Alessandro Mamoli: Non capisco le gerarchie di questa Olimpia

Intervenuto a Radioblablanetwork, Alessandro Mamoli di Sky dialoga sul tema Olimpia Milano: Tutti vorrebbero evitarla nei playoff

Intervenuto a Radioblablanetwork, Alessandro Mamoli di Sky interviene sul tema Olimpia Milano.

Eurolega, Milano il suo status e l’impatto Messina…

«Oggi un giocatore di 25-30 anni ha una fotografia di Messina diversa dalla nostra. Noi abbiamo rispetto per un allenatore che forse abbiamo visto al suo meglio nella prima fase della sua carriera europea. Non che non sia adeguato o che non vada altrettanto bene, ma ad un 25-30enne gliel’hanno raccontato quel Messina».

«Credo Milano oggi dia uno status attraverso uno stipendio che ti viene dato per giocare a questi livelli, è Milano, è Armani. Poi ovvio che Ettore è tra i più grandi allenatori, ma in Eurolega, a parte poche eccezioni, sono tutti grandi allenatori. Trinchieri ad esempio non deve sentisi meno qualificato solo perchè Messina ha vinto di più in passato oppure ha allenato livello più alto. I primi allenatori sono rispettati e ben visti da tutti i giocatori».

L’Olimpia squadra…

«Forse non è tra le primissime 4/5 ma se chiedi a tutte le prime ognuna la vorrebbe evitare in una serie Playoff. Ha buoni giocatori, ma faccio ancora un po’ di fatica a capire le gerarchie. Non tra i big come Rodriguez, Hines, ma alcune gerarchie mi pare le abbiano in mano alcuni che devono farlo perchè altri non lo fanno: un giorno può vincerla LeDay, un altro Shields… Se devo fare una classifica per l’altissimo livello e per vincere, una squadra mi fa capire la gerarchia dall’1 al 10 e Milano me la fa capire dall’1 al 3. Non so se sia un bene, un vantaggio o meno».

23 thoughts on “Alessandro Mamoli: Non capisco le gerarchie di questa Olimpia

  1. Non sono per niente d’accordo con quello che viene riportato delle parole di Mamoli.
    Le gerarchie a me sembrano piuttosto chiare.

    La squadra è saldamente affidata a Delaney, che forse, dal canto suo, deve ancora rendersi conto del detto che bisogna stare attenti a cosa si sogna, perché potrebbe avverarsi! Avrà sognato di guidare una squadra con del potenziale, immagino, e una squadra con del potenziale si trova a guidare.
    È un play con delle qualità importanti, capace di aprire spazi e vantaggi, e molto attento alla gestione della palla, forse meno appariscente dei suoi colleghi più scintillanti, James, Larkin, Wilbekin, ma forse più capace di loro di fare girare una squadra, anche se questo non è immediatamente visibile, e non a tutti. Però è un fatto.
    Certo Delaney non sembra trovarsi perfettamente a suo agio nel sogno che sta vivendo: nonostante la sua esperienza e maturità agonistica, e le sue qualità, il suo rendimento è ancora troppo poco costante rispetto al ruolo che gli viene consegnato, secondo me.
    Come se non si rendesse conto fino in fondo del tesoro che gli è stato affidato, e avesse dei problemi emotivi a gestirlo – con la scusante del comportamento veramente irritante degli arbitri nei suoi confronti; ma anche lui, che continua a sollecitarli quasi a ogni azione, non si aiuta nella soluzione di questo problema.
    Un tema di ulteriore salto di maturità agonistica, secondo me, del leader che ancora non si rende conto di esserlo di fatto, e col consenso di allenatore e staff, e penso anche della squadra.

    Ci sono poi i giovani talenti da crescere e integrare, Shields, LeDay, operazione che mi pare prosegua alla grande, c’è da consolidare la fiducia in se stesso di Punter, e anche questo mi pare che sia in pieno ritmo, poi ci sono le glorie, Datome, Hines, Rodriguez – in ordine esclusivamente alfabetico, ovviamente – che accendono il gioco quando tutto va bene, e contengono le sbandate quando ci sono i momenti di vuoto.
    Che tengono lo spogliatoio unito e concentrato sui temi fondamentali, come si vede dall’ampia comunicazione in campo e in panchina tra gli esperti e tutti gli altri.

