La Visione del Guazz – Mucha suerte Chacho! Y gracias por todos…

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Adrenalina, energia, elettricità. Carisma, leadership, autorevolezza. Allegria, sorrisi, disponibilità. Non saprei descrivere Sergio Rodriguez in maniera diversa

Adrenalina, energia, elettricità. Carisma, leadership, autorevolezza. Allegria, sorrisi, disponibilità. Non saprei descrivere Sergio Rodriguez in maniera diversa. A pochi giocatori mi sono legato quanto a lui, probabilmente davvero nessuno. Hola Chacho, la nenia con cui lo salutavo fuori dallo spogliatoio a gara finita mentre lui si avvicinava a moglie e alle biondissime figlie, due uragani di energia (da qualcuno avranno preso eh). E lui, vinto o perso, rispondeva con un cenno della mano, un sorriso e spesso anche un commento sul momento di Milano. Perché il Chacho è spontaneità, naturalezza, pura carica travolgente. Roba che irrompe in una live a fare il mattacchione senza nemmeno pensarci.

Dico una cosa pesantissima: ho patito più la mattinata del suo addio – Gesù, il video su Instagram è stata una coltellata al petto, sto ancora sanguinando – che il saluto a Vlado, un giocatore che – come ben sapete – ho adorato alla follia. Perché se Micov è stato il giocatore dell’accademia, la spiegazione empirica del gioco della pallacanestro, Rodriguez invece è il genio, il visionario, il Picasso in un mondo piatto e senza gioia. E il suo saluto è il mio Guernica: lo strazio conclamato, il dolore vivo, quella sensazione di assenza, di perdita, di qualcosa di magico che c’era e che ora non ci sarà più.

Rodriguez sarà per sempre la storia d’amore delle medie che ricordi a distanza di 20 anni con quella nostalgia appassionata. Che rivivi in ricordi vividi. Che non si offuscano ma restano perfetti e precisi nella mente. Il tuffo contro il Real Madrid che dà un roboante via alla rimonta in un Forum ancora dimezzato per la pandemia. I passaggi no look che avrebbero incendiato anche chi ha paura delle fiamme. Le triple irreali, senza ritmo, senza costruzione, senza spiegazione: l’ultima in finale scudetto da 10 metri, pietra tombale sulla vittoria. E poi le sue richieste di tifo, monarca assoluto dell’umore del palazzetto. Mai con lui ho pensato: “Questa è persa”. Perché la mia, la nostra fiducia, in lui era letteralmente sconfinata. In qualche modo, in un angolo del mio cervello, lui avrebbe trovato la soluzione per sistemare la gara con le sue vampate di classe.

Sono immagini che non perderemo mai e poi mai. Perché l’arte non si (dis)perde. Come vedere comporre Mozart, disegnare Dalì o, ahinoi, ascoltare un dialogo scritto da un gigante troppo poco celebrato come Mattia Torre (questa la capirà soprattutto Gigione. A proposito: firma in fretta altrimenti altri pianti, non ce la farei). E noi abbiamo avuto il privilegio di vedere all’opera un giocatore speciale, un essere umano di spessore, un vero virtuoso.

E poi restano i ricordi personali. Alcuni già citati, altri che terrò per me. D’altronde noi esseri con la barba folta ci capiamo sempre al volo, affinità di stile e di mente. Quante volte ci siamo guardati mentre eri sulla cyclette per tenere caldi i muscoli. “Ed ecco la Vuelta”, scherzando con i colleghi. E lui a sorridere. In finale di Coppa Italia al Forum, sul +16330, si era persino alzato sui pedali come fanno i veri grimpeur sul Tourmalet per farci sganasciare un po’. Oppure quando in primavera inoltrata, playoff contro il Bayern Monaco, mentre facevi stretching nel pre-gara mi hai guardato con la mia mitica sciarpa dei Rangers chiedendomi se non avessi un pochino caldo. “Belin, Chacho, sono scaramantico”. Spoiler: la mia scaramanzia vale solo per l’Olimpia.

Non sono uomo di classifiche e ranking e non so a che posto metterei Rodriguez tra i grandi dell’Olimpia o se questi tre anni valgano più o meno della intera carriera e degli splendenti trofei di D’Antoni. So solo che noi tutti dobbiamo semplicemente alzarci in piedi per celebrare un genio del basket e ringraziarlo per essere passato di qua, per averci deliziato con le sue prodezze e per essere stato la prima roccia su cui poggiare il primo ciclo di Messina, chiuso con lo Scudetto, attraverso le emozioni di Colonia, la Supercoppa e le due coppe Italia. L’aver rimesso l’Olimpia Milano, 29 volte campione d’Italia (reigning and defending), sulla mappa dell’Europa che conta. Messina era, è e sarà il garante del progetto, Rodriguez è stato quello che lo ha stretto per primo e portato nel gotha. Un segnale di fiducia pazzesco per un giocatore ancora nel suo prime – prendere una squadra che mancava i playoff da un secolo per portarla alle Final Four -, una sfida andata a due tiri dall’essere vinta anche negli annali – che per me contano sempre il giusto -. Una cosa possibile solo per il legame tra Messina e Rodriguez: perché la grandezza riconosce la grandezza.

