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Khimki vs Olimpia Milano | Il Dossier di una gara da sfavoriti

Tutto sulla sfida di domani pomeriggio Khimki vs Olimpia Milano: il momento dei russi, il fattore Shved come pericolo e opportunità, lo scouting

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Domani pomeriggio, ore 18, Khimki vs Olimpia Milano inaugurerà il settimo round di EuroLeague. La squadra di Ettore Messina, anche alla luce degli ultimi infortuni, parte sfavorita.

Ma prima di ogni analisi, una certezza: il confronto tra il coach milanese e Rimas Kurtinatis, a ben vedere, potrebbe essere decisivo sui 40’. 

Lo scouting di Sportando

Attacco al potere dell’Armata Rossa. Questa la missione del Khimki, reduce da una stagione segnata dagli infortuni di Alexey Shved, ma rilanciata da un mercato secondo solo a quello del Barcellona come investimenti. Chiaro che lo Zar classe 1988 resti il centro di tutto, ma intorno Rimas Kurtinaitis si ritrova una reale corazzata. 

I punti di forza? Un reparto lunghi energico, di peso, anche atletico con i vari Devin Booker, Jeremy Evans, Timofey Mozgov e Jonas Jerebko. La presenza di un regista vero come Stefan Jovic, in grado di riportare Shved nel ruolo di guardia, anche se inevitabilmente Dairis Bertans potrà giovarsi dall’arco dei raddoppi sullo Zar. 

Il tutto in un roster lunghissimo, non ancora citato il play Chris Kramer o l’ala Anthony Gill o un elemento come Janis Timma, e con un’anima autoctona rinnovata e di primo piano, con i vari Desyantnikov, Valiev e un fuoriclasse come Sergey Karasev ad aggiungersi agli Zaytsev, ai Vyaltsev e ai Monia. Impatto fisico di primissimo piano, con un leader carismatico da trovare e un sistema difensivo tutto da costruire.

Il momento del Khimki tra EuroLeague e Vtb

Nella giornata di domenica successo per il Khimki sul Parma, con qualche sofferenza di troppo, visto che gli ospiti hanno la palla del pareggio nel finale. Per Shved sono 24 punti e 12 assist, ma con 7/20 al tiro, anche se nel finale sono sue le due triple decisive. 

Khimki vs Parma

Nei 12, ma senza minuti, Chris Kramer, out Devin Booker, Janis Timma e Egor Vialtsev. Quest’ultimo non sarà della gara di domani sera, unitamente al centro Timofey Mozgov, che attende ancora il giorno dell’esordio.

La squadra è prima in VTB con 7 vittorie in 7 gare, il Cska insegue con record 5-2. E’ la miglior partenza dai tempi dell’arrivo di Shved e delle rinnovate ambizioni del club. E il dato è rispecchiato anche in EuroLeague, dove il record è 5-2 con sconfitte contro Cska e Stella Rossa.

Nell’ultima uscita, largo successo a San Pietroburgo per 73-87. Da segnalare l’impatto di Stefan Jovic, 7 assist nella sua seconda uscita con lo Zenit, 16 punti e 7 assist con il Parma.

Lo zar di Russia, Alexey Shved

Alexey Shved nasce a Belgorod, 650 chilometri a sud di Mosca, capoluogo dell’omonimo distretto in Russia: letteralmente significa “città bianca”. Nel luglio del 1943, da queste parti, l’Armata Rossa ha respinto la Wermacht nella «Battaglia di Kursk», segnando un punto di svolta cruciale nell’andamento della Seconda Guerra Mondiale. Secondo gli storici, sarà la