Buongiorno Olimpia | Campionato sospeso? No, ma si può andare avanti così?

La Virtus Bologna auspica la sospensione del campionato, ma il pubblico nei palazzi vi farà ritorno tra mesi. Serve altro, ora

Buongiorno Olimpia, la rubrica semi-quotidiana di cui non si sentiva il bisogno che ci accompagnerà quasi ogni mattina al risveglio.

Lo premettiamo, nel momento in cui un articolo di giornale prospetta una Virtus Bologna a capo di un ipotetico movimento per la “sospensione del campionato” bisogna comprendere attendibilità della notizia, significato reale della volontà, e forze in campo.

Le Vu Nere, per bocca dell’ad Luca Baraldi, hanno in passato ventilato questa possibilità. “Sospensione” non è “annullamento”. Siamo a ottobre e non a marzo, e dunque le basi di partenza sono diverse rispetto a sette mesi fa. Al momento le dimensioni del partito non sono neanche ipotizzabili, per noi.

Detto questo, l’idea non è balzana nel momento in cui viene affrontata, concretamente e razionalmente, con tutte le componenti raccolte intorno ad un tavolo. Senza deleghe consegnate ad altra società, come capitato nell’ultimo vertice. E con una prima presa di responsabilità: il predecessore di Umberto Gandini è stato cacciato a calci. Le rivoluzioni non finiscono con la decapitazione del re, ma con il riordino del castello. E nessuno deve restare ad urlare davanti alla ghigliottina tronfio solo di tanta violenza.

Chi scrive, non cambia idea facilmente. Farlo, per molti, è sinonimo di intelligenza, ma forse è solo banderuola che segue il vento. O assenza di riflessione. Che è poi la stessa cosa. Se a marzo si disse «fermiamoci, senza botteghino non possiamo pagare gli americani», sette mesi dopo non possiamo dire ancora: «fermiamoci, senza botteghino non possiamo pagare gli americani». Sarebbe ammissione di un immobilismo lungo sette mesi, inaccettabile in una situazione di drammatica incertezza come quella che stiamo vivendo.

Aggiungiamoci due aspetti. Lo sport è divertimento, spettacolo e dunque distrazione per un popolo che sta soffrendo, come il nostro. In più, con il calcio in qualche modo in campo, fermarsi sarebbe togliere una distrazione, ed uscire ancor di più dai media e dalla discussione nazionale. Perché sui quotidiani di questo paese, non i siti, non quelli locali, ma quelli nazionali, il basket senza campo non ci sarebbe più. Punto. Finito. Caput. Il tutto inquadrato in uno scenario dove Rai Sport va verso la cancellazione di sé stessa.

Però, appunto, il tema va discusso. Sospendere si può? Per chi scrive, no. Si sospende per il pubblico? Bene, ma quando potrà tornare il pubblico a palazzo? Ci siamo resi conto che, mentre in alcune piazze infuria la protesta, si rischia a breve di entrare in un lockdown che potrà cancellare il Natale nostro e dei nostri figli? Stiamo parlando di dati di fatto, senza opinioni al riguardo che lasciamo a voi. In questo scenario, sospendere per «la mancanza di pubblico» significa non tornare più in campo. Semplicemente. Altra stagione da mandare in soffitta.

La domanda è un’altra: si può andare avanti così? Sia chiaro, in LBA abbiamo avuto in cinque giornate un rinvio, ma intanto se apriamo un qualsiasi sito di informazione troviamo dati di contagio allarmanti, che reali o incompleti che siano, sono i dati su cui ragiona chi ci governa. E per cui agisce.

A latere di Cantù, abbiamo un piccolo “focolaio” a Trento, che ha giocato con Cremona, e casi isolati alla Virtus Roma e in Olimpia Milano (due in tre giorni). Bene, Treviso-Cantù è stata rinviata. Capitasse, ammesso e non concesso (siamo solo a martedì, la gara è domenica, ma usiamo un esempio), anche per Milano-Trento, quando si potrebbe fissare il recupero?

Treviso e Cantù non giocano le competizioni europee, l’Olimpia Milano sì, e nel suo calendario ha già due recuperi di EuroLeague, con Zenit e Alba Berlino. Quando diavolo si potrà fissare questo recupero, peraltro in due competizioni figlie di due federazioni che non si parlano? E come Milano, in Europa giocano anche Reyer Venezia, Brindisi, Sassari, Virtus Bologna, Aquila Trento, Germani Brescia e Fortitudo Bologna, mentre Reggio Emilia attende una Fiba Europe Cup ipotetica.

