Un semplice giudizio sul roster Olimpia Milano: Davide Alviti

Fabio Cavagnera 5

Iniziamo il nostro viaggio nel roster 2022/23 dei campioni d’Italia, con la presentazione e l’analisi dei sedici giocatori

Il mercato dell’Olimpia Milano è ormai praticamente completato, anche se manca ancora un po’ al via della nuova stagione, visto che l’inizio dei lavori è previsto per il 24 agosto. In questo mese, in cui molti tifosi biancorossi saranno in ferie, vi portiamo alla classica scoperta del roster dei campioni d’Italia, con la nostra analisi sui giocatori, con punti di forza e possibili criticità. Andremo in rigoroso ordine alfabetico e, quindi, partiamo da Davide Alviti.

Olimpia Milano roster | Cosa può dare Davide Alviti

Tiro da 3 punti – Anche se lo scorso anno ha chiuso solamente con il 25% in stagione, è sicuramente una delle sue armi principali, che ha avuto nel corso di tutta la sua carriera.

Fisico – I suoi 2 metri per 92 kg di peso sono sicuramente una base importante, per poter dare una mano alla squadra biancorossa a rimbalzo ed in difesa.

Un anno di esperienza – Seppur poco utilizzato nella fase finale della scorsa stagione, ora conosce cosa vuole da lui Ettore Messina e questo è indubbiamente un vantaggio.

Olimpia Milano roster | Le criticità per Davide Alviti

Poco spazio – Guardando il roster 2022/23, sembra partire in fondo alle rotazioni. Dovrà essere bravo a farsi notare positivamente nei minuti (pochi, almeno inizialmente) che gli saranno concessi.

Continuità – Lo scorso anno ha alternato ottime prove ad altre impalpabili. Vero che i pochi minuti non aiutano, ma sarà fondamentale per lui farsi sempre trovare pronto.

Gioco in post – Pur avendo altezza e fisico, sfrutta poco queste caratteristiche. Può migliorare per aumentare la propria pericolosità anche spalle a canestro.

5 thoughts on “Un semplice giudizio sul roster Olimpia Milano: Davide Alviti

  1. Giocherà prevalentemente, per non dire solo, in LBA e potrà essere una valida carta da giocare x far riposare Shield o Datome o Thomas. ROM ha praticamente detto tutto, ma mi permetto di aggiungere anche che dovrebbe migliorare e lavorare x raggiungere questi obbiettivi su passaggio e gioco senza palla. È un 2 m. E se sfruttasse meglio i mismatch che gli capitano spesso anche vicino a canestro potrebbe fare spesso la differenza. Forza Davide sei in una squadra dove tra l’anno scorso e quest’anno per te è come frequentare un anno di università a Oxford. Impara e ruba l’arte a Datome Shields e Thomas.

  2. il 25 per cento da tre fa paura, allenamento almeno un ora in più degli altri.

  3. La sua progressiva eliminazione secondo me è dovuta non soltanto al 25% da 3 che, per uno che di fondo è un tiratore e poco più, decisamente non basta, ma quante volte gli abbiamo visto rifiutare tiri che avrebbe dovuto prendere tutta la vita?

    A mio parere questo atteggiamento rinunciatario, passivo, è quello che gli ha fatto perdere minuti nelle rotazioni e fiducia da parte del coach e della squadra.
    Invece di crescere, di aggiungere repertorio, in quel periodo brevissimo in cui è stato in campo con qualche confidenza e qualche risultato, da lì in poi ha mollato, come se lo sforzo fosse stato eccessivo, o come se si fosse accontentato di aver dimostrato un paio di volte di poterci stare.

    Certo ci si può lamentare del poco tempo in campo, ma altrettanto certamente in una squadra del livello dell’Olimpia, anche in un minutaggio sacrificato, bisogna dimostrare tutto il proprio potenziale, la propria voglia di stare in campo, il proprio repertorio, la propria utilità per la squadra.
    Non dico affatto che sia facile farlo, anzi, è molto difficile: però a questi livelli è quello che devi riuscire a fare.
    Alviti purtroppo non c’è riuscito.

    Non c’è riuscito nel peggiore dei modi, cioè rifiutando in campo di provarci, non prendendo tiri che erano stati costruiti per lui – e non avendo mai creato nulla per sé o per gli altri.
    Dice: non saranno un paio di tiri rifiutati a condannarlo.
    Intanto erano qualcosa di più di un paio, e poi quella è una spia importante per un allenatore, figuriamoci per Messina, il segno di un atteggiamento di sconfitta che non va bene affatto.

    La mia ipotesi purtroppo è che nei vivai italiani ci sia una tale scarsità di preparatori e strutture adeguate a fare crescere i giocatori – tranne alcune pochissime luminose eccezioni, Bologna per esempio – che i giocatori bravini vanno avanti perché sono più forti degli altri – e a quell’età lo sono nettamente – ma non imparano niente, o imparano molto poco, e quando si trovano a dovere giocare davvero, a doversi prendere responsabilità contro avversari che per talento e aggressività non erano abituati ad affrontare, mostrano tutte le debolezze di chi si trovi di colpo di fronte a un ostacolo insuperabile e che nessuno lo aveva avvertito che esistesse.
    E franano.
    Poi li rimetti in squadre senza ambizioni, dove sono in grado di stare in campo tanto tempo, perché sono bravini e hanno in mano tutti i palloni e possono farne quello che vogliono, e tornano a essere importanti.
    Ma il gioco vero è un altro.
    Alviti, pare a me, ha mostrato tutta la debolezza di carattere che si trascinano i giovani di qualche talento nei vivai non attrezzati a farli crescere.

  4. Vedremo subito cosa gli riserva il futuro prossimo: se a fine ottobre non ha messo piede in campi nemmeno in lba, allora sarà l’ultimo degli ultimi, buono solo per gli allenamenti. Mi auguro invece che possa essere l’uomo in più, quasi un nuovo acquisto. Waiting for you, Davide.

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