Virtus Bologna, è finita. Vince l’Unics, addio sogno EuroLeague

La Virtus Bologna cade in casa con l’Unics, esce dall’EuroCup in gara-3 di semifinale e saluta il sogno EuroLeague

L’incubo è scritto. La Virtus Bologna cade in casa con l’Unics, esce dall’EuroCup in gara-3 di semifinale e saluta il sogno EuroLeague. E’ finita per la squadra di Sale Djordjevic. 107-100 il finale.

La foto della gara nella bomba di Canaan a possesso quasi scaduto praticamente da casa sua. Beffa irreale, e per i russi sono 24 di Smith, 22 dell’ex White e 20 dell’ex Brindisi Brown. 14/29 da 3, e tutto nonostante il brutto infortunio di Morgan.

Per la Virtus sono 24 di Belinelli, 13 di Hunter e 25 con 9 assist di Teodosic.

43 thoughts on “Virtus Bologna, è finita. Vince l’Unics, addio sogno EuroLeague

  1. Fammela dire tutta!
    Io volevo davvero Bologna in EL.
    Davvero.
    Ma quando stasera sono passato ben soddisfatto da Milano a Bologna non c’è niente da fare, devo essere sincero: noi vederli perdere così, mi ha dato gusto.
    Sono contraddittorio e controverso, viscerale e mentale, lo so.
    Che ci posso fare.
    MI fa piacere, del resto, partecipare sinceramente all’immenso dolore che stanno provando i virtussini stasera.
    Un’occasione d’oro, un budget buttato al vento.
    Ciao Sale.
    Credo sarà la conclusione logica di stasera.

  2. Direi che il cambio allenatore e’ certo ma forse anche la rifondazione totale.
    Puzza di Olimpia stile pre-messiniano…

    1. Si, ma siamo sicuri che il simpaticissimo e soprattutto mai arrogante Zanetti abbia le risorse simili ad Armani? E soprattutto una Virtus senza Eurolega non attira di certo i grandi giocatori. Noi prima di Messina, l’Eurolega l’avevamo in tasca.

  3. Dispiacere per la sconfitta di Bologna?!? No no, io ho goduto, e parecchio! E sulla tripla decisiva di Kazan da 9 metri ho riso per 5 minuti di fila.
    Un saluto ai simpaticissimi Zanetti, Baraldi, Teodosic e Belinelli.

    1. Concordo al 100%, NON mi dispaiccio per nulla per la sconfitta dei simpaticoni Baraldi&co.!

      Se devo invece fare un discorso un po’ piu’ serio, dico che l’ anno prossimo forse non avremo neanche i nemici di Cantu’ e Roma in A1, 2 piazze storiche per il Basket Italiano… la Virtus BO solo in campionato e non in Eurolega non e’ certo un gran risultato per il Basket Italiano!

      Pero’ tornando a fare il tifoso Olimpia… non ci perdo il sonno!

  4. Mi dispiace per Bologna, ma oggi difensivamente non ci hanno capito nulla. La coppia teodosic belinelli in difesa è stata massacrata

  5. Vorrei dire che mi dispiace , perché è una squadra italiana . Ma l’arroganza e ignoranza di Zanetti e dello staff Bologna sono talmente alto che non riesco a dispiacermi. Ciao ciao Bologna , potete continuare a andare al cinema i giovedì/venerdì e seguirci in Eurolega .

  6. Avere due squadre in EL sarebbe stato utile e bello.
    Probabilmente pagano un po’ di incapacità organizzativa e manageriale.
    Credo che Sasha pagherà per tutti. Via lui, difficilmente la Virtus avrà voce in capitolo per il titolo

  7. Quello di stasera, era solo un piccolo antipasto, rispetto alle 34 partite di Eurolega. Hanno evitato una stagione da incubo, ed il bello, è che non se ne rendono conto.

    1. Anche secondo me. Hanno una squadra che se facesse le W della stella rossa sarebbe un miracolo

  8. A me dispiace solo per Sasha Djordjevic, per il resto hanno raccolto quello che hanno seminato: il nulla cosmico!

  9. Peccato, col passaggio in Eurolega il tonfo con annesso danno economico e d’immagine nel 2021/22 sarebbe stato molto più eclatante, mi dispiace solo per questo.

  10. Non sono anti-Virtus. Anche io avrei preferito un’altra italiana in EL. Mi preoccupa solo che ora la giocheranno tutta in LBA .

  11. Splendida serata di basket. Proprio non sopporto la V, la loro spocchia il credersi al di sopra delle regole, di essere loro il basket quando in realtà sono falliti e ritornati in auge con un manager che non piace nemmeno un po’ . Se non vincono lo scudetto questi si sfasciano ancora. E pazienza se Bologna non avrà il suo derby scudetto, il mondo va avanti anche senza di loro.

  12. Mi spiace per la Virtus e perché in prospettiva vedere crescere una contendente dell’Olimpia farebbe bene a tutti.
    Capisco la pancia del tifoso ma non il cervello che in queste occasioni non funziona. PALMASCO mi deludi.
    Poi dal punto di vista tecnico sono troppo poco atletici per ambire all’Eurolega. Il duo Teodosic Belinelli se non supportato non è sufficiente.
    Spero però che trovino le energie e gli sponsor giusti per investire.