Solo che, a differenza della BCL, EuroLeague e EuroCup non hanno rivisto in partenza il loro format. Perché è questo il problema: il format. Bisogna avere il coraggio di riprendere in mano modalità di competizione e calendari. E farlo con forza, senza alcuna paura, perché qui la sopravvivenza va oltre il merito sportivo.

Bisogna comprendere che un “problema” esiste, e andare oltre le divisioni e le convenienze personali. Se il problema è «pagare gli americani», la sospensione può essere una strada solo se permette di uscire più agevolmente dai contratti firmati. Però poi bisogna tornare in campo.

Se invece non fosse possibile, allora un errore (e qui, chi scrive, deve cambiare idea, e cambia idea) è stato scartare l’ipotesi di «blocco delle retrocessioni» per la stagione 2020-2021 (decisione di Umberto Gandini in persona). Cambiamo ottica, guardiamo oltre: bloccare le retrocessioni significa abbassare i budget. Se poi qualcuno non ha la forza per andare avanti senza pubblico (ma vogliamo davvero credere che il botteghino copra interamente i budget di queste ultime stagioni?) anche con una simile opportunità, problemi suoi.

In tutto questo, senza il patema della sopravvivenza «in campo», ecco che diventa possibile fissare da subito regole chiare per la prossima stagione: il main sponsor deve esserci al momento dell’iscrizione (proposta Sardara, troppo silente e invisibile di questi tempi), il settore giovanile deve avere una certa dimensione, i diritti d’immagine devono andare al creatore, e una serie di altre norme elaborate e approvate da chi i club li gestisce tutti i giorni.

Forse non avremmo perso Pistoia, certamente avremmo avuto un paio di società promosse dalla Serie A2, ma in quante nell’estate 2021 sarebbero state in grado di superare queste normative? Un’idea, sia chiaro, da inquadrarsi in altre mille azioni, perché i calendari oggi devono essere modificati, e le gare diminuire. Le guerre non possono durare per sempre, e senza un tavolo tra EuroLeague e FIBA il basket europeo è destinato a morire di pandemia. Dopo anni e anni di ospedalizzazione. 

10 thoughts on “Buongiorno Olimpia | Campionato sospeso? No, ma si può andare avanti così?

  1. Il problema dei recuperi si può evitare assegnando le vittorie a tavolino. Posso capire che sia un qualcosa di fastidioso, ma ci si trova in una situazione eccezionale, che oltretutto non si sa quando avrà termine, quindi è anche corretto prendere decisioni eccezionali. L’errore di base sta nell’aver programmato la stagione come se nulla stesse accadendo nel mondo: nessuna pandemia, nessun rischio di contagi, e allora in LBA via di girone unico a 16 squadre con regular season di 30 partite, in Eurolega via di girone unico a 18 squadre con regular season di 34 partite, via all’intasamento dei calendari come se ci si trovasse in una situazione di normalità. Via pure con le finestre per le nazionali, tanto per completare il quadro della situazione.
    Lo stesso dicasi per gli altri sport, calcio, pallavolo e via dicendo, tutti come se nulla fosse.
    Aggiungiamoci adesso la volontà di recuperare le partite, guai dare i 20-0 a tavolino, tanto evidentemente c’è abbondante spazio nei calendari.
    O si organizzavano dei format di campionati differenti, diminuendo il numero delle partite di regular season dei vari club (che so, in LBA 2 gironi da 8 squadre ciascuno, nord/sud, idem in Eurolega 2 gironi da 9 o 3 gironi da 6) in modo da concedersi il tempo e lo spazio per riprogrammare le inevitabilmente numerose partite rinviate a causa Covid, oppure che si assegnino adesso i 20-0 a tavolino dato che di spazi in calendario ce ne sono sempre meno ed il numero delle partite da rinviare probabilmente aumenterà.

  2. Grazie Alessandro per il pezzo bello tosto, vibrante, informativo.
    Da tifosi cerchiamo in tutti i modi di evitare il livello delle decisioni più alte, che si svolgono su altri pianeti rispetto al nostro, ma tu qui ci costringi a riflettere, e provare a ragionare. Bene.

    Partiamo, secondo me, da un dato di fatto: le leghe hanno mostrato un desiderio e un’intenzione sana e incontestabile di continuare a giocare. Molto bene, secondo me.
    Nel caos, nell’incertezza, nella mancanza totale di un futuro preventivabile, hanno sbagliato in gran parte i modi con cui continuare: non era facile, e li ha indotti all’errore.
    Anche se molti scienziati hanno affermato che ci sarebbe stata una ripartenza del virus, la passione e la volontà di riprendere le competizioni – intenzioni che sono decisive per la sopravvivenza, come scrivi – hanno portato a sottovalutare le loro affermazioni.

