Zach LeDay: Facile ambientarsi. Mi piace lo stile Messina

Zach LeDay protagonista su Tuttosport in una lunga intervista concessa a Paolo Guerrini. Ma non si parla del suo zainetto

Zach LeDay protagonista su Tuttosport in una lunga intervista concessa a Paolo Guerrini. Non si parla del suo zainetto. Ecco alcuni passaggi.

SUL SUO AMBIENTAMENTO

«Sono in una grande squadra, con un grande allenatore e compagni di valore. È stato facile. Io ho sempre creduto in me stesso. Sono stato in Paesi diversi dopo il college: Israele, Grecia e Lituania. Il basket è differente ovunque, ma sono io che vengo da lontano. E in quanto ospite sono io che devo adeguarmi, non importa dove vada. In ltalia c’è ritmo, cura nella tattica, ci sono tanti campioni, a me piace».

SU ETTORE MESSINA

«Il coach mi sta aiutando tantissimo, mi sta dietro ogni giorno. Mi piace il suo stile di gioco, la condivisione, l’applicazione difensiva, l’attenzione ai piccoli dettagli».

SU KYLE HINES

«Kyle Hines è come un fratello maggiore, un esempio costante. Anche perché dicono che entrambi siamo piccoli per il nostro ruolo. Parliamo molto tra noi. Ma non è l’unico gioco con campioni che sono stati nella Nba, che hanno vinto l’Eurolega, obiettivo che io voglio raggiungere». 

«Voglio diventare come loro, lo sono come una spugna, osservo, studio, assorbo tutto. Compresa la mentalità di questo gruppo, la capacità di trovare la chimica in fretta».

SUGLI OBIETTIVI

«Come squadra dimostriamo che rinunciando all’ego per il bene comune i risultati importanti possono arrivare. Io poi mi devo adeguare allo standard dei campioni»

4 thoughts on “Zach LeDay: Facile ambientarsi. Mi piace lo stile Messina

  1. I risultati non vengono per caso, la miglior stagione di Zac si sviluppa nel contesto migliore con il miglior coach.

  2. Diciamoci la verita’. Credo che LeDay non fosse l’ oggetto del desiderio del tifoso Olimpia. Invece questa volta Messina e lo staff ci hanno preso. Mi fa impazzire la sua faccia inespressiva come quella di Hines ( questo e’ un ottimo segnale), la sua grinta che diventa determinazione e concentrazione nel pensare che ogni pallone puo’ essere recuperato. Io credo che alla fine di ogni partita questa tensione che esprime gli procuri dei bei mal di testa per cui nello zainetto ha anche una bustina di OKI.
    Poi la maturita’ delle sue affermazioni che esprimono la sua ambizione di crescere (ma perche’ i giocatori italiani non hanno questa cultura?).
    Che devo dire : lo amo ma non ditelo a mia moglie

  3. Fantastico giocatore, sensibile ed emotivo: ho il sospetto, proprio per questo, che la maschera costante di concentrazione assoluta sia uno schermo difensivo.
    Tranne quando domenica contro Reggiana, dopo l’assist del Chachone, ha buttato fuori tanto di quello che ha dentro, rivolto al pubblico, anche se assente.
    Sì, la provenienza non l’ha aiutato all’inizio, per essere circondato d’amore: un 4 dallo Zalgiris?
    Di nuovo? Come White? Paura e sospetto.
    Poi si è aperto lo zainetto, e sono piovuti i doni.

    Ammirazione sparsa, infine, per tutti i giocatori che entrano in campo nelle arene vuote, con le difficoltà di una vita molto limitata come tutti noi, e per i dirigenti delle varie leghe che hanno fatto di tutto per non fare sparire il basket!

    1. Mi piace. 👍
      Specialmente l’ultima parte.
      Ho sempre pensato che il basket e lo sport professionistico non andassero fermati (se possibile) anche a costo di avere partite “falsate”.
      Molti, anche qua, sbraitavano e mi davano dell’incosciente in modo puramente ideologico. Come se fosse stato loro diritto e dovere fermare i giocatori per un altro anno a prescindere da qualunque azioni preventiva.
      Ad oggi si può dire che è stato giusto andare avanti e il merito va a chi lo ha reso possibile accettando un buon equilibrio (almeno per ora) tra rischi e benefici.

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