    1. Sinceramente fatico a seguirti. Cioè, capisco cosa intendi dire, e magari potrei anche in linea di massima essere d’accordo, ma per quanto mi riguarda sia la pancia che il cervello mi dicono, da tifoso Olimpia, che la Virtus deve perdere da qui all’eternità, sempre e per sempre, e che l’Eurolega la vedano con il binocolo.
      Mi spiace, ma la Virtus proprio no.

      1. La seconda squadra italiana in Eurolega sarebbe stata utile al basket italiano? Certo forse anche per far capire a tanti quanto è difficile avere un doppio impegno e come sia alto il livello in EL. Io sono felice della loro sconfitta anche se mi sarebbe piaciuto vederli in EL a prendere padellate in faccia. Hanno fatto 6 mesi importanti (perdendo comunque le partite che contavano) e si sono subito sentiti squadra top in Europa. Ho letto tifosi Virtus che dicevano che con il loro roster di quest’anno avrebbero lottato per i PO in Eurolega !!! Non hanno perso occasione per mettere sempre in mezzo Milano. Ci hanno battuto lo scorso anno in una partita e subito si sono sentiti i campioni d’Italia. E adesso in nome della sportività dovrei essere dispiaciuto? Ho sempre sostenuto che con l’Eurolega si fa la storia ma la soddisfazione che mi da battere Bologna, Varese, Cantù o Venezia è unica…

      2. Mi spiace Cap apprezzo quando scrivi, spesso sono d’accordo ma quando si diventa tifosi nel senso più estremo, la pancia ed il cervello non vanno mai d’accordo e così succede anche a te in questo caso. Dimmi chi oggi è intenzionato ad investire nel basket oltre Armani? Dimmi quale è la città con più tifosi che può attirare un investitore?
        Se rispondi con il cervello capisci anche la bestialità che hai scritto.

      3. Caro Iellini, non ricordo sinceramente se era sempre con te che avevo avuto uno scambio di opinioni la scorsa settimana circa un possibile abbandono del campionato italiano da parte dell’Olimpia, fatto sta che anche lì mi era stato risposto che avevo scritto delle bestialità. Poi ieri è stata pubblicata, proprio qui, la notizia che 7 club di Eurolega, tra cui Milano si sono incontrate ad Atene e di cosa hanno discusso tra le altre cose? Del futuro abbandono dei rispettivi campionati nazionali. Ma guarda un pò, che strano…

        Prima ci si mette in testa, noi tifosi, che l’Olimpia è indirizzata sempre più alla creazione di un campionato europeo, prima ci abitueremo all’idea che il campionato nazionale, per la stessa Olimpia, vale sempre meno tanto che prima o poi molto probabilmente l’abbandonerà.
        Perchè un conto è dover gestire l’impegno di un campionato nazionale + qualche partita infrasettimanale di coppa, come era un tempo; un conto è gestire l’impegno della contemporanea partecipazione a due campionati, di cui uno assume valore 100 e l’altro al massimo 10. Impegno ingestibile in termine di budget, di rischio infortuni, di stanchezza, di continui spostamenti etc.

        Se il basket italiano deve sempre e solo puntare ad avere il grande investitore di turno che decide di sperperare denaro proprio per approntare una squadra di livello, ecco che il basket italiano ha già perso in partenza, ed infatti è in crisi da anni grazie alla miopia di chi lo governa.
        Il futuro dell’Olimpia è rappresentato dal campionato europeo, della LBA interessa sempre meno, bisogna farsene una ragione, allo stato attuale le cose stanno così. Poi magari in futuro gli scenari cambieranno, nessuno ha la sfera di cristallo, ma una certa strada mi sembra intrapresa.

        E proprio dallo scarso interesse dell’Olimpia per la LBA, sopratutto in regular season, prendo personalmente spunto quando affermo che è inutile essere tragici se Milano perde con Varese o a Brindisi, partite che contano zero all’interno della stagione milanese. E trovo di conseguenza esagerate le 1000 preoccupazioni, le 1000 critiche, gli editoriali preoccupati del grande Gamba etc.

        Ad un Olimpia “europea” interessa zero se vi sia o meno Bologna in Eurolega.
        Poi la presenza di una seconda squadra italiana sarebbe in generale una bella cosa, ma di tutte tranne che della Virtus Bologna Castelmaggiore alla quale auguro ed augurerò sempre, sportivamente parlando, le peggio cose.
        In Eurolega vi dovrebbe essere, innanzitutto, una squadra che rappresenti la capitale, che avrebbe sì, in quel caso, milioni di tifosi ed un PalaEur stracolmo.

    2. Giulio capisco, non mi stupisco.

      Posso dire soltanto che avresti dovuto essere con me dietro al mio schermo, mentre guardavo gli ultimi minuti della loro partita, e senza volerlo godevo delle giocate Unics e soffrivo per una possibile rimonta, quando Bologna aveva la palla in mano.

      È andata così, le emozioni sono cose troppo recondite e personali per sindacarle.
      Ciò detto credo anche che non per questo sia obbligatorio esprimerle ogni volta.
      Di certo non lo avrei fatto su un sito Virtus.
      Qui sapevo di poterlo fare.