    Un primo errore, lo 0-20, è stato riconosciuto e cancellato, bene.
    Il secondo aspetto negativo, dei rinvii e recuperi seguenti, figlio di una formula nata nella tradizione e fuori dal discorso pubblico globale sul virus, mostra già le crepe di uno sbaglio che sarà difficile rettificare: se si è annullato lo 0-20 nel rispetto del merito sportivo, nel rispetto pieno del merito sportivo non potremo avere squadre costrette a un numero rilevante di doppi turni: sarebbe sportivamente di svantaggio e ingiusto.
    Brutto da vedere e pericoloso per gli atleti.
    Verrà tolta anche questa regola – dei recuperi in doppio turno, non dei recuperi.

    Questo significherà andare in conflitto con le Olimpiadi, nel caso stessimo tutti meglio e si facessero.
    Lì si discuterà a non finire, immagino.
    Io dico: ci importa davvero del basket a queste prossime Olimpiadi?
    Senza NBA che sarà ancora a giocare, senza le stelle nazionali, con i giocatori migliori in Europa acciaccati dai doppi turni, oppure occupati anche loro nei recuperi della stagione?
    C’interessa di più quel basket olimpico, che oggi, da qui, appare gramo e secondario, oppure c’interessa portare avanti i nostri campionati, nazionali ed europei, prendendo il tempo necessario a recuperare gli infetti, e tifando quello che oggi, date le circostanze, è il meglio che il basket possa offrire?
    Personalmente non ho dubbi: la mia passione sportiva, nell’obbligo di scegliere, sta con le squadre.
    Le nazionali possono attendere, perché senza i veri giocatori, sono insignicanti – garbage time.
    Dispiace, ma è così.

    Le decisioni delle leghe quindi, che vengono prese su un altro pianeta rispetto al mio, se devo esprimermi lo stesso, siamo prese sull’assunto coraggioso e del tutto fuori dalla tradizione, che le eventuali Olimpiadi per noi basket non sono un ostacolo.
    Ok, l’ho detto 😒

  3. Momento delle scelte. La prima per me è continuare con l’attività. Non sarà mai un campionato regolare lo sappiamo (e guai a gioire X la vittoria che non sarà uguale al passato come contenuto) ma bisogna accettarlo per un fine superiore che è giocare. Grande cavolata è eliminare il 20-0. Motivo semplice, finché ce ne saranno 2-3 da recuperare ok ma 10 come si fa? Si deve considerare il Covid come infortunio. Quindi se non puoi è 20-0. È probabile che nel corso della stagione magari, statisticamente, le vinte e perse a tavolino si riequilibreranno.
    Fermarlo per gli spettatori è un’idiozia che solo un frustrato come Baraldi poteva dire. Vuol dire annullare la stagione a discapito anche dei giocatori alla fine, i quali per non perdere un anno di attività potrebbero anche accettare riduzioni d’ingaggio non simboliche.

  4. Situazioni estreme richiedono soluzioni drastiche. La disamina di Maggi e le suggestioni di Palmasco condivisibili. IMO occorre fare il punto trovare una soluzione che valorizzi i risultati fin qui acquisiti e ripartire con la divisione in due gironi in LBA e in tre gironi in EL. Con una seconda fase PO incrociando la prime due classificate in ciascun girone magari in apposita bolla offrendo visibilità a località turistiche in probabile LD, In cambio di sconti sui costi di gestione. Difficile realizzazione ma l’alternativa è l’oblio

  5. Purtroppo, come dice giustamente Cap, non solo nella politica (che qui tralasciamo) ma anche nello sport non si è guardato oltre il proprio naso. Si doveva partire subito con format diversi perchè si sapeva che sarebbe stata una stagione diversa, eccezionale. Lasciarsi spazi per stop momentanei o recuperi, inventarsi qualche cosa che avrebbe potuto/dovuto mantenere acceso l’interesse dei tifosi e dei media. Invece in nessuno sport si è fatto nulla. Tutto è rimasto come prima, anzi in qualche caso si sono addirittura aumentate le partite. E si obbligano i giocatori a viaggiare in giro per il mondo spesso per partite inutili (penso alla Nation league di calcio…) Ed ora ci si accorge che non c’è spazio ? E adesso come si può cambiare in corsa? Vi faccio un esempio in merito..gioco a calcio come dilettante (eh si ho questo difetto…) e nei campionati regionali si è lasciato tutto come le stagioni precedenti. Risultato ? In 5 giornate di campionato il 60% delle partite è stato rinviato per sospetti casi di positività ed ora è tutto fermo. Quindi non si sa come e quando si ricomincerà perchè non c’è spazio…ma pensarci prima e fare gironi più piccoli con meno partite era cosi difficile da ipotizzare?

