Il 2 aprile 1987 la notte di Losanna: riguarda la finale Olimpia-Maccabi

Fabio Cavagnera 5

La finale di Coppa Campioni in versione integrale, per rivivere le straordinarie emozioni biancorosse di 33 anni fa

Il 2 aprile 1987 l’Olimpia Milano salì sul tetto d’Europa per la seconda volta nella sua storia. Una serata magica per i colori biancorossi, trascinati a Losanna da migliaia di tifosi, in quella finale vinta contro il Maccabi Tel Aviv: la partita, l’invasione di campo e la consegna della Coppa dei Campioni.

In questo periodo difficile, senza basket in diretta da poter guardare dal vivo o in tv, ecco da OlimpiaMilanoTV la partita integrale da rivedere, per rivivere le grandi emozioni di 33 anni fa:

5 thoughts on “Il 2 aprile 1987 la notte di Losanna: riguarda la finale Olimpia-Maccabi

  1. Se qualcosa dobbiamo prendere a spunto, è la grinta che aveva quella squadra.
    Che arrivò alle finali eliminando l’autunno prima l’Aris di Galis e Gannakis come molti di noi ricordano.
    Ma tra tutti, il grande Bobbone McAdoo: aveva 36 anni allora (e non era l’unico quasi giovane della squadra), uno capace tra l’altro di una stagione NBA a quasi 35 di media (senza tiro da tre) oltre una decina di anni prima…

  2. Da notare, tra l’altro, i paninari lampadati a bordo campo, tutti nel loro abbigliamento e acconciatura di ordinanza…

  3. Ho vissuto quella partita nel palaghiaccio di Losanna. Tramite un amico, ci andai con la squadra juniores dell’Olimpia, allenata da Saibene. Alberti, Portaluppi, Caraffini.. C’era anche Alessandro Maldini, fratello del noto Paolo calciatore. Ricordo il freddo del palazzetto, la marea giallo canarino dei tifosi avversari, chiassosissimi ma corretti, gente che si intendeva di basket. Ci si rispettava reciprocamente, cosi’ come le squadre in campo. Ricordo che il parquet doveva essere asciugato spesso. Ricordo la tensione per il match.
    Ricordo le botte tra McGee e Meneghin, le giocate mirabolanti di Premier, la voglia di vincere di D’Antoni e McAdoo. Partita a punteggio bassino e senza grandi strappi nel punteggio, con percentuali al tiro basse. Mike non riusciva a segnare (anche se ha messo una bomba fondamentale, alla fone) ma difendeva alla morte e giostrava il gioco. Anche Bob sbagliava spesso. Dino tirava giu’ rimbalzi e “menava” chiunque passasse a tiro, per blindare l’area. Loro avevano Lee Johnson in grande serata (credo ne abbia fatti 25) e il solito Yamsee. Credo che i cinque del quintetto base milanese abbiano giocato 37 o 38 minuti a testa, o giu’ di li.
    Alla fine a decidere sono state due stoppate stratosferiche di Barlow che hanno dato il la al mini break che ha lanciato Milano sino al piu’ sei a due minuti dal termine. Il finale e’ storia: Mike va in panca per cinque falli e sfonda un cartellone pubblicitario a calci, Dino che ricorre alle cure del massaggiatore (Gallotti, credo) e poi sbaglia il piu’ importante e facile dei canestri, Bob che stringe  la palla dopo l’errore avversario nell’ultimo, strampalato, tiro. Poi tutti (noi) in campo a festeggiare con i nostri  eroi (sportivi). Grazie Olimpia

  4. @Osejin, @U.Fo., @Mr.Tate, @Palmasco e tutti gli altri, spero torniate a questo Blog.

    1. @Di.Me, @Doc63 prometto che non mi arrabbio più . Qui c’è spazio per i vostri commenti competenti

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