      1. No mi spiace non si tratta di emozioni, ma di approccio e di cultura sportiva.
        La logica del tifoso che è tale perché ha dei nemici la considero becera ed anche pericolosa.
        La logica del nemico porta nello sport e purtroppo non solo in questo delle tragedie.
        Quindi Palmasco continuo a stupirmi di quello che hai scritto perché tu non sei un pivellino e non dirmi che esagero perché il meccanismo del nemico e di quello diverso da te si annida in tutti gli anfratti.

        La finisco qui e non parlerò più di Virtus aspettiamo next week

      2. Il tifo è fatto di emozioni, è fatto di tifo a favore e di tifo contro, un tifoso non può essere “tifoso” ed avere raziocinio, è un’incongruenza. Se elimini le mozioni dal tifo, elimini il tifo stesso.

        Perchè becero? Perchè pericoloso? Mica mi metto a insultare la Bologna di turno, mica faccio il capo ultras. Semplicemente spero che Bologna perda sempre tutte le partite che gioca, fregandomene altamente, nel suo caso, di un presunto bene del basket italiano.
        Se mi togli il tifo contro a Bologna, se mi levi la possibilità di gioire per ogni sconfitta ed umiliazione (sportiva ovviamente) subita da Bologna, levi dal tifo le emozioni che sono la base del tifo stesso.

        Se ieri al posto di Bologna ci fosse stata Venezia, tanto per fare un esempio, avrei simpatizzato per lei senza alcun problema.

      3. Mah insomma… nemico… ho scritto solo che tremavo quando avevano la palla, e non riuscivo a non compiacermi quando segnava Unics.
        Erano libere emozioni, in un momento libero dettato dallo schermo, in cui mi sono abbandonato alla visione pura.

        Anche quando guardo l’NBA vorrei sempre tifare per S.Antonio per la presenza di Pop, ma quando poi guardo la partita, vedo che soffro se segnano, e godo se segnano gli altri.
        Libere emozioni in momenti liberi dettati dallo schermo, abbandonato alla visione pura.

        Bologna tra l’altro la amo come città, ci ho trascorso degli anni, amo quello che fa il settore giovanile della Virtus – eccezionale unico in Italia per livello di formazione giocatori -, amo Pajola, quando vedo giocare Teodosic m’incanto.
        Eppure ieri sera le mie emozioni giravano altrove, libere e pulite.

        Non mi parlare di odio, nel mio caso, non mi parlare di nemico, lasciami vantare il mio senso dello sport che ho dimostrato in ben altre dimensioni che quella online.
        Mi vedo costretto a rifiutare il tuo giudizio, penso proprio tu non m’abbia capito e credo anche d’intuire perchè.
        La sento come un’incomprensione, non un’offesa, sia chiaro.

  13. Dobbiamo pensare che il basket non può finire a Bologna, magari deve recuperare piazze come Roma, Napoli, Firenze e in un certo senso anche Torino, intendo con una proprietà locale con passione per il gioco. Il derby di Bologna già a Modena non appassiona più nessuno, proviamo a mettere in campo le maggiori città italiane, forse è davvero l’occasione di rilancio. Se Baraldi poi è così scontento, si rivolga ad altro e noi ce ne faremo una ragione.

  14. Quando si parla della Virtus il livello del blog crolla.
    Mi spiace molto leggere che uno è contento se un altro perde.
    Bene avremo 2 squadre francesi 2 tedesche fra un po 2 dell’Islanda ed una Italia. Chi si accontenta gode. Il problema è come gode.

    1. Ma il tifo è fatto di sfottò con amici e conoscenti (oggi spesso tramite social). Non vado al Forum con lo stesso spirito con cui vado al cinema. E’ passione, divertimento, è fare il c..o agli amici che tifano un’altra squadra e subirlo quando invece perde la mia. Non è violenza, offesa o altro ci mancherebbe, non ho mai insultato nessuno nemmeno allo stadio o al Forum, non fa parte del mio essere uomo, non solo tifoso. Sono contento se Milano è ai PO e Bologna perde, certo non mi cambia la vita, non me la cambia nemmeno se Milano vince l’EL ma sono un tifoso, spendo soldi per l’abbonamento, per le trasferte, è la passione, è la vita. Non vedo, perdonami Iellini, perchè sostenere che il livello scende se qualcuno fa il tifoso. Non è questione di cultura sportiva. Non ho cultura sportiva se non accetto la sconfitta, che invece fa parte dello sport, se sono violento o becero, se cerco di imbrogliare per raggiungere la vittoria. Non se faccio il tifoso.

  15. Comunque un’altra Italiana in EL la vedrei di buon occhio. Appunto, un’altra che non sia la Virtus. Con la loro spocchia di essere i migliori ed al di sopra di tutti, hanno stufato.
    Ricordo anni fa più di 20, c’era una bella maglietta con scritto “Odio il Brodo”, tra parentesi direi Knorr (risata).

  16. Peccato, il movimento italiano è in drammatica anemia (l’Olimpia fa fatica a mettere a roster 6 italiani competitivi a livello europeo…) e serviva come il pane un’iniezione di visibilità e capitali. Non giudico chi gode per Bologna fuori dall’EL, ci mancherebbe altro, ognuno tifa come vuole. Io personalmente credo che sia molto pericoloso questo periodo storico per un movimento che è legato a una società per rimanere rilevante a livello internazionale e, francamente, anche un po’ a livello nazionale.

