Malcolm Delaney: EuroLeague lega di allenatori. Devi essere un robot e giocare

EuroLeague una lega di giocatori? Non per Malcolm Delaney, che ne ha parlato con Errick McCollum nel podcast di Basketnews Urbonus

EuroLeague una lega di giocatori? Non per Malcolm Delaney, che ne ha parlato con Errick McCollum nel podcast di Basketnews Urbonus: «Non accadrà mai».

I due giocatori delineano una lega, EuroLeague, dove il potere è tutto in mano agli allenatori, tutt’altro che pronti a lascare lo scettro. Dove un giocatore che porta avanti progetti personali, pur non peccando di professionalità, viene bollato negativamente dal suo coach.

In cui pretendere una stanza con un letto più grande può essere giudicato arrogante, o dove diventa complicato aver la propria moglie spettatrice in alcune gare in trasferta: «Le cose fuori dal campo sono molto importanti. Bere un bicchiere di vino dopo una partita… Non potevi farlo. Volevano letteralmente che tu fossi un robot e giocassi, ti esercitassi e fossi nella tua stanza» dice l’ex Olimpia Milano.

E ancora: «Potresti avere amici o familiari nella squadra opposta o nella tua squadra attuale, ma non puoi andare a cena con loro. Devi mangiare la stessa cosa per 10 mesi. Queste erano alcune delle cose per me di cui in un certo senso mi sono stancato. Ma sono stato fortunato con le mie ultime tre squadre». Dunque, nessun problema a Milano.

Si parte da Kuban: «Penso che l’allenatore Bartzokas sia stato probabilmente il mio allenatore preferito perché è stato il primo a voler assicurarsi che tutti fossero felici».

8 thoughts on “Malcolm Delaney: EuroLeague lega di allenatori. Devi essere un robot e giocare

  1. Che vita sacrificata quella di questi atleti che sono costretti a mangiare chissà cosa e neanche con chi vogliono…..
    E in carriera guadagnano solo milioni di euro essendo serviti e riveriti e curati 24 ore al giorno.
    Che vitaccia.
    Meglio fare il saldatore in acciaieria.

    1. Sai, tutto e” relativo. Chi di loro riesce a stare in USA guadagna (anche a sedere in panca) anche tre-quattro volte tanto, ha allenamenti meno intensi, viene coccolato da media e staff (tecnico, management e atletico), si allena in strutture futuristiche, svende in campo davanti a 25,000 spettatori in adorazione quasi ogni sera (sold outs costanti in NBA), viene trattato con le pinze dall’head coach (che Mai ti urla in faccia, e sempre ti tratta con rispetto per essere un top professionista di lega), hai i media (social, TV) sempre interessati a ascoltare la tua opinione, sei considerato un “trend setter” per moda e gusti, e in più vivi nella tua cultura (non paragonarmi USA e EU perché vivo in America da 30 anni e malgrado mio le differenze di opposti le ho conosciute sulla.mia pelle)…vedi che i conti per loro non quadrano, salvo chi non ha accesso al paradiso NBA per ragioni varie (tecniche, testa o altro) ed e’ costretto a giocare fuori, sottolineo “costretto” che è’ la parola chiave di tutto qui

  2. E’ una differenza colossale rispetto al mondo NBA, notoriamente una “players league” dove lo scettro e’ al 1000% nelle mani dei giocatori e un totale accentramento di potere in 10-15 top players che addirittura costruiscono squadre intere usando la leva delle loro agenzia (alcune da loro direttamente possedute vedi LBJ, KD e altri). Motivo per cui se parli a un americano che viene a giocare in Europa, tutti tornano con una visione abissina di quanto patito nel vecchio continente (sentito direttamente con le mie orecchie in una dozzina di casi). I coach europei dovranno adattarsi a uno mondo che risente dell’influenza globale NBA, o pagare lo sconto di immagine agli occhi di giocatori USA che continueranno a venire in Europa a brevissimo termine e puramente a scopo finanziario, spesso underperforming rispetto al loro potenziale. Punto e’ che per motivi culturali e la spaccatura del modo gestionale fra EU-USA il giocatore ed NBA e’ un grande rischio da integrare nel sistema.

  3. E io che pensavo che fare una valanga di denaro in poco tempo, sistemarti economicamente per tutta la vita facendo il mio sport preferito fosse un privilegio.

    1. E invece ti sei ridotto a scrivere cazzate sui blog, quando avevi in mano un vero talento.
      Ah, la giovinezza, le sue scelte

      1. Risolleva un po’ il morale vedere che esistono persone più frustrate. Come si dice mal comune…..

      2. Lo vedi che ti contenti di poco? 😉
        Carriere dorate e “valanghe di denaro” non erano chiaramente per te.
        Solo un’opinione eh, non mi dire che non posso dire la mia!

      3. Agli utenti del blog credo freghi poco o niente delle mie attitudini. Cerco comunque di emendare gli errori e difetti riuscendoci a volte.
        Spiace vedere persone rabbiose senza alcuna provocazione e motivo.
        Nascoste dietro un’apparente sintassi discreta.
        Ma tant’è…..
        Adieu mon ami

Comments are closed.

Next Post

"Cerchiamo un giocatore". Shabazz Napier, Radonjic alza bandiera bianca?

Shabazz Napier verso Olimpia Milano dopo il no al Panathinaikos. E secondo la stampa greca anche il coach dei “verdi” Dejan Radonjic ammette la “sconfitta”
Bayern vs Olimpia Milano

Iscriviti

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: