Domani sarà tempo di Olimpia Milano-Olympiacos. Il grande basket europeo torna al Forum. Ecco le cinque domande cinque. Noi ci saremo, voi?
Il successo con la Reggiana alle spalle, in che condizione arriva l’Olimpia Milano alla sfida con i vicecampioni d’Europa?
«Difficile togliersi dalla testa il primo quarto di sabato sera. 10 palle perse in dieci minuti dopo una settimana passata a lavorare, immaginiamo, anche su quella che pareva l’emergenza numero uno… difficile trovare spiegazioni ad un impatto così desolante. Sembra di essere tornati indietro di un anno, a quella squadra evidentemente fragile che non sapeva approcciare le partite, prevedibile, incapace di sfruttare i miss-match nel pitturato. Poi c’è da dire che il gruppo è uscito dalle sabbie mobili da solo, giocando un buon basket: nei restanti trenta minuti sono più i meriti dell’Olimpia che i demeriti della Reggiana. Ma, appunto, era la Reggiana: in EuroLeague, se parti così, chiudi sotto di 15. Quanto meno».
In campionato è rimasto ancora seduto Devon Hall, in quintetto è partito Diego Flaccadori. L’americano pare sceso non poco nelle gerarchie di Messina. Tendenza momentanea o scelta?
«Più che altro pare che Messina voglia in tutti i modi creare un assetto in regia che, pur privo di Maodo Lo, possa fare a meno di Devon Hall. Anche il primo anno, quando le cose andarono decisamente meglio, il ragazzo di Virginia Beach perdeva in pericolosità offensiva quando doveva portare palla. Ora a questi livelli serve anche una guardia, e che non sia “battezzabile” da fuori. Cosa che oggi, Devon, è. Questo significa non poterlo schierare in quintetti con Melli, Hines o Poythress, perchè non puoi mai concedere due “non tiratori” in Europa contemporaneamente in campo. Insomma, Messina pare voler recuperare Hall da “2”. Vedremo martedì sera».
In che condizioni arriva l’Olympiacos alla sfida di martedì del Forum?
«Non al massimo, a dir poco. La sconfitta in casa con il Barcellona ha fatto male, soprattutto Bartzokas dopo due anni senza infortuni si ritrova in problematiche ben conosciute a Milano. Domani rientrerà Sikma, Williams-Goss è in dubbio e comunque non al meglio, McKissic resterà ai box».
Quali possono essere le chiavi del match per Milano?
«Quando giochi contro un avversario che può contare sui centimetri di Milutinov e Fall, direi che la chiave è sempre nel come ti confronti con quel clamoroso potenziale. Rimbalzi, certo, ma anche pericolosità nel pitturato. Perchè l’Olimpia ha a mio avviso più durezza con Melli, Hines e Poythress, e più talento, ovviamente con Mirotic. Se l’Olimpia riuscirà comunque ad appoggiarsi dentro, creando dei miss-match con i blocchi, la potrà portare a casa».
E allora parliamo di Nikola Mirotic: come procede il suo ambientamento a Milano?
«Ho letto che quando segna lui, Milano perde. Lo dice la statistica, quella più banale. Ma le statistiche possono essere lette in vario modo. In realtà segna tanto quando la squadra ne ha bisogno. E quando a pungere è solo lui, ovviamente vai in difficoltà. Lui ha dimostrato di esserci, e ha messo già in campo un talento raggiungibile per il solo Mike James, forse, oggi in Europa. Ma deve crescere la distribuzione degli spazi con Shavon Shields. Perchè in queste prime uscite, Shields è clamorosamente mancato».

È da un po’ che ha cominciato a battere il tamburo di Shields, dopo quello di Pangos: “Shields è clamorosamente mancato”.
In un articolo di analisi delle partite e della squadra, mi chiedo, sarà sufficiente indicare che ultimamente il nostro miglior giocatore rende meno?
Oppure sarebbe da aspettarsi anche un’ipotesi che tenti di spiegare questa circostanza?
Dopo un avvio brillante, Shields ha un’evidente fase di calo: perché?
Questo mi sarei aspettato, un’ipotesi che spieghi, non la segnalazione di quello che vediamo tutti, con amarezza.