  17. Le emozioni vi posso assicurare si provano anche senza tifare contro.
    Un conto è se Bologna gioca contro Milano, un conto è se gioca contro dei russi.
    Comunque naturalmente nessun giudizio sulle persone, solo una piccola riflessioni sull’essere tifoso.
    Amici come prima

  18. Capisco e, come già detto, condivido in linea generale il discorso di Iellini, ma il tifoso non può anche essere razionale, tifo e razionalità sono concetti incongruenti per natura.
    Se per me la Virtus Bologna rappresenta l’Avversario sportivo per antonomasia, quello a cui, finchè avrò vita, augurerò di perdere qualsiasi partita/competizione/torneo/campionato/amichevole/triangolare, ebbene non posso, da tifoso, essere dinanzi alla tv guardando una partita di Bologna di una semifinale europea e augurarmi che vinca. Bologna ha perso ed io sono andato a letto felice, questo è quanto. E immaginarli fuori dall’Eurolega, loro che si vantavano delle ennemila vittorie consecutive in Eurocup, mi ha provocato immenso piacere. Mi sono gustato appieno ciascuno dei 107 punti che hanno subìto (a proposito, hanno una difesa ridicola!!).

    Per il basket italiano sarebbe stato positivo avere una seconda squadra in Eurolega? Certamente, avessero assegnato una wild card alla Virtus non avrei potuto farci nulla, ma siccome Bologna doveva guadagnarsi l’Eurolega vincendo sul campo, ecco che ieri sera ho sperato vincesse Kazan e non me ne vergogno. Ogni sconfitta di Bologna è una piccola gioa per me tifoso.

    Ci riproveranno l’anno prossimo, ed io l’anno prossimo sarò ancora qua a sperare che sul campo prendano batoste.
    E il basket italiano, se ne avrà la forza e soprattutto le capacità, si riprenderà anche senza la Virtus in Eurolega. Altrimenti, non sarà di certo l il solo fatto di avere anche la Virtus in Eurolega a “salvare” il basket italiano.

    L’Olimpi fa fatica a mettere a roster 6 italiani competitivi in Eurolega? L’Olimpia ha 6 italiani a roster perchè obbligata dalle regole della FIP, altrimenti quasi sicuramente non ne avrebbe più di un paio di quelli attuali e tutti gli altri giocatori sarebbero stranieri.
    E per sfornare italiani di livello bisogna rimboccarsi le maniche e tornare a lavorare sui vivai, in generale, a formare gli allenatori etc. altrimenti puoi anche avere 5 squadre in Eurolega ma gli italiani di livello sarebbero sempre pochissimi.

    1. Giocare in Eurolega richiede italiani di un certo livello, il che significa che comunque la produzione dei vivai dovrebbe andare di conseguenza. D’accordissimo che è un lavoro strutturale lungo e che non si risolve con una wildcard ma è un lavoro che diventa più facile quando i giocatori possono misurarsi a livello internazionale.

  19. Anche in Eurocup o BCL, ci si misura a livello internazionale, un po’ più basso ma sempre internazionale.
    Eppure, neanche nelle squadre che fanno queste coppe gli Italiani hanno molto spazio.

  20. E poi vediamo i Polonara, i Fontecchio, e prima i Datome e Melli che nelle altre squadre, giocano. Eccome

  21. L’Olimpia, prima del problema di avere 6 italiani a roster competitivi in Eurolega, ha il problema di riuscire ad avere 6 italiani a roster competitivi in LBA…
    Basti vedere che noi semplici tifosi siamo qui, ogni domenica, a chiederci perchè Cinciarini, Biligha, Moretti & c. vengano utilizzati poco.
    Poi l’essere in grado di tenere il campo anche in Eurolega diventa il passaggio successivo, ma il problema di fondo è che Milano fatica ad avere 6 italiani da schierare fissi la domenica nella rs LBA che permettano realmente turnover con gli stranieri.
    E la soluzione non è avere Hackett, Melli, Datome e compagni cantante, cioè quei pochi giocatori italiani di livello, che essendo appunto di livello 1) chiedono uno sproposito come stipendio essendo appunto “italiani” e 2) sono paragonabili agli stranieri in quanto a necessità di rifiatare in LBA dato che giocherebbero titolari già in Eurolega.
    Milano ha necessità di avere il Moraschini della situazione che, anche se non gioca in Europa, sia in grado di essere titolare in LBA garantendo un certo tipo di rendimento e di risultati.

    1. E dove sono i Moraschini della situazione? Io non ne vedo in giro. E giusto che se gli italiani valgono vengono retribuiti il giusto o bisogna solo strapagare i giocatori stranieri?

