Zach LeDay e lo zainetto: “Mi dà sicurezza”. E rivela il contenuto

Zach LeDay e il suo zainetto: Mi dà un senso di sicurezza. Solo con lui mi sento pronto per andare in campo

Zach LeDay ospite di Eurohoops. Ecco l’intervista integrale rilasciata dall’ala di Olimpia Milano.

SULLE FINAL FOUR

«E’ fantastico. Tutto sta tornando al punto di partenza, da tutto il duro lavoro che ho fatto e che ho cercato di fare per migliorare, per aiutare la mia squadra. Si torna al punto di partenza ed è bello essere alle Final Four, tra le squadre d’élite in Europa».

SU JASIKEVICIUS

«Saras avrà un ottimo piano di gioco, personalmente non spetta a me parlarne. Ci penserà lo staff a studiarlo, a vedere quali vantaggi possiamo trarne. Ma Saras sta solo giocando duro, crede nei suoi assistenti, quindi proveremo a capire come aggirarlo».

SU MIROTIC

«È davvero un grabde giocatore, ha giocato in NBA. Ha giocato ad alto livello per molto tempo. Non vedo l’ora di affrontarlo e fare tutto il necessario per aiutare la mia squadra a vincere».

SUL CONFRONTO BLATT, SARAS E MESSINA

«Blatt era più rilassato. Ma alla fine dovevi sempre sfruttare ogni occasione che ti capitasse. La nostra squadra era costruita in modo diverso quando ero all’Olympiacos , giocavamo un po’ più lentamente. Saras è tutto incentrato sul suo sistema. Si occupa di far funzionare il suo sistema e tu otterrai le risposte dal sistema. Messina punta sul giocare veloce, giocare duro, ed è così che raccogliamo di più, quando corriamo su e giù per il campo velocemente, arrivando sulla linea di tiro libero, ottenendo tiri aperti, passaggi extra. Giocando insieme».

SULLA SUA GIOVINEZZA

«Da bambino non sapevo nemmeno cosa fosse l’Europa! (ride). Ero in Texas, mia madre ha cresciuto me e mio fratello. Ha fatto molti sacrifici per noi, ma è anche un bene per me perché dovevo maturare più velocemente ed essere in grado di affrontare le persone anziane, essere in grado di crescere. Io personalmente sono sempre stato il più giovane, in tutta la mia vita ho sempre dovuto fare un passo passo in avanti. È buono perché mi ha aiutato a prepararmi alla vita adulta e non ho mai, da bambino, mai saputo cosa fosse EuroLeague. Non sapevo cosa fosse l’EuroLeague anche dopo il mio primo anno in Israele! (ride) Quindi sono rimasto sul momento, e faccio quello che posso e do il mio cuore e la mia anima».

SULLA MADRE

«Grazie mamma. Mia madre mi conosce già, parliamo tutti i giorni. Siamo cresciuti insieme come persone. Ovviamente io ero un bambino e lei no, ma abbiamo imparato tante cose insieme. Molti i sacrifici fatti. Mi ha messo in contatto con persone che mi hanno insegnato a lavorare ed essere in grado di portare a termine obiettivi, crescere nel modo giusto. Quindi sono grato a mia madre. Io sono Benedetto. Come lei direbbe “vai avanti, tieni la testa bassa, non preoccuparti per i rumori esterni. Tieni la testa bassa e vai avanti ”. E ti voglio bene mamma! (ride)».

SULLA CICATRICE SULLA SPALLA SINISTRA

«Un giorno mi sono trovato in una situazione accesa in un parco e questo è quello che è successo. Sono stato spinto su una recinzione. Sai, in un parco hanno recinzioni. Il recinto mi è crollato addosso e mi ha tagliato in profondità, quindi fa parte del basket, parte dell’apprendimento, parte del viaggio».

SUL COLLEGE

«Sono molto grato per ogni passo della mia carriera, perché gli alti e bassi nel basket fanno parte del viaggio. Sono tutte lezioni apprese. Ho imparato che tipo di giocatore sono, in che tipo di sistema mi inserisco. Rro giovane e ho preso una decisione e ho imparato da essa. Quando sei giovane, prendi decisioni e impari da esse, questo è ciò che la mia famiglia mi ha insegnato. Sono contento di essere riuscito a portare la mia etica del lavoro ogni giorno, ho imparato a lavorare e continuare a lavorare, anche se non sapevo mai quali sarebbero stati i risultati. Credevo solo nel processo, ed è quello che ho potuto imparare lì. Ho lavorato instancabilmente, sono andato in palestra a tarda notte, alle due o tre del mattino, lavorando. E non ho mai saputo quali sarebbero stati i miei risultati».

