Buongiorno Olimpia | Processi? Colpevoli? Importante è ritrovare equilibrio

Buongiorno Olimpia con un obiettivo: a più di 48 ore dalla festa di Bologna, sarebbe anche il tempo di ritrovare equilibrio

La stagione è finita, e certamente Olimpia Milano diventerà la squadra con più gare giocate sul pianeta, forse dietro a uno o due team NBA al massimo. Basta? No, ma a più di 48 ore dalla festa di Bologna, sarebbe anche il tempo di ritrovare equilibrio. 

In tanti, Gigi Datome compreso, hanno sottolineato l’inevitabilità di un romanzo il cui ricordo resta focalizzato sulle ultime pagine. Tutto vero, purtroppo, ma quel che è consuetudine non deve per forza indossare gli abiti della logica.

La stagione di Olimpia Milano non può essere racchiusa in quel pur umiliante 0-4, non può lasciar spazio a parole come “fallimento”, non può imporre processi con Ettore Messina nella parte dell’imputato.

Perché non ci devono essere capri espiatori, esattamente come si potrebbero evitare domande persecutorie in difesa di non si sa quale orgoglio biancorosso. La squadra del Forum saluta questo 2020-2021 di ripartenza con una Supercoppa, una Coppa Italia e una Final Four di EuroLeague.

Sono dati di fatto, così come quel tiro di Kevin Punter a Colonia che ci ha portato tutti, e dico tutti, a sognare in piedi sul divano un obiettivo difficile anche solo da pronunciare come ogni sogno proibito.

Forse sarebbe il caso di ricordarselo, così come sarebbe il caso di dare la giusta dimensione plurale a quello che è questo basket europeo, spaccato in due tra EuroLeague e Leghe nazionali, costretto a scendere in campo in competizioni che non rispettano calendari e format dell’altro, con l’aggiunta di regole differenti.

Non mi porrò mai in ostacolo a LBA o alle regolamentazioni FIP, le squadre totalmente nata all’estero mi provocano assoluto ribrezzo così come il solo termine “panda”, ma iniziamo a ragionare su stagioni non più imprigionabili in un testo unico, dove ogni passo è un capitolo autonomo.

EuroLeague, Coppa Italia, Supercoppa e campionato prevedono narrazioni differenti, e il triste finale di uno non può, e non deve, intaccare gli altri.

Risentire a giugno parlare di un Ettore Messina ormai “superato”, o di mancanza di centimetri nel pitturato, dà una profonda sensazione di incomprensione e scarsa memoria (voluta?) di quel che 90 e passa gare hanno detto.

Questa Olimpia Milano deve ripartire, rispetto al passato, da una sola certezza: essere sulla strada giusta. Consapevole, al tempo stesso, di aver sbandierato un obiettivo, lo scudetto, di fatto non perseguito nei fatti.

In Italia, come già aveva denotato il passaggio a vuoto post Coppa Italia, non è nata una squadra perché la componente autoctona, per colpe proprie o non, non ha potuto inserirsi nelle dinamiche collettive.

Triste, in tal senso, sentir ribadire il confronto con i connazionali virtussini. Anche qui, memoria corta, pensando ai due scudetti di Cinciarini da play titolare, alla grande attenzione mediatica sul ritorno di Davide Moretti in estate, al Riccardo Moraschini miglior italiano LBA nell’ultimo anno brindisino, alle corse contro il tempo per avere Jeff Brooks in Nazionale dopo la stagione di Malaga in EuroLeague. 

Il talento c’era, ma Ettore Messina non è riuscito ad accordarlo, a perseguire il doppio sentiero. Un errore fatale, in mezzo a tante scelte vincenti, in un contesto di rilancio europeo del marchio Olimpia e del marchio Armani che deve essere esaltato.

