. Ogni scelta e’ disponibile, basta solo farla.

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