  6. Ci sono casi seri? Non mi sembra, non mi risulta che alcun giocatore sia finito a occupare posti in terapia intensiva. Sono stati segnalati focolai in occasione delle partite di LBA in cui è potuto entrare quel poco di pubblico? No. Allora mi domando: rimandare a quando esattamente? Qual è la situazione in cui si pensa che si debba rimandare il campionato perché saremo messi meglio? Ad aprile si parlava di fermare il campionato di calcio e di farlo ripartire a ottobre “quando le cose andranno meglio”. Fortunatamente hanno avuto il buon senso di non ascoltare quelle voci. Se il basket si ferma oggi in attesa di una situazione decisamente migliore di questa, conviene cancellare l’LBA, lasciare fallire le società e aspettare di capire nel 2022 se ha senso rimettere insieme un campionato professionistico. Perché la scelta è quella se ci si ferma eh, sia chiaro.

  7. Grazie Alessandro, disamina completa. L’argomento è scottante. Certamente in tutti i campi si è sottovalutato l’arrivo dell’autunno e la recrudescenza che si poteva immaginare che avrebbe avuto il maledetto virus. Oggi sembra lampante: si dovevano cambiare le formule e ridurre il numero delle partite, in attesa di vedere se, nella prossima stagione, si sarebbe potuto ricominciare in maniera tradizionale.
    Ora, cambiare le regole a stagione iniziata appare impensabile. Concordo col fatto che sospendere, in nome del botteghino, sino a quando non si potrà di nuovo riempire i palazzetti è esercizio arduo e comunque pericoloso, perchè è un passo verso il fallimento di molte società, passo che porterebbe a sminuire ancora di più questo nostro amato sport a livello di visibilità.
    Dunque sono favorevole a continuare, sinché si può, comminando sconfitte a tavolino per chi non riesce a presentarsi con un tot di giocatori. Si falsa la stagione? Perchè, non è già comunque falsata così? e comunque: meglio una stagione falsata che una non stagione!

    Avanti tutta, dunque, sinchè si può. E chissà che non si riesca a vincere questa pandemia. Perchè se non ci riusciamo, non sarà solo il basket a saltare, ahimè.

  8. Mr Tate, d’accordo al 100%.
    I giocatori che se lo devono prendere lo prenderanno, il rischio è più basso, per loro, che rompersi il crociato e morire sotto i ferri.
    Certo devo stare attenti verso la famiglia e i parenti anziani, come tutti noi, ma sono meno esposti dei medici e del netturbini e controllati 100 volte di più’.
    Quindi di cosa stiamo parlando?
    Diverso il discorso su trasferte e calendario dove si dovrebbe avere il coraggio di rimettere in discussione tutto quello che non è stato discusso colpevolmente prima.

  9. Vero Tom. Ma infatti invece di parlare di campionato falsato, ecc. sarebbe più costruttivo capire se ha senso ficcare le squadre in gironi da 4, andata e ritorno, che si giocano tutti in una città e mescolare le squadre rifacendo i gironi una volta finite le partite (compensando ovviamente per gli incroci già giocati). Se la situazione peggiora molto si può provare a mettere in pratica questa ipotesi magari.

  10. Premesso che la pandemia ha colto tutti alla sprovvista a febbraio ma mesi dopo si sarebbe dovuto fare meglio nella progettazione della stagione, l’articolo tocca un punto fondamentale secondo me: la mancanza di dialogo, ai limiti del puerile dispetto, tra le varie leghe e federazioni. Ciò detto, le formule dei campionati vanno riviste, i PO nazionali potrebbero diventare F8 con un risparmio di 3 settimane circa da usare per pause e/o recuperi. Qualcosa di simile anche in EL. Il girone di Supercoppa avrebbe potuto essere valido per il campionato, così 6 giornate erano già fatte, cambiarlo a posteriori sarebbe ridicolo però a mali estremi… A proposito di Olimpiadi, ho letto che l’ipotesi di slittare al 2022 resta sul tavolo, forse sarebbe davvero il caso.

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