L’obiezione di Palmasco mi pare molto sensata. E possiamo provare a trovare una risposta al momento no di Shields. Diverse ipotesi:
– normale cedimento, rimbalzo diciamo, dovuto alla preparazione. Oppure:
– Shields viene da anni travagliati, la condizione fisica e mentale per stare in campo sempre con alta efficienza necessita di un lungo periodo di acclimatazione. Oppure:
– Shileds gioca troppo, sempre in campo per 30 minuti circa, avrebbe bisogno di tirare il fiato, anche in una fase della stagione non ancora troppo stressante per stabilizzare la propria condizione.
Oppure, ed é forse la mia ipotesi di lavoro principale, per cosí dire:
– Shields, come tutti i giocatori piú abili in fase realizzativa di Milano, paga pesantemente la mancanza di un sistema di gioco efficiente. In quanto terminale offensivo principale (con Mirotic) dell’Olimpia Shields prende molti tiri, ma i tiri che deve prendere sono difficili, mal costruiti, prodotto di azioni individuali piú che di schemi oliati. Quindi si tratta di conclusioni a medio-alto coefficiente di difficoltá, tiri che si possono sbagliare, anche se si é giocatori fortissimi ed in discreta forma. Lo scorso anno Billy Baron ci tiró fuopri da un paio di partite disastrose regalando la vittoria a Milano con tiri in step-back, marcatissimo e piú o meno da metá campo (ok, forse esagero un poco…): quei tiri entrarono, ma se non fossero entrati non avrebbero trasformato Baron in un brocco in crisi.
è il sistema che dve regalare ai giocatori la serenitá per dispiegare il proprio potenziale individuale. A milano il sistema non funziona da un bel pó, anzi non se ne vede traccia. Dunque i nostri migliori gocatori oscillano fra “eccezionale” e “in crisi” a seconda del fatto che un tiro difficile assai entri o meno. Una buona squadra costruisce tiri facili, cosicché se a tirare si trova Shields o Mirotic le percentuali sono stellari, ma laddove a tirare ci fossero Tonut o Ricci le percentuali sarebbero alte lo stesso, perché i tiri non hanno un coefficiente di difficltá intrinseco enorme.
Per questo la “crisi” di Shields non mi pare la crisi di Shield, ma una delle tante facce della lunghissima e profondissima crisi di gioco di Milano
Tutto condivisibile, Gia.
Aggiungerei soltanto che Shields non è una guardia, ed è evidente ormai che costringerlo a giocare in quel ruolo è un’imposizione alla Hall: fa male al giocatore, fa male alla squadra che perde una dopo l’altra le sue pedine fondamentali.
Interessante Shields visto come un titolo borsistico soggetto alla fluttuazione del mercato azionario 🤣🤣
Seriamente, Shields tocca troppi palloni ed entra in tutte le azioni offensive, le difese collassano su di lui, e diventa vittima di troppi adeguamenti e in più gioca sempre e gioca troppo, può bastare?
Voi dite: è sempre stato così, ma la forma di Shavon non è al top, gli anni passano e le pressioni dovute al fatto di essere colui che gode di “attenzioni” particolari si fanno sentire
Nel pezzo non viene nominato Voigtmann che, ai mondiali, ha dominato contro milutinov.
Immagino che toccherà a lui occuparsene.
Melli deve concentrarsi su sikma, altrimenti subiamo 10 assist in un quarto.
Problema hall: pur in mancanza di Lo è Baron è difficile da utilizzare se non come cambio di Tonut, al momento decisamente più performante nel ruolo di guardia.
Domani forse potrebbe darci qualche minuto di difesa su walkup che atleticamente sovrasta Pangos ma si torna al solito problema: come play è un pianto.
Shields, ha giocato 5 partire nello stesso ruolo, + da 2 che da 3. Le prime 2 le ha giocate molto bene, le successive 2 molto male, l’ultima niente di chè.
Cosa si può trarre da questi dati ?
Io non ne deduco nulla, perchè anche in un periodo di forma capita di toppare qualche partita, come vale il viceversa.
Io aspetterei a lanciare allarmi. Vediamo come va questo doppio turno, che è sicuramente un test + significativo rispetto alla partita di Napoli.