Non si parli di numero di partite giocate, era noto da inizio stagione, esattamente come il dato conclusivo pare poco attendibile perché “caricato” da una Supercoppa che nella fase iniziale aveva il valore della pre-season. Ovvero quel che le grandi avversarie europee hanno vissuto come ogni estate, senza inserirla nel conteggio.

Dopo aver vinto un campionato grazie al ritiro di Ergin Ataman in gara-7, anche la prima final four di EuroLeague costò al Fenerbahce di Obradovic un brusco saluto al titolo nazionale. Sono processi, cui probabilmente si è sommata anche una certa sottostima dell’avversario.

Quel che rimane è un’Olimpia Milano dal valore riconosciuto ai massimi livelli, che non ha saputo individuare mezza modalità per restare in partita con la Virtus Bologna per tre motivi di fondo: mancanza di fusione tra la componente straniera e italica, stanchezza e mancanza di lucidità, assenza di un piano di battaglia dosato sull’emergenza fisica.

Colpe sui cui ragionare, in profondità, senza per questo pretendere processi. Errare è umano, perseverare diabolico come buttare tutto via in virtù di un finale amaro. La strada è quella giusta. Ed è strada di grandezza. Buon lavoro Milano. Buon lavoro Messina.

17 thoughts on “Buongiorno Olimpia | Processi? Colpevoli? Importante è ritrovare equilibrio

  1. articolo perfetto che sottoscrivo in toto. Ci sia di monito futuro e ripartiamo pronti a costruire quella egemonia alla quale aspiriamo. Dobbiamo solo inserire qualche tassello e fare aggiustamenti corretti

  2. Il mio pensiero è allineato tranne per fatto che non di è sottostimati Bologna. È che proprio non ce n’era più. Umiliante lo è stata ma solo nel punteggio che non poteva essere diverso.

  3. Il finale di stagione, la “batosta” che ci siamo presi con la Virtus é stato doloroso e deludente, ma siamo sicuri che non fosse in qualche modo preventivatile (dai tifosi) e preventivato (dalla società)? Io immagino di si, anche se forse non in questa forma devastante (0-4 senza mai poter svoltare la serie). La stagione é stata lunga per Milano come per molte altre, la preparazione atletica in un club del genere non é immaginabile sbagliarla a tal punto, i giocatori non collassano tutti all’unisono da un giorno all’altro. Quindi é un problema di costruzione della squadra, una questione di scelte, consapevoli, fatte in estate e durante la stagione..
    La squadra é stata costruita in modo evidente per l’Eurolega. Il campionato nazionale é un torneo secondario, tanto che non garantisce l’accesso alla massima competizione continentale, cui si accede per via di licenze pluriennali garantite e non per merito sportivo, se non attraverso l’Eurocup. Primi o quinti in campionato nazionale non fa alcuna differenza, in Eurolega siamo e rimaniamo.
    Quindi Olimpia 1 per l’Eurolega: profonda, talentosa, esperta, con un 3 giocatori (Punter, Shields, Leday) in fase di esplosione e diverse colonne solide cui affidarsi.
    Poi Olimpia 2: 6 estratti da Olimpia 1 + 5 riserve (alcune dall’inizio considerate buone solo per il referto, altrimenti da cui si spera di ottenere qualcosina) + Datome, nella speranza che sia in forma e giochi bene, visto che non ha 25 anni e/o il fisico di LeBron James a 34 anni.
    Durante l’anno in campionato é stato evidente che a Messina abbia interessato di piú vincere le singole partite e rafforzare il nucleo “olimpia 1 Eurolega” che non mettere in fiducia gli italiani, magari rischiando di lasciare qualche partita per strada (comunque in stagione regolare 6 partite le abbiamo perse lo stesso).
    Il gruppo degli italiani (tranne un Datome assai altalenante) é diventato il terzo gruppo in ordine di importanza: i titolatissimi, le riserve di Eurolega (Olimpia 1) poi gli italiani, ovvero le riserve di Olimpia 2, l’ultimo gradino delle gerarchie, con alcuni proprio espulsi, come Cinciarini, Moretti, Kuba (preso e rigettato istantaneamente).
    L’Olimpia 1 fa una gran stagione, arriva alle F4 e se Higgins non fosse un genio, chissà, magari saremmo arrivati anche un pelo piú in la.
    Olimpia 2 fa quel che puó. E non puó nulla in una serie di finale serratissima, ovvero un giorno si e uno no, contro una squadra forte, motivata e che schiera un gruppo ampio, la sua squadra migliore. Olimpia 2 contro Virtus 1 significa 6/7 giocatori stanchi contro 10-11 in gran spolvero e tutti cresciuti durante la stagione.