Quindi “Mucha suerte Chacho! Y gracias por todos…” Sono le ultime parole che ti ho detto al Forum abbracciandoti nel giorno della festa prima di vederti firmare 1000 autografi e poi scappar via con la tua auto – per altro di un costruttore ben rivale dello sponsor Olimpia -. Sono le parole che ogni tifoso di Milano avrà il piacere il dirti quando tornerai a Milano – casa tua, casa della tua famiglia, città natale del Mini-Chacho (Consiglio: Aquilotti Olimpia cerchiamo di tesserarlo alla svelta che non si sa mai, i Rodriguez sono precoci) – con la casacca del Real Madrid. Club che mi starà sempre sul c…o ma meno a partire da domani. Perché il Chachismo è per sempre. Ti marchia il cuore e resta indelebile.

22 thoughts on “La Visione del Guazz – Mucha suerte Chacho! Y gracias por todos…

  1. Io sottoscrivo il tuo articolo e non nascondo che al video di Instagram ho pianto di commozione come se un amico di sempre se ne andasse x sempre .. abbiamo avuto la massima espressione del basket in quel ruolo dove in Europa solo lui, forse Teodosic, non ha avuto rivali per anni. Ripeto io ho visto giocare i più grandi play di Milano dal 1960 in poi e il Chacho è li con i divini di sempre ma con quella carica che forse solo D’Antoni aveva e sapeva trasmettere a squadra e pubblico .. qualcuno dirà che Pieri Iellini & Co. Fanno parte di un altro basket .. si vero ma fra vent’anni diranno la stessa cosa del Chacho, ma noi spiegheremo che così non è e che il Chacho è e rimarrà x sempre il nostro Conducador (nel senso bello della parola) ma come gli altri x sempre nella storia infinita dell’Olimpia e dei nostri cuori. Se ci fosse stato il mitico Bogoncelli avrebbe detto “Madonna che bravo che è quello lì.. “ con una risatina delle sue. Non riesco a immaginarmi la serata del suo ritorno al Forum .. nessuno guarderà la partita ma tutti guarderemo e applaudiremo Chacho MVP Chacho MVP !!!

    1. Con tutto il rispetto e gli oonori per il Chacho, non lo si può paragonare al mito fondante della rinascita dell’Olimpia Milano, allora con il nome Billy, Mike Dantoni

      1. Sono valutazioni soggettive mi spiace .. a Mike sono affezionato anche x averlo visto firmare quando arrivò a Milano .. ma sono due giocatori che per imprinting e QI cestistico, x leadership in campo e fuori, sono di categorie superiori .. il Chacho con più punti nelle mani più difesa e PR x Arsenio .. ma stiamo parlando se sia meglio la Ferilli o la Bellucci … con simpatia buon scudetto

      2. Per intenderci, il mito fondante dell’attuale Olimpia, la Milano che punta ad essere stabilmente top-team di EL, si chiama Armani+Messina, allora, la rinacita delle scarpette rosse, fu firmata da Peterson+Dantoni

      3. Fab .. ripeto il basket e lo sport in genere sono belli xke possono avere più punti di vista. Forse non sai che nell’anno del Billy Bogoncelli stava già gestendo una discussione con Gabetti che poi acquisì la proprietà. Se non consideri Gabetti al pari di Armani.. seppur con 40 anni di differenza, commetti un errore sempre a mio parere. Armani e Messina .. ok .. ma il Chacho ha dato un’immagine di credibilità anche lato giocatori e questo è contato molto. D’Antoni quando arrivò era un emerito sconosciuto e Bogoncelli, credimi, ricevette critiche molto forti in merito. Ma aveva, come sempre, ragione lui xke vedeva avanti dove altri non riuscivano. Buon basket

      4. D’Antoni sarà anche stato come lo definisci poco cortesemente “emerito sconosciuto” e ti dirò, era ad un passo dal ritirarsi dallo sport agonistico, ma era giovane (rispetto al Chacho) e, in quei tempi certo più difficili ed incerti per la professione del cestista, seppe mettersi in gioco in quello che allora non era un semplice contratto in una squadra di una lega lontana, ma un vero e proprio viaggio verso l’ignoto. Quindi, in quei tempi lontani e in quegli anni difficili, fu pietra miliare, tecnica e spirituale, per costruire, dal nulla, l’epopeo che poi si caratterizzò sotto diversi nomi, partendo appunto dal Billy

