Messina: Una giornata molto produttiva, complimenti alla squadra

Le parole in sala stampa del coach biancorosso, dopo la netta vittoria nel derby contro Varese

Così Ettore Messina ha commentato il netto successo nel derby contro Varese: “Voglio fare i complimenti alla squadra. Varese aveva vinto sette delle ultime nove gare, con un gioco molto aggressivo. Abbiamo giocato bene sia in attacco che in difesa per tre quarti, prendendo anche i rimbalzi. Non era facile, siamo riusciti a fare una più che buona partita, senza usare chi gioca molti minuti in Eurolega. Una giornata molto produttiva”.

Superato il momento difficile? “Perdi una partita a Brescia e siamo in crisi. È una stagione dove è difficile sempre tenere attenzione ed il giusto livello fisico. Siccome siamo una squadra composta da gente che ci tiene, la sconfitta la paghiamo. Quindi ci sta di andare in campo insicuri, che pare un paradosso per giocatori di questo livello. Se avessimo più faccia di bronzo, ammortizzerebbero meglio le sconfitte. Invece andiamo a Tel Aviv e facciamo una partita ancora peggio. Bravi loro a riprendersi con l’Efes e aver avuto quella risposta li ha tirati su di morale e galvanizzati, come abbiamo visto oggi. Quando sembrava la continuazione di quel secondo tempo. La testa, ancora una volta, è la cosa più importante. Ora le due squadre che arrivano sono molto forti”.

Le buone prove dei lunghi? “Si sono fatti trovare pronti. Nello specifico, Tarczewski ha messo insieme tre/quattro buone partite e mi fa piacere per lui. Ha recuperato sicurezza ed un buon uso del suo fisico, ci darà qualcosa di importante nella parte finale di stagione”.

3 thoughts on “Messina: Una giornata molto produttiva, complimenti alla squadra

  1. Io mi sono divertito a vedere la partita!
    Milano ha giocato in scioltezza, senza affanni, dominando da subito e quindi i giocatori si sono divertiti a fare le cose che sanno fare meglio.
    Mi piace che nell’intervista all’intervallo Datome abbia confermato la mia sensazione, parlando anche lui di divertimento: come si continua a giocare a questo ritmo? – gli hanno chiesto. Divertendosi e mantenendo alta la concentrazione – ha risposto.

    Bella partita di Baldasso, mvp per Meneghin, bella partita di Tarczewski, miglior realizzatore, Alviti tanto impegno, ma anche un paio di rinuncie che a Messina di sicuro non piacciono e un po’ preoccupano anche il tifoso, perché compaiono un po’ troppo spesso, come tarli che rovinano una buona stoffa.
    Chissà che gli passa per la testa?

    E ancora: ma come mai i giocatori italiani, anche se talentosi come lo è di sicuro Alviti, non hanno poi quella determinazione, quella spregiudicatezza ma anche quel senso di responsabilità, quell’investimento sui propri mezzi che hanno non dico gli slavi, che sono forgiati così dal proprio sistema di allevamento, ma gli spagnoli per esempio – e che noi proprio non abbiamo, e il caso Ale Gentile, un ragazzo dai mezzi smisurati, che invece s’è rovinato andando oltre il livello giusto di confidenza, spregiudicato ma non responsabile…

    Invece di fare il tacchino alle partite della nazionale, e alle finale delle coppe italiane, forse Petrucci dovrebbe ripercorrere le linee dei vivai in tutta Italia, facendosi guidare, consigliare e gestire da professionisti preparati.
    C’è stato un momento nella storia del basket italiano che i vivai nostrani creavano squadre campioni d’Europa a ripetizione, per tutti gli anni 80 per esempio. Cosa s’è perso da lì in poi? E perché? E come rifarlo?

    Avendo visto le finali U18, poi U19 nazionali per molti anni, la mia impressione è che a quell’età quelli forti sono talmente più forti degli altri, che li tengono per vincere e non gli insegnano niente, non gli insegnano a stare in campo.
    Ricordo per esempio Andrea La Torre che ho visto dominare la sua finale con la Stella Azzurra di Roma, passato anche da Milano e Cantù, oggi a Nardò in A2, che aveva fisico e tecnica, ma non quella che poi si chiama genericamente personalità.
    O Pajola, forse ancora più dominante nella sua finale, al quale però non hanno insegnato l’altra metà del gioco, il tiro e in generale l’attacco.

    Per dire che Alviti, se continua con quelle esitazioni, secondo me rischia grosso come giocatore, dopo avere dato l’idea per qualche momento in questa stagione, di potere veramente fiorire.
    Ma ci vuole una testa diversa. Perché quel tarlo dell’esitazione, di non prendere i tiri che devi prendere, è proprio un problema di testa.

    Belle le stoppate di Biligha.

  2. Perché non rifare i vivai? €€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€: ecco la risposta. Chi investe in questo sport che non ha visibilità? Solo alcuni imprenditori appassionati.
    La verità è questa.

    1. Non credo sia solo quello.
      Bologna per esempio ha il vivaio meglio organizzato di tutti, per esempio.
      Non soltanto perché vince spesso il titolo juniores, ed è comunque praticamente sempre almeno in semifinale, ma perché gli italiani “buoni” vengono dal suo vivaio, Moraschini, Pajola, per dirne solo due.

      Anche Milano investe abbastanza e vince qualcosa, ma non produce, mi sembra, eccellenze da vertici dei professionisti.
      Fa la leva dei giovanissimi e l’accordo con la maggior parte delle società giovanili nel territorio, i giovani sono curatissimi, ma non sbocciano davvero, direi.
      Come mai? Non lo so.
      Ma se fossi Petrucci comincerei da queste realtà, includendo magari anche Stella Azzurra Roma e Assigeco Casalpusterlengo.
      Cosa fanno e come lo fanno, cosa fanno di diverso uni dagli altri eccetera.

      Ci sarebbero molte risposte, sono sicuro, che non sono soltanto nei soldi o nel protezionismo…
      Ma è un discorso lungo e un po’ fuori tema 🙄

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