    Insomma, secondo me Messina non poteva non sapere che saremmo stati un pelo in difficoltà in una serie di finale italiana, ma credo che gli sia importato poco. Tutto era proiettato sulla dimensione Europea e li, c’è poco da dire, Milano ha ottenuto quello che andava cercando, ovvero i piani alti della Lega, una presenza non piú da comprimaria, ma da protagonista. E lo ha fatto con una squadra, lunga, profonda, ma priva di un gioco al ferro e di un centro moderno, quindi mascherando problemi piuttosto serie. In Europa Milano é stata eccellente, in campionato ha fatto quello che poteva, fin quando un avversario piú forte (Virtus 1 dopo l’intera stagione é cresciuta fino ad essere assai piú forte di Olimpia 2) non l’ha messa sotto di brutto. come era prevedibile.
    Il fatto che fosse prevedibile non vuol dire che faccia meno male, ma sicuramente vuol dire che si sa dove correggere e regolare, SE si vuole vincere in Italia, perché volendolo si possono lasciare questi italiani qui e puntare a super giocatori da Eurolega e cercare di vincere solo li.

    A me le F4 di Eurolega hanno dato piú soddisfazione di un eventuale scudetto accompagnato da una stagione mediocre in Europa. Poi chiaro… perdere 4-0 con la virtus é orrendo, però ce lo siamo pó cercato, é stato forse il prezzo per essere di nuovo nell’élite europea, e secondo me va anche bene così.

    Adesso vediamo cosa fa Messina per la prossima stagione, la direzione sarà chiara con il mercato. stranieri o italiani, Olimpia 1 solo da Eurolega o anche da campionato. Non sará banale, eventualmente, portare a Milano i migliori italiani.

    1. @Gia dimostra sempre nei suoi post ( rari ma penetranti) di essere un fuoriclasse di ROM

    2. Sono d’accordo e mi ripeto

      Avevamo una Virtus che prima dei playoff aveva giocato abbastanza male e con una difesa orrenda. Le partite con Kazan ne sono una prova. Un allenatore sfiduciato dalla società. Alcuni giocatori fino a quel momento impresentabili uno su tutti Weems.
      Poi il miracolo: Weems tira meglio di Punter, Alibegovic inizia a giocare a basket, Paiola che si mette anche a segnare. Belinelli difende e Teodosic fa il Teodosic finalmente. Bravo Sale che ha lavorato per una Virtus trasformata rispetto all’anno trascorso

      Noi siamo arrivati prosciugati e non solo dal tiro di Punter ma con le semifinali con il Bayern nelle gambe e nella testa.

      Dopo la prima partita (l’unica in cui abbiamo lottato) ci siamo resi conto che non bastava andare a velocità di crociera ma che ci attendevano partite di intensità pari alla Eurolega e li ci siamo sciolti perché era troppo non ne avevamo più per un altra impresa.

      E la dimostrazione è che non ne è mancato uno o due, ma l’intera squadra ha perso meccanismi sicurezze energie mentali perché di fronte magicamente e improvvisamente avevamo di fronte un altro Barcellona. Perché è così che ha giocato la Virtus e noi non eravamo pronti a questa nuova sfida.

