Pier Bergonzi: Il treno della storia passa nei secondi decisivi, Milano ci è salita

Alessandro Maggi 3

Pier Bergonzi firma su La Gazzetta dello Sport «Spunto Rosa», dedicato alla conquista delle Final Four da parte di Olimpia Milano

Pier Bergonzi firma su La Gazzetta dello Sport «Spunto Rosa», dedicato alla conquista delle Final Four da parte di Olimpia Milano.

Finalmente! E che brividi. Un immenso Shields chiude la porta al Bayern e spalanca le finestre dei sogni sulle semifinali di Colonia. Era nei piani della nuova Olimpia, quella che Giorgio Armani ha affidato a Leo Dell’Orco e a coach Ettore Messina.

Il merito del ritorno di Milano nell’Elite del basket è soprattutto di Ettore Messina (può condividerlo con Armani e Dell’Orco che gli hanno lasciato carta bianca). L’AX, che ci provava da 13 anni, ha raggiunto le semifinali perché Messina le ha restituito la mentalità vincente.

Vi ricordate come i biancorossi hanno vinto di rimonta gara 1, con quel rocambolesco canestro di LeDay dopo essere stati sotto di 19? Così ieri sera, nonostante quell’ultimo minuto di follia. È nei secondi decisivi che passa il treno della storia e su quel treno è salita Milano.

3 thoughts on “Pier Bergonzi: Il treno della storia passa nei secondi decisivi, Milano ci è salita

  1. “Vi ricordate come i biancorossi hanno vinto di rimonta gara 1, con quel rocambolesco canestro di LeDay dopo essere stati sotto di 19?”
    No, sinceramente mi era passato di mente…

  2. A mente fredda direi che Milano ha dominato questa gara 5. Almeno lo ha fatto per 38 minuti. Poi è un po’ crollata nel finale, direi più per fretta o ansia di finire la gara che per merito del Bayern, che comunque ci ha creduto sino alla fine. La rimessa di Delaney per Shields non era cosa. E Shields è andato incontro al pallone un po’ troppo molle. Paura di vincere? Può darsi.
    QUello che si è visto è che l’esperienza, tanto invocata da molti, si è palesata quando serviva. Non a caso hanno fa tto cose importanti Rodriguez e Hines ma anche Datome. Milano è calata alla distanza anche perchè il Bayern l’ha messa sul fisico. Un paio di falli non fischiati (l’aggancio su Hines in mezzo all’area, il mancato fischio sulla schiacciata di Leday) e la gara è un po’ cambiata. Ma alla fine credo che Milano abbia meritato di passare il turno. Onori a Trichieri ed alla sua squadra che per un soffio è rimasta fuori. Milano ha trovato il fattore “squadra” che era tanto mancato negli anni scorsi, quello che ti fa fare il salto di qualità.
    Un piccolo appunto al Coach: secondo me nell’ultimo quarto avrebbe potuto dare un po’ di spazio in più a Tarczewsky che non aveva sfigurato, per avere un Hines più fresco alla fine, anche se ha fatto le ultime due cosette importanti (stoppata su Boldwin e successiva contesa vinta).

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