SU ISRAELE

«Ho visto lo stile che l’allenatore aveva costruito con la sua squadra. Sapevo che allora Israele non accettava molto i rookie. Me l’ha detto al telefono. Ha detto, Israele non accetta reclute ma credo nelle tue capacità, credo in quello che fai sul campo per adattarsi al nostro stile. E penso che a quel punto avessimo la squadra più giovane in Israele. Sono stato in grado di entrare a far parte di una squadra giovane e affamata e siamo cresciuti tutti insieme come ragazzi, siamo cresciuti amandoci l’un l’altro come fratelli. Eravamo nel bel mezzo del nulla e ad un certo punto ero l’unico rookie del campionato. Ma come ho detto, imparando molto dai miei veterani e dai punti di apprendimento sul campo, solo giocando duro, facendo tutto il necessario per vincere, sono stato in grado di crescere molto lì e imparare».

SUL SOGNO NBA

«Personalmente, qualunque sia la situazione in cui mi trovo, mi concentro solo sul presente. Quindi, il mio obiettivo è concentrarmi per essere la versione migliore di me stesso il giorno successivo e il giorno successivo ancora, e cercare di migliorare. Non riesco a pensare al futuro perché questo mi distoglierebbe dal presente. Cerco solo di controllarlo, fare tutto il necessario per vincere e concentrarmi solo sul dominare il presente».

SU KYLE HINES

«È enorme, è monumentale. Ho sempre pensato che avessimo lo stesso comportamento in campo. Le nostre personalità sono diverse ma il nostro comportamento è lo stesso in campo. Mi ha aiutato molto, per quanto riguarda le persone, le situazioni. Ogni volta che ho una domanda, vado da lui. E’ una grande benedizione per la mia carriera. Prendo solo appunti e tutto quello che posso dai miei compagni di squadra, ma soprattutto da lui».

SUL SUO RUOLO

«Ci ho sempre pensato da quando ho iniziato. Cerco solo di adattarmi a qualsiasi posizione in cui l’allenatore mi ponga. Con le giuste regolazioni, posso sempre adattarmi. Nel mio anno da rookie, il mio allenatore mi ha messo da “3”. Io ho sempre voluto essere versatile. Nello Zalgiris, ho giocato molto come centro, basta lavorare. Sono un’ala forte che può giocare da centro».

SU DRAYMOND GREEN

«Voglio essere come Draymond perché è un vincente. Quello che è stato in grado di fare e l’insegnamento che è stato in grado di portare. Voglio solo fare tutto il necessario per vincere, ed è quello che è stato in grado di fare. È molto versatile, può giocare 3 ruoli e può difendere su tutti i ruoli, quindi è quello che cerco di essere».

SUL SUO TIRO

«A lungo ho giocato a football, quindi non ho mai davvero potuto lavorare a lungo sui fondamentali. Quando finalmente ho iniziato con il basket, ho lavorato sulla tipologia di tiro che potesse darmi più fiducia. L’allenatore che mi ha allenato quando ero più giovane, mi diceva sempre che il mio tocco era giusto, non importa come fosse».

SULLO ZAINETTO

«Mi dà un senso di sicurezza. Solo (assicurandomi) di avere le cose di cui ho bisogno con me mi sento pronto per andare in campo. Ho sempre sistemato il mio zaino nello stesso modo prima della partita. Cosa c’è dentro? Niente di particolare. Bende, nastro adesivo. Il mio taccuino per gli appunti».

9 thoughts on “Zach LeDay e lo zainetto: “Mi dà sicurezza”. E rivela il contenuto

  1. Senza LeDay quest’ anno saremmo diversi, si perche’ accanto al Chacho e a Hines lui c’e’ sempre…
    Lo seguivo dal suo anno in Grecia, era sempre li al centro dell’ azione, a lottare a rimbalzo a fare un tap-in cadendo all’ indietro…
    E’ forte di testa prima che tecnicamente, ha lavorato duro nell’ ultimo anno per garantirsi pericolosita’ anche nel tiro da 3 e si vede…
    Grande giocatore ma anche ottimo professionista.
    Vai Zack!!!!!!!!!!!

    1. Sottoscrivo ogni singola parola. Per me MVP, forse più di Shields, e Shields è un colpo di mercato pazzesco.

  2. Mi piacciono e molto i bravi ragazzi e lui decisamente lo è etica del lavoro fiducia nei e dai compagni umiltà che ti permette di apprendere e talento costruito con l’impegno. Per me la miglior presa Olimpia

  3. Il taccuino degli appunti nello zainetto.
    Questo dice tutto.

    Studio applicazione modestia voglia di imparerai, tutte cose che quando si innestano nel talento portano ad essere un grandissimo professionista.

    I love you.

  4. Lui e Shields devo essere confermati almeno con un biennale. Zack non credo che andrà in nba ma Shavon potrebbe essere tentato.
    Confermarli tutti e due sarebbe un ottimo risultato.

  5. Del giocatore sappiamo quanto è forte, questa bella intervista ci conferma il fatto che è anche una brava persona, con buoni valori e una giusta attitudine nel fare il proprio lavoro, una persona di cui ci si può fidare……anche in futuro

  6. Spero che la società investa su di lui per il futuro. È già nel cuore di noi tifosi, può diventare una bandiera anche per quello che traspare nelle sue frasi: un ragazzo semplice, umile, con tanta voglia di imparare, che una volta in campo diventa un lottatore con la mano di velluto.
    Il miglior 4 a Milano dai tempi di Russ Schoene.

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