      La discussione sulle colpe e colpevoli non mi appassiona. Io so solo che se per l’anno prossimo dopo aver visto il budget mi chiedono:
      Preferisci arrivare ancora alle F4 o preferisci uscire prima in Europa e vincere il campionato non ho dubbi : F4 tutta la vita.
      Credo che questa sia la scelta di tutta Milano a giudicare dai commenti visti sul blog quest’anno.

      Preferisco un roster attrezzato per l’Europa che un Tonut a caso per vincere contro Brindisi e Trento
      Gli italiani forti e giovani e pronti non esistono è inutile (non riusciamo a trovare un centro da 20 anni e via dicendo)

      1. Centro italiano? L’ultimo che si possa dire tale passato da Milano è il grandissimo Stefano Rusconi che però giocava in una squadra da nulla e al pensiero mi viene il magone, anche se i ricordi sono ormai lontani sfocati dal passar del tempo e dalle edizioni non esaltanti di quell’Olimpia

  4. Articolo per gran parte condivisibile, le scelte fatte avevano logica e raziocinio, cosi come logica e raziocinio devono accompagnare le correzioni necessarie alla luce di ciò che è successo. Piccolo appunto: sulle motivazioni che ci hanno impedito di competere con la Virtus non può essere addotta “l’assenza di un piano di battaglia dosato sull’emergenza fisico-atletica”, perchè se non ce la fai, non ce la fai……non ce n’è: nessun artifizio tattico poteva porre rimedio ad un tale divario fisico, che si trasformava anche in divario tecnico

  5. Grazie Maggi, non avresti potuto dirlo meglio.
    Quella che fino a ieri era una bandiera di cui essere orgogliosi è diventato un marchio (facevi meglio a dire “brand”) da rilanciare a livello europeo…

    Questo non è sport, è marketing (e non c’è la sollevazione popolare che nel calcio ha fatto fare la figura del pirla a chi l’aveva promossa). Contenti voi. Nemmeno gli schiaffoni presi in campionato vi hanno fatto male: è solo un obbligo per onor di firma.

    Milano è proprio sempre più una bolla avulsa dal contesto nazionale: è quello che volete, auguri. Comincerò a dire “Duri ai banchi”, c’è molto più cuore…

    1. Grazie Maggi per l’articolo che condivido in pieno.
      Per quanto riguarda il campionato Italia che sta perdendo pezzi vedi Roma sponsor che si ritirano e soldi per le squadre minori che sono sempre meno e palazzetti obsoleti e spesso vuoti penso che il futuro sia sempre più grigio.
      Vincerà il marketing? Non lo so. So solo che se non paghi gli stipendi ai giocatori o li pagano i tifosi che si scandalizzano oppure si chiude.
      Mi è piaciuto pure l’intervento di Gia

  6. Non mi pare il caso che debbano esserci processi o ricerche di colpevoli, non dimentichiamo che stiamo parlando di sport e non del quotidiano sociale o politico. Lo sport alle volte è amaro e non sempre premia il migliore in assoluto, ma chi lo ha praticato veramente sa che questo è uno dei suoi risvolti e per questo bisogna accettare il verdetto del campo senza cercare vendette. Il tempo è sempre galantuomo e sono sicuro che ciò che Milano non ha conquistato quest’anno diventerà più bello e più appassionante conquistarlo nel futuro. L’Armani S.p.A. fattura credo intorno ai 260 mld e ha un attivo di circa 125 mlo per cui può tranquillamente essere Main Sponsor sia per una squadra di Eurolega che per una di LBA senza alcun problema finanziario considerato che l’investimento di tipo commerciale veicola senza dubbio un valido ritorno in termini d’immagine soprattutto in Europa. Per questo l’Olimpia, nel futuro, sostenuta da un qualsiasi brand Armani per le sue tradizioni potrebbe continuare l’attività solo in ambito nazionale con un roster e un allenatore ovviamente adeguato solo per questo impegno e EA7, il marchio sportivo, continuare la sua avventura europea senza preoccuparsi di giocare le partite LBA.