      1. Ma no, è giusto che l’italiano di liveloo sia pagato per quanto vale, intendo dire che in un’ipotetica trattativa gli italiani possono sempre far pesare il fatto di essere appunto “italiani”, che per una società italiana sono essenziali in quanto in LBA vi è l’obbligo di schierare giocatori italiani (a differenza dell’Eurolega), quindi gli italiani sanno di essere preziosi e quindi hanno spesso e volentieri il coltello dalla parte del manico in sede di trattativa. E un italiano ti chiedere sempre uno stipendio maggiore rispetto ad uno straniero di pari livello, per tale motivo.
        Ma al di là di questo, il problema di Milano non è avere un Melli a roster, a cui magari devi garantire 2mln annui, bensì un italiano che ti possa tenere il campo in LBA, NON GIOCANDO IN EUROLEGA, garantendo determinate prestazioni e risultati in LBA.
        Se Milano prendesse Melli, lui giocherebbe titolare in Eurolega e saremmo qui, alla domenica, a chiederne il mancato utilizzo contro l’avversaria di turno in LBA “perchè altrimenti c’è rischio che si infortuni e lui ci serve sano martedì in Europa” (esempio a caso).
        Il problema di Milano è trovare giocatori italiani che giochino alla domenica in LBA risparmiando reali minuti agli stranieri di Eurolega ed agli eventuali italiani forti. E non è una ricerca facile, dato he ogni anno siamo qui a chiederci come mai Moraschini non sia in grado di farlo, come prima non era in grado Abass, o Fontecchio e via dicendo.
        Cioè, o si cambia approccio con la LBA, oppure è un problema che ritengo di difficile risoluzione.

      2. Infatti condivido il tuo pensiero perché il problema di Milano, e non da quest’anno, è proprio quello di reperire italiani che possano giocare in LBA facendo rifiatare quelli che giocano in Coppa. Però è anche vero che bisogna dargli fiducia e farli giocare con continuità mettendo in conto che possono sbagliare.

  22. @cap
    L’errore fondamentale del tuo ragionamento, secondo me, è il suo punto di partenza.
    La sua base che tu dai per scontata – e invece secondo me non lo è affatto.

    Ovvero l’assunto che siano necessari dei giocatori, italiani in questo caso, per “far rifiatare i campioni”.
    Anche se è largamente condiviso, formulato così resta grossolano e, alla fine sbagliato.

    Per tante ragioni.
    La prima è di credere che in assoluto per un campione di primo livello sia nocivo giocare due partite a settimana, qualche volta tre nei quattro doppi turni EL di stagione.
    Ci sono due ragioni per cui questo non è vero.
    La prima è la preparazione dei campioni, anche mentale: non saranno quei 20 minuti la domenica ad affaticarli – ricordo che se non giocano si allenano, e che l’allenamento è qualche volta più pesante fisicamente e mentalmente più noioso della partita.
    La seconda è che la maggior parte delle partite di LBA per Milano sono equivalenti a uno scrimmage, senza false modestie, dunque sono più divertenti di un allenamento e condotte a un ritmo che affatica meno degli stessi.
    Di fatto le partite di quel genere vengono decise dal quintetto, agli altri si chiede di tenere il vantaggio.

    La seconda ragione per cui il rifiatare è troppo grezzo e grossolano come presupposto, è che nel piano di un allenatore del livello dell’Olimpia, Messina in particolare, l’intera stagione è un processo di costruzione e adattamento, ogni singola partita.
    Si prova, si esperimenta, si esegue: l’allenatore deve vedere che i suoi piani trovano attuazione, e deve vederlo nei giocatori fondamentali, e deve vedere che gli altri riescono ad inserirsi.
    Deve vedere la squadra giocare bene, in altre parole.
    È più importante che vincere sempre. Quindi i “suoi” uomini devono stare in campo.
    La buona organizzazione e la buona esecuzione sono molto, molto più importanti di qualche segno di affaticamento.

    Questo premesso, che il “quintetto” deve giocare, e che giocare venti minuti o giù di lì non gli fa male, è evidente che se i secondi tenessero il campo, tutto sarebbe più facile.
    Ma non ti pare che sia il caso dell’Olimpia?
    Delaney, Punter, Shields, LeDay, Hines sono il quintetto, poi ci sono Rodriguez, Roll e Datome/Micov che sicuramente tengono il campo: sono 9 giocatori. Come rotazione non malissimo.
    Mettici dentro Moraschini/Brooks a minutaggio inferiori, ma comunque presenti, e Tarczewski, e siamo a dieci giocatori abbondanti di rotazione.
    Dunque non male.

    Si può ancora dire che il nostro problema sono le rotazioni?
    Non mi pare proprio.
    Del resto con la struttura attuale siamo arrivati al prestigio in EL eal momento secondi in campionato, massimo terzi.
    Ha funzionato, direi, inclusa l’incidenza degli infortuni che comunque vanno previsti.

