Panathinaikos vs Olimpia Milano | Il Tabellino di una serata folle, ma vincente

Il Tabellino di Panathinaikos vs Olimpia Milano: un successo cruciale per la squadra di Ettore Messina ad Oaka

PANATHINAIKOS OPAP ATENE-AX ARMANI EXCHANGE MILANO 

(19-14, 17-26, 15-23, 24-13)

Panathinaikos: Macon 9, Papagiannis 11, Bochoridis 0, Kavvadas 7, Kaselakis 7, White 11, Avdalas ne, Nedovic 19, Chougkaz ne, Evans 2, Mantzoukas ne, Sant-Roos 9. Coach Priftis.

Olimpia: Melli 8 (6r), Grant 3, Rodriguez 9, Tarczewski 0, Ricci 10, Hall 8, Delaney 15 (9a), Mitoglou 2, Daniels 8, Alviti ne, Hines 13 (10r), Bentil 0 (5’). Coach Messina.

Note: 58.1-61.1% da 2, 28.6-26.9% da 3, 84-68.8% liberi, 6-10 offensivi, 25-34 rimbalzi, 16-21 assist, 12-13 palle perse

5 thoughts on “Panathinaikos vs Olimpia Milano | Il Tabellino di una serata folle, ma vincente

  1. Basket giocato finalmente!
    Anche se giustamente aperto da un invito esplicito alla pace, coi cartelli in mano a tutti, giocatori e arbitri, e poi tutte le squadre in campo subito prima dell’inizio, compreso staff tecnico – molto bello.

    Milano inizia in pantofole e resta sotto per il primo quarto, ma francamente non ho mai avuto la sensazione che Pana fosse in controllo della partita.
    Semplicemente i nostri tiri non entravano, anche se ben costruiti, perché in pantofole c’è meno spinta della gamba, ma il gioco girava bene e girava bene Malcom Delaney.
    Nessuna ansia. Quella ce la siamo tenuta per dopo.

    Poi nel secondo quarto hanno messo le scarpe, la mira s’è aggiustata, quindi quello che diceva il campo s’è visto anche nel risultato; abbiamo fatto 26 punti, tenendo loro a 17, passando facilmente in vantaggio, replicato nel terzo quarto dove di punti ne abbiamo concessi ancora meno, 15 – facendone noi 23 che per una squadra che segna poco come la nostra, non è male.
    Non deve sfuggire neanche il dato finale dei rimbalzi, a nostro favore nettamente – 34 a 25 di cui 10 in attacco – se non decisivo, sicuramente quasi determinante come ha notato lo stesso Priftis già all’intervallo.

    Poi la confusione, l’assenza mentale quasi totale. QUASI.
    Il gran finale è stato magari anche emozionante, ma francamente l’avremmo buttata via nel più stupido dei modi, sarebbe stato atroce, se l’avessimo persa a quel punto.
    Una serie assurda di leggerezze, per fortuna innocue, alla fine.

    Innocue perché gli dei del basket nel basket stanno in campo, prendono l’ultimo rimbalzo da soli immezzo a tre maglie verdi tra cui da 220 centimetri di Papaiannis – perché essere un dio significa quello, sapere esattamente la traiettoria del pallone rifiutato dal ferro prima che lasci la mano del tiratore e farsi trovare con le mani tese dove nessuno può più arrivare – più dei campioni, solo gli dei, e concludono la partita.

    Dio del basket che ha un nome di cui non esiste il corrispondente nella nostra lingua, Kyle – e come potrebbe?
    Noi magari abbiamo dei campioni, ma gli dei del basket sono altra cosa e sono pochissimi. Uno per fortuna è da noi.

    Lo abbraccio ancora una volta con felicità e ammirazione, e se potessi farlo davvero non laverei la camicia mai più.
    Forza Olimpia!

    1. Ma non la definirei una partita “facile”. Il Pana aveva perso due giorni prima e giocava in casa. Le trasferte di Eurolega non sono mai “facili”, ma è vero che a volte rischiamo di buttare via le partite e forse c’è un perché. Secondo me tenere gli avversari sotto i 70 punti è motivo d’orgoglio ma impone un discreto dispendio energetico difensivo aggressivo difficile da perpetuare per 40 minuti. Inoltre è ovvio che una squadra sotto di dieci, nel quarto quarto fa di tutto di più per riprendere la partita per i capelli, quindi penso sia una sofferenza fisiologica.
      Dieci punti di vantaggio sono tre possessi, tu azzecchi un paio di triple, la squadra in vantaggio sbaglia un paio di tiri e perde palla un paio di volte e la partita si riapre, tra l’entusiasmo dell’inseguitore infoiato dal pubblico,e il nervosismo di chi si vede scippare una vittoria dopo aver condotto per tre tempi su quattro, ed ecco che rischi la frittata. Ieri sera è andata di lusso nel finale solo perché abbiamo un giocatore di lusso e senza eguali come Kyle Hines.

      1. Suvvia, ho detto tante volte che non ci sono partite semplici in Europa, per questo ho usato le virgolette. Mi sembra ovvio che una partita col Pana e una a Madrid abbiano però un livello di difficoltà diverso e quest’anno, numeri alla mano, l’Olimpia ha in media faticato di più con chi stava molto dietro rispetto a chi stava davanti o con lei. Non so se sia psicologia o altro ma credo sia un dato interessante da analizzare.

  2. Davvero troppa fatica per portare a casa una vittoria, non dico facile o difficile, ma contro un Pana che quest’anno è veramente una squadraccia

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