    1. Sarebbe una soluzione ma vedo parecchi ostacoli da parte della federazione. A meno che le due squadre siano come basi comunicanti per l’utilizzo dei giocatori, cioè un Superteam che abbia una rosa atta a garantire i due campionati.

      1. Il mio discorso sarebbe ovviamente proiettato nel futuro non nell’immediato, due società, diciamo Olimpia per LBA per FIP e FIBA e Olimpia1936 (butto un nome a caso) per Euroleague (considerando che ha una struttura sua e l’avrà sempre più nei prossimi anni) facenti capo ad un’unica holding Armani S.p.A. che operano in piena sinergia, due “Silos” che lavorano in due contesti diversi ma con interessi comuni.

  7. Istruire un processo alla squadra dopo una stagione del genere è ingeneroso.
    Condivido molti dei punti di vista qui sopra, tutti espressi con garbo e passione. Nel team c’erano dei punti deboli, ben schematizzati da Gia, che si sono evidenziati durante e dopo gara 1. Bologna ha fatto leva su quel successo, ricompattando un gruppo che con Brindisi aveva faticato parecchio: precisa l’analisi del “miracolo felsineo” fatta da Iellini.
    Il processo è pratica da “tifosotti social”, quelli che strepitano di budget, di preparazione inadeguata, di scelte tecniche inopportune, di giocatori finiti.
    Lo sport è fatto da uomini e in questo sport si vince facendo canestro, Milano non è più stata capace di farlo nel momento più importante del campionato, finite le energie fisiche e poi mentali.
    Siamo rammaricati noi fans, posso immaginare quanto lo sia tutto il team Olimpia.
    La squadra più bella e più forte vista a Milano negli ultimi 20 anni farà tesoro di quanto accaduto. Ne sono sicuro.

    1. Bologna ha faticato con Brindisi? Non mi sembra proprio: 3-0 con le prime due in trasferte. Che questa Milano sia la più forte dell’era Armani non ci piove ma che sia anche la più bella nutro dei dubbi perché per me allo stato attuale la più bella e vincente rimane quella di Luca Banchi.

  8. L’obiettivo di centrare i PO in EL ha obbligato ad entrare in forma presto, sprintare già da ottobre per portare a casa le vittorie necessarie (ricordiamo le 2 vittorie consecutive a Istambul oltre a Tel Aviv, Mosca, Madrid, Kaunas) per stare nelle prime posizioni. Intanto sono arrivate le 2 coppette italiane che certo non dispiacciono ma alla fine hanno mangiato energie. Aver battuto il Bayern e’ stato fantastico ma ha aggiunto un nuovo e piacevole imprevisto ad una stagione allungata dal COVID. Così si è arrivati alla 90’ partita ormai alla frutta. Che altro si poteva fare?rivedere la preparazione e rischiare i PO? Purtroppo una stagione così era difficile da prevedere e programmare, qualcosa doveva perdersi per strada. Poi certo, il gruppo italiano non ha risposto alle attese e in LBA non si vince in 6-7.

  9. Articolo condivisibile ma… ma riconosciamo gli errori di gestione tra autoctoni e non, senza che questo significhi buttare la croce addosso a nessuno. Chi non prova sul campo, non capisce. Ora qualcuno ha provato sul campo e sicuramente ha capito e saprà come provvedere. Ancora: non nascondiamo che il roster manca di presenza, di intimidazione e di punti vicino a canestro. Quel tanto in più che otteniamo con queste scelte nella fase difensiva, purtroppo finiamo per pagarlo dalla parte opposta. Ancor prima della Virtus, almeno altre sei o sette squadre di eurolega ci hanno messo in difficoltà sul piano atletico e fisico, le statistiche lo dimostrano chiaramente. Anche in questo caso, non ha senso attribuire colpe e responsabilità, considerato che malgrado questo problema siamo arrivati alleF4. Però prendiamone atto e cerchiamo di migliorarci.

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