Buongiorno Olimpia | E’ il 30 agosto. Se Baraldi vuole agire, è il tempo di dirci come

Alessandro Maggi

La divergenza di opinioni tra Virtus Bologna e Olimpia Milano deve finire qui. Ora si scelga una via d’azione, o si taccia per sempre

Cinque giorni ci separano dalle ore 19.30 di venerdì 3 settembre, prima palla a due della stagione al Taliercio per Reyer Venezia-Fortitudo Bologna, LBA Supercoppa Discovery+. E nell’aria risuonano le richieste di serrata della Virtus Bologna, a contralto delle scelte attendiste di Olimpia Milano.

Parole e fatti ve li abbiamo già raccontati, così come la nostra opinione assolutamente soggettiva, più vicina ai sentimenti “bellicosi” di casa Vu Nera. Dopo due stagioni prese e buttate nel cestino per cause di forza maggiore, parlando di pubblico, una ripartenza al 25%, modificata rapidamente al 35, pur nell’epoca del “green pass”, lascia perplessi.

Al tempo stesso, utile inquadrare la reale dimensione del problema. Se il tema del contendere è il “rischio di disaffezione” del pubblico, giusto combattere. Se, al contrario, si entra in questioni di budget, urge ricordare come l’affluenza sia solo la “punta dell’iceberg”, immagine estetica, ma purtroppo anche illusoria, che la società rende di sé stessa verso l’esterno.

Guardandosi allo specchio, come noto, un club non può più mentire a sé stesso indicizzando il proprio stato di salute con un numero di individui pronti allo spettacolo. La società si fonda su sponsorizzazioni e contributi dei proprietari, in primo luogo. 

In conclusione, è comunque il tempo di guardare il calendario. Siamo al 30 agosto, e forse alle minacce è tempo di collegare anche fatti e piani d’azione. Qual è la posizione dei club di LBA ad oggi? Che dead line si pongono gli stessi in merito all’azione governativa? L’obiettivo è il 50% o il 100% con Green Pass? Come accordare un’ipotetica serrata con gli impegni nelle coppe europee? Come riorganizzare il calendario? 

Se la Virtus Bologna vuole pilotare il movimento, è tempo di passare all’azione, o tutti inizieranno a pensare che il can che abbaia, in fin dei conti, non morde. D’altronde, il pubblico non siede solo a palazzo, ma anche davanti alla televisione. Forse è il caso di iniziare a dirgli di che morte, eventualmente, deve morire. 

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