        D’Antoni a Milano, nel basket, ha fatto la storia

        Quello del Chacho è un altro racconto

      5. Mi arrendo !! Non sono riuscito a spiegarmi che sono due giocatori UNICI .. non ho sminuito Mike o glorificato il Chacho in modo assoluto .. li ho semplicemente accostati avendo caratteristiche similari e altre diverse che però li ha resi immortali. Non usando arrivò in Italia non lo conosceva nessuno tranquillo … persino presidenti di squadre avversarie telefonarono ad Adolfo Bogoncelli per chiedergli lumi..uso un eufemismo.. poi non capisco xke tu sia sempre aggressivo .. poco cortesemente .. ma che ne sai del rapporto tra me e Mike ? Cerca di rispettare i pareri altrui o fai presente i tuoi senza accentuare i toni. Sarai stato l’unico a conoscere D’Antoni. Cercherò di evitare commenti sui tuoi post. Certo che non riuscire a parlare di basket nemmeno tra di noi la dice lunga..

      6. Tranquillo, non voglio ledere quello che è stato il tuo “rapporto” con Mike!?!? Da canto mio, posso dirti che non avevo nessun rapporto con Mike, se non quello di un bambino che vedeva in lui e in quella squadra degli idoli, quelli che allora, per me, parafrasando il titolo di una rivista erano “I giganti del basket”

        In futuro ignorerai i miei post? Me ne farò una ragione……….io, invece, qualora lo riterrò opportuno, non lo farò, perchè, in questa bacheca pubblica, io rispondo direttamente alle idee e considerazioni sul piatto e indirettamente agli utenti che si celano dietro i nickname

      7. Libero di farlo ci mancherebbe , ma senza tacciarmi di mancanza di cortesia e rispetto che non ho mai parlato nelle mie righe riportate qui e rispettando il pensiero altrui senza essere aggressivo .. grazie. Tutti abbiamo ammirato e amato D’Antoni ma era un giocatore diverso dal Chacho come lo era Pieri o Gentile padre o Iellini, dico che a livello top metto D’Antoni Chacho e Pieri … poi gli altri .. Mike è stato a Milano 13 anni … indelebili .. 5 scudetti due El 1 Intercontinentale e 1 Korac più coppe italia ecc. un basket diverso ma x me leggendario come lo è stato il Simmenthal e ancor prima il Borletti .. fanno parte della storia fanno parte di tutti coloro che amano l’Olimpia e il suo mito. Ciao

  2. Guardando il video su Instagram avevo gli occhi liquidi e un sorriso abbozzato sulla bocca perché il triennio del Chacho è stata una sorta di serendipity del nostro basket milanocentrico, come se a queste Red Shoes fosse capitato qualcosa di buono che ti lascia felice, stupefatto e un po’ rinco.

  3. Intanto questi siamo 🥸

    🐼: sempre i Magnifici 7

    Stranger Things: Long Hall Shields Bentil Grant Kaleb Hines Davies Baron

      1. Quando va bene ne mette uno, in un altro thread ne ha messi tipo 6/7..una cosa aberrante!

  4. Ma il minichacho… Nato a Milano… Non lo possiamo naturalizzare? 🤔 😅

  5. Forse bisognerebbe riportare le cose al proprio posto .Mai sentite certe parole per Brumatti Cerioni Bariviera D’Antoni Premier o persino Baldi .Non confondiamo i miti e i simboli sempiterni dell Olimpia con un enorme splendido fantastico giocatore e professionista .Basta con queste iperboli ingiuste e irrispettose per chi ha veramente fatto la storia dell Olimpia

  6. Accostare due leggende così diverse non rende merito alla loro grandezza. Vediamoli nel loro contesto. Poi potremo dire che D’Antoni ha dedicato a Milano tutta la su carriera, mentre Rodriguez per validi motivi ha deciso di chiudere altrove. Questo non ne sminuisce il valore, però nella storia Olimpia Dino e Mike hanno un altro peso.

  7. Fantastico l’accostamento del Chacho a Vlado (“Micov è stato il giocatore dell’accademia, la spiegazione empirica del gioco della pallacanestro, Rodriguez invece è il genio, il visionario, il Picasso in un mondo piatto e senza gioia”).
    Al contrario, a differenza del Guazzoni, io non mi stracceró i capelli nel caso in cui Gigione non dovesse rimanere. Mi dispiace perché perderemmo un campione ma, mio parere personale, non è paragonabile all’addio, tra le lacrime, del Chacho proprio per il carisma, la leadership e l’autorevolezza che ci ha saputo trasmettere Sergio nei suoi tre anni con la casacca della nostra amata Olimpia.

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