    Dove il sistema sembra stia andando in crisi, almeno nella mente dei tifosi più sprovveduti, è al livello attuale di competitività che Milano ha raggiunto.
    Adesso dobbiamo giocare e vorremmo continuare a vincere con quelle che sono veramente forti in Europa.
    Lì il nostro problema non è però certo uno di rotazioni, quanto piuttosto di mancanza di giocatori di quel livello nei ruoli dei lunghi.
    Per giocarsi il titolo davvero serve un centro di livello superiore a Kaleb, ottimo fin qui, ma non oltre, e un’ala forte che difenda come Brooks, ma sappia farsi sentire in attacco ai livelli di LeDay.
    Dunque due giocatori chiave, più che due sostituti, anche se giocherebbero dopo Hines e LeDay.
    Per me poi servirebbe un play d’ordine a inserire tra Delaney e il Chacho, uno che sappia tenere la squadra con personalità e andare a canestro se necessario.
    Se le regole non c’imponessero Cinciarini Moretti e Biligha, dispiace dirlo, potremmo pagarlo tranquillamente…

    Sono dunque i sostituti chiave, e non le rotazioni da defaticamento, secondo me, le necessità del prossimo step in alto della nostra squadra, salto che è già cominciato quest’anno un po’ prima del previsto.
    Ecco perché c’è spazio per qualche sfocatura di visione nei tifosi.
    E il problema dell’’affaticamento lo è senz’altro.
    Pare a me.

    1. @ Palmasco
      Nel mio intervento precedente avevo un pò, diciamo così, semplificato la questione, per evitare di scrivere un commento troppo lungo, ma questa tua risposta merita un mio intervento ppiù particolareggiato, aaffinchè sia più chiaro quale sia il mio pensiero.

      Ultimamente, qua nel blog, che reputo sia un piccolo campione assai rappresentativo di quello che sono, in generale, gli umori, le sensazioni, le emozioni, i pensieri di tutti i tifosi Olimpia, sono emersi parecchi spunti interessanti, alcuni dei quali anche in conseguenza alla sconfitta dell’altra sera della Virtus e alla mancata qualificazione di una seconda squadra italiana in Eurolega.
      La questione delle rotazioni dell’Olimpia in LBA è una questione centrale, a cui spesso Maggi ha dedicato suo interventi. Noi tifosi ne abbiamo dibattuto periodicamente, esprimendo opinioni anche motlo contrastanti, passando da chi ritiene Messina un incapace perchè “spreme” troppo i campioni in LBA, a chi all’opposto lo ritiene sempre esente da errori ed ogni sua scleta sia la migliore possibile, attraverso tutta una serie di sfumature.
      Con la sconfitta della Virtus dell’altra sera, si è aperto il dibattito anche relativo all’importanza di avere una seconda squadra in Eurolega per il bene del basket italiano, per le possibilità che ciò comporterebbe anche ai giocatori italiani i quali avrebbero più occasioni di confrontarsi con il palcoscenico europeo d’elite. Ed effettivamente i giocatori italiani in grado di tenere il campo in Eurolega sono pochi, l’Olimpia non ne ha 6 a roster in grado di giocare in Eurolega stabilmente.
      Vi è stato poi il dibattito sul futuro possibile abbandono della LBA da parte dell’Olimpia, sempre più indirizzata verso la creazione di una lega europea.
      E via dicendo.

      Insomma, le varie questioni, a mio parere, sono collegate tra loro.
      L’Olimpia, partecipando alla LBA, ha l’obbligo di schierare, nelle partite della stessa LBA, minimo 6 italiani a referto, ergo almeno 6 italiani a roster l’Olimpia li deve avere.
      Di questi 6 italiani, 2 sono in grado di tenere il campo anche in Eurolega ed infatti vi giocano costantemente, 1 gioca saltuariamente, 2 giocano pochissimo (quasi mai, possiamo dire) ed uno viene convocato solo se ci sono 3 infortunati per fare il dodicesimo.
      Ma l’Olimpia ha la necessità di avere 6 italiani di livello Eurolega? No, l’Olimpia ha necessità di avere 12/13 giocatori di livello Eurolega, che possono benissimo essere 2 o 3 italiani ed i restanti tutti USA o comunitari.
      L’Olimpia ha esclusivamente la necessità di avere 6 italiani a roster per rispettare le regole della FIP/LBA.

      Quando l’Olimpia gioca una qualsiasi partita di LBA, i 12 che manda a referto sono, sempre, 6 stranieri + 6 italiani. Ciò vuol dire che l’Olimpia può anche avere sotto contratto 10 stranieri, ma a turno 4 di questi in LBA stanno comodi in tribuna. E ciò vuol dire, soprattutto, che i 6 italiani devono essere in grado di dare un apporto “sostanzioso” in LBA, perchè con questi 6 italiani l’Olimpia non affronta solo le inutili partite di rs, affronta pure i playoff: i 10 stranieri ruotano, i 6 italiani vanno sempre a referto, da gara-1 dei quarti fino a gara-7 della finale.

      Il problema, quindi, dell’Olimpia è quello di avere a roster 6 italiani che possano dare un contributo importante in LBA. Quindi non 6 campioni, ne bastano un paio che sino di livello Eurolega, ma tutti e 6 che ruotino più o meno costantemente in LBA, che siano in grado di stare in campo in LBA non solo in garbage time ma anche in qualche momento decisivo.
      Poi ovvio che, come dici giustamente tu, la singola partita di LBA la si vince anche se 3 di questi italiani il campo lo vedono con il binocolo, ottenendo nella stessa singola partita minutaggi equilibrati anche negli stranieri, ma, e qui entra in gioco il discorso del “bene del absjket italiano”, della possibilità che si a ai giocatori di confrontarsi con il palcoscenico europeo, se gli italiani non sono in grado di stare in campo nei momenti decisivi di una partita di LBA, come potranno stare in campo in una qualsiasi partita di Eurolega?

      Il contributo importante degli italiani in LBA non è importante solo per l’Olimpia, è fondamentale pure per i giocatori italiani stessi. E’ semplicemente una logica questione di step: inizia a renderti utile e decisivo in LBA, che poi ti faccio fare esperienza in Eurolega. Ma se in LBA mi dai poco o nulla, come posso poi farti giocare addirittura in Eurolega?
      E bisogna giustamente avere pazienza, permettere ai giocatori di sbagliare, ma allora, appunto, come dicevo, dobbiamo tutti cambiare il nostro approccio verso la LBA: se dopo ogni sconfitta partono le critiche a Messina, gli articoli tragici, Gamba vede fantasmi ovunque, “Olimpia in crisi” e via dicendo, come può un italiano avere il tempo di sbagliare –> imparare –> migliorare?
      Dobbiamo metterci in testa che l’Olimpia è focalizzata sull’Eurolega e in LBA ha tutto il diritto di perdere le partite, soprattutto se vogliamo che sti benedetti giocatori italiani vi giochino con costanza.
      Ma quanta pazienza può avere l’Olimpia stessa in tal senso? L’Olimpia è disposta ad aspettare? La società più vincente d’Italia, che non può permettersi una sconfitta altrimenti è un disastro, ha la volontà di affrontare un campionato per far crescere gli italiani, perdendo quindi partite?
      No so, non ne sono sicuro. L’Olimpia ha bisogno di giocatori già pronti, giocatori di personalità, giocatori in grado di reggere la pressione. Perchè un conto è far faville a Brindisi, o a Brescia, o a Reggio Emilia, un conto poi è scendere in campo con la canotta Olimpia dove, se sbagli, partono subito le critiche, i mugugni, i dubbi. E dove devi vincere sempre.

      Mi auguro di essere stato chiaro, di essere riuscito a far capire perchè per me le varie questioni sollevate ultimamente sono collegate fra loro, scusandomi per la lunghezza.

      1. Grazie per la risposta articolata e interessante; continuo la conversazione perché il tema mi sembra molto utile e interessante, quindi strappo alla regola di non insistere troppo a lungo su uno stesso tema, una volta espresse le proprie opinioni principali – per non affaticare troppo gli altri con questioni personali.

        A me pare che in questo tuo secondo intervento il tema centrale sia leggermente scivolato da quello generico delle rotazioni a quello degli italiani in campo, in LBA e in EL, per la salute del basket italiano e dei giocatori stessi.
        Lo dico perché credo di aver mostrato che le rotazioni da noi sono di dieci giocatori, quindi più che sufficienti, di cui due italiani, Brooks e Datome con una spruzzata di Moraschini soprattutto prima del suo covid.

        Gli italiani in campo quindi, anche per il bene del nostro movimento.
        Beh, come prima cosa mi viene da dire che non è la responsabilità della prima squadra Olimpia quella di far crescere gli italiani.
        Non ne vedo in giro, in Italia, che possano giocare oggi da noi in EL. Dispiace, ma per me è così.

        (di quelli del passato il discorso si farebbe lunghissimo.
        Ma in brevissima sintesi Melli da noi era ancora troppo giovane, faceva errori banali, e non aveva la dimensione che ha acquisito nel tempo, in Germania e poi soprattutto al Fener nelle mani di Obradovic. Intanto però erano passati anni, che nella maturazione di un giocatore sono tappe evolutive fondamentali. In quelle Olimpia di quei tempi, che erano raccolte di figurine e non squadre da competizione, Melli probabilmente non sarebbe potuto crescere come ha fatto, e comunque quando c’era era troppo giovane, inesperto e insicuro. Lo ricorderete.
        Hackett attraversava un periodo personale tempestoso, pare che il passaggio dalla provincia alla grande città, con tutte le sue tentazioni lo avesse stordito – dice il pettegolezzo profondo – era molto forte, ma litigava con tutti, con la nazionale il caso più clamoroso che ce lo tolse per qualche mese, e soprattutto gli veniva chiesto di giocare da prima scelta, ruolo che non poteva reggere – soprattutto in una squadra ancora di figurine tutto sommato. Insomma era in difficoltà personali che ostacolavano il suo talento. Quando la sua vita privata s’è stabilizzata e il suo ruolo in squadra è rientrato nella casella giusta, il suo valore reale è venuto fuori. Ma non era l’Olimpia pre-Messina la squadra per fornirgli quello che gli serviva e che ha trovato a Mosca.
        Chi c’era poi: Gentile? Ah… diciamo soltanto che il soffio del padre non ha aiutato la sua carriera, anzi.
        Fontecchio? Va beh, se ogni tanto fa qualche bella partita all’Alba Berlino siamo contenti, ma insomma non mi sembra che abbiamo perso niente. Diciamo che non è giocatore di sistema.
        In sintesi, quindi certo tagliati con l’accetta, gli italiani ex Olimpia e le ragioni delle loro partenze ed esplosioni altrove quando ci sono state, secondo me).

        Il problema dei giocatori italiani da sviluppare è ovviamente un tema dei vivai – sarebbe la responsabilità forte della federazione.
        Guardi la Spagna, i paesi slavi e impari.
        Da noi un Della Valle, un Moretti solo perché hanno il tiro li fanno crescere come semidei, e quelli alti più di due metri lo stesso, senza insegnare loro nulla di come si stia in campo. Il campo poi ovviamente li rifiuta, a certi livelli.
        Io ho seguito per anni la questione delle giovanili italiane, ho visto personalmente giocare e vincere da diciottenni Moraschini e Pajola, ma anche Tessitori e La Torre e tanti altri, compreso Alessandro Gentile .
        Ci sono dei fenomeni ogni tanto, che a quell’età fanno vincere altre squadre, ma la Virtus è sempre lì, e quelli che giocano davvero in LBA vengono da quel vivaio, lo dico perché per esempio La Torre, oggi a Cantù dopo essere passato da noi, pur essendo dominante in quella finale a Torino con la Stella Azzurra, poi non s’è più visto – incredibilmente, per me.

        Dunque l’allevamento dei giocatori non è facile e il talento non basta.
        Quello che s’insegna, che si dovrebbe insegnare, è lo stare in campo. Ovvero sapere fare un po’ tutto, sapere fare le cose utili alla squadra, imparare le letture, e sapere fare le scelte che contano per la squadra.
        La maggior parte delle giovanili che ho visto invece, giocano per vincere subito, e se hanno un campioncino cavalcano il vantaggio immediato del suo talento e non gli insegnano niente.
        Di italiani solidi ce ne sono pochissimi in giro. Ed è ovvio: non gli insegnano quello che serve.
        Guarda come stanno in campo gli slavi, anche con meno talento, e capisci di che parlo. O gli spagnoli.
        Guarda come si cresce a Madrid. O in Lituania.

        Dunque se gli italiani non trovano posto nel basket di alto livello, non è perché due squadra sarebbe meglio di una, o perché Milano non dà loro lo spazio per crescere.
        Parte tutto da una radice più lontana, la formazione delle giovanili, e la federazione che non ha idea di che cosa significhi, di quanto costi, di che impegno richieda.
        Tanto per dire, basta cercare in rete, e ci sono tanti clinics di Messina di anni fa, che insisteva proprio su questo tema.
        Risultato? Siccome Biligha saltava più di tutti, invece di insegnarli il basket, gli hanno fatto fare il centro che stoppa, finché durava.
        E mi dispiace di prendermela sempre con lui, ma purtroppo è l’esempio perfetto del perché da noi i giocatori non crescono.
        Altro che tenerli in campo per fare esperienza.

      2. @ Palmasco
        Sì, ho cercato, anche un pò banalmente, di raggruppare tutte le questioni nate negli ultimi giorni, cercando di ragionare in termini di rotazioni, italiani a roster, “bene per il basket italiano” etc.
        Il bene del basket italiano si fa tornando a lavorare sui vivai in maniera ottimale, tornando ad insegnare i fondamentali del basket, cercando di crescere i ragazzi con l’obiettivo di formare dei possibili futuri professionisti anche di alto livello.
        Dopo aver fatto ciò, allora sì potremo affermare che per il bene del basket italiano sarebbe utile avere “n” squadre in Eurolega, perchè più squadre partecipano alla massima competizione cestistica europea per club e più i giocatori italiani hanno possibilità di confrontarsi con quel livello e crescere ulteriormente.
        Ma allo stato attuale, dove di italiani di livello Eurolega ve ne sono pochi, avere una o 7 squadre italiane in Eurolega non cambia nulla. Altrimenti si ragiona come Petrucci che l’importante è avere la nazionale alle Olimpiadi, non riformare tutto il sistema basket che non è palesemente più in grado di formare cestisti italiani di livello come un tempo.

        L’Olimpia attualmente ha a roster 6 italiani solo e soltanto perchè obbligata dalle normative FIP, non ci fossero tali regole secondo te (secondo voi tutti) quanti italiani avrebbe a roster? Per me 2 (Datome e Brooks), forse 3 (Cinciarini, perchè capitano), non di più.
        Ma l’Olimpia deve pensare al bene del basket italiano (e quindi avere italiani a roster, permettere loro di confrontarsi in Eurolega, non abbandonare la LBA per disputare unicamente un campionato europeo etc.), oppure il “bene del basket italiano” è di competenza delle federazioni che esistono apposta per questo e l’Olimpia deve pensare innanzitutto al “bene proprio”?
        Perchè l’Olimpia deve essere obbligata ad avere a roster 6 italiani anche se tali italiani non sono del livello a cui vuole e può competere l’Olimpia? Italiani che faticano ad essere decisivi in LBA… Però finchè partecipa alla LBA, l’Olimpia 6 italiani deve averli e l’ideale, visto che l’impegno in Eurolega è sempre più gravoso, sarebbe che questi 6 italiani fossero tutti in grado di tenere il campo in LBA ad un certo livello. Ma non è facile trovarli, questo è il punto.

        Sentito nel calcio cosa è successo ieri sera? Le società big creano una Superlega europea. E il bene del calcio italiano? Signori, la visione romantica dello sport ormai è, purtroppo, superata, prima ce ne renderemo conto e prima smetteremo di soffrirne.

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