    Che poi le partite le vinca Shields o Delaney, o Micov, se è per questo, o Punter, è un discorso secondario, che discende dal primo, quello delle gerarchie, in quanto riguarda le condizioni di forma del momento, le giornate personali di grazia, e tutte quelle variabili che fanno l’essenza di questo gioco, dentro un sistema Messina che sembra creato apposta per esaltarle…

    1. Quindi si sostiene che Delaney sarebbe genericamente per cosi dire attenzionato da parte degli arbitri? Dall’inizio della regoular season in EL? Quindi un complotto orchestrato dagli arbitri di EL contro Delaney? E perchè mai tutto ciò? Ovviamente non è cosi, il fatto è che Delaney ha delle falle nel trattamento del palleggio, usa talvolta non legalmente il braccio esterno incorrendo in O.F., talvolta perdendo il controllo del corpo sfondando. Quindi non è preso di mira, è un buonissimo giocatore, ma non è perfetto in quel ruolo e infatti abbiamo anche il Chacho, che sapientemente mixato da coach Messina da alla squadra una buona playmaking practice

    1. Forse l’unica cosa piu’ grave di quanto letto e’ che ci sia chi concorda. In questo momento nessuna squadra in Europa ha gerarchie piu’ chiare e soprattutto identita’ piu’ della nostra.

  2. Concordo con l’articolo di Mamoli : tra l’altro il fatto che Tarcisio, da più parti considerato un pippone, parta sempre in quintetto lascia qualche dubbio…

  3. Il quintetto che inizia le partite non è necessariamente composto dai 5 giocatori più forti. Altrimenti non si capisce come mai Messina alle volte mette in campo subito Moraschini o Brooks che seppur forti non sono il top della squadra. (e non si capisce perchè Belinelli parte da sesto uomo con Sasha).
    Le scelte dipendono dal piano partita e da come si dispone l’avversario. In particolare Tarcisio alle volte parte in quintetto (non sempre) credo anche per preservare Hines.
    Quindi Roberto la tua considerazione è strana ed un po’ incomprensibile, perchè non è il quintetto che determina le gerarchie.

    Ps: rispondo anche alla tua sottile provocazione sulla sconfitta del Real e sulla proprietà transitiva : Belgrado è una squadra debole che batte il Real e quindi anche il Real non è poi così forte e quindi anche la nostra vittoria vale poco e non bisogna gioire.
    Se questo è il tuo retro pensiero mi arrendo ed alzo le braccia , anzi le braccia mi cadono per terra, se invece sono stato malizioso mi scuso

    1. Non diciamo sciocchezze, vincere in casa del Real è impresa epica ,una delle migliori dell’era Armani e senz’altro quella che da maggiori soddisfazioni ai veri sportivi olimpia, anche considerando le nefandezze arbitrali che regolarmente subiamo su quel campo.

    2. La verità è che questa EL è di livello alto-medioalto, per cui può accadere di tutto dappertutto e non dobbiamo sorprenderci di ciò, tenendo anche conto della vicina cadenza delle partite, degli infortuni, delle assenze legate al covid

  4. Come sentito oggi dal Guazz, il Mamoli guarda troppa NBA tra loro c’è la prima, la seconda e la terza opzione in attacco poca difesa e vai con lo spettacolo. In Europa giochiamo uno sport diverso dove il coach conta davvero e si attacca di squadra seguendo schemi e armonie prestabiliti, dove si difende davvero. La forza di Olimpia è che non ci sono gerarchie prestabilite, che non vuole dire che non ci sono giocatori più importanti, solo che tutti, secondo le circostanze hanno l’opportunità di emergere. Questo è il basket che preferisco,

  5. D’accordissimo con Palmasco, gerarchie chiare, la squadra è affidata a Delaney, poi i leader emotivi e tecnici sono più di uno Rodriguez (moltissimo per la carica che infonde al gruppo), Delaney, Hines e anche Datome. E giustissimo trovo anche distinguere chi fa vincere le partite da chi è leader della squadra. Shields, Le Day, Punter sono quelli che a volte hanno fatto i canestri per vincere, che rendono Milano così “diffusa” non concentrata sul talento di uno o 2 giocatori decisivi. Secondo me è il merito maggiore di Messina, aver creato una squadra difficilmente battezzatile, con tutti potenziali protagonisti (quasi tutti) e dove tutti sanno che sta solo a loro, il sistema gli offre una chance.
    Per il futuro credo che Shields abbia il potenziale emotivo e tecnico per diventare uno dei leader assoluti di milano. Spero almeno.

  6. Le vittorie esterne in EL soni anche il frutto dell’assenza del pubblico nei palazzetti.
    Detto questo, le gerarchie potranno anche non essere chiare a tutti ma questo non e’ detto che sia un punto debole. Anzi: lo conferma lo stesso Mamoli (che stimo molto) quando dice che le squadre top non vorrebero un play off contro Milano, squadra che gioca di squadra e che, di volta in volta, ha un uomo diverso che puo’ decidere le partite. Decisamente un punto di forza.

  7. Mi sembra un intervento di uno che Milano non la segue, ma soprattutto quali sono i pareri che esprime? Messina non è quello di una volta, ma è ovvio che è uno dei migliori, ma tutti i primi allenatori a livello eurolega sono bravi. Ma dai…. Embè?
    Se deve criticare che lo faccia, se deve elogiare pure. Ma dice tutto e pure il suo contrario.
    Come sulle gerarchie. Ci sono i primi 3, ma ne deve mettere in fila 10? Perché? Le gerarchie a me sembrano molto chiare.
    Delaney Chacho e Hines i primi 3, Shields Punter Datome e Leday secondo i contesti, gli altri a seguire e Micov non ancora inquadrato causa assenze. Ma a cosa serve fare la classifica con le posizioni be definite in un sistema dichiaratamente basato su una condivisione spinta della responsabilità?
    Può non piacerti la scelta del sistema, ma se il sistema è questo pure le gerarchie sono estremamente fluide.

    1. Anche la forzatura di Trinchieri cosa ha in meno? Tutto rispondo io. Possono dar fastidio per simpatie personali o meno, ma per non so quanti anni ancora, anche quando smetteranno Obradovic e Messina hanno fatto, fanno e faranno pur sempre un altro sport, gli altri pianeta terra!

  8. Senza farla troppo lunga, che la qualità delle dichiarazioni non lo merita, concordo con marcoolimpia. Sarebbe il caso che Mamoli definisse le gerarchie tra le sue opinioni, perché non si può sostenere ad ogni fiato “tutto ed il contrario di tutto” contemporaneamnte. Ipotizzo che , essendo la trascrizione di una trasmissione radiofonica, sia partito male ed abbia speso tre quarti del tempo a tentare di correggersi, senza troppa fortuna. Quando devi pensare e parlare allo stesso tempo, senza avere una direzione chiara, in diretta, ci può stare.

  9. Gerarchie de che? È evidente che il tizio non ha mai giocato. Se lo avesse fatto saprebbe che non ci sono gerarchie bel basket ma va in campo i giocatori che in quel momento danno maggiori garanzie all’allenatore. Sicuramente vi sono alcuni giocatori a cui si può chiedere di più di altri ma parlare di gerarchie mi sembra non opportuno. Meglio che torni a guardare il calcio che forse è meglio.

  10. Effettivamente mi sorprende l’esagerata rotazione olimpia che però, bisogna ammettere, rende sempre. Uno come Roll ad esempio non é certo contento di fare il gregario ma è sempre impeccabile nel rendimento. Questo vale per molti, a parte l’inutilizzato moretti. In fin dei conti avere gerarchie non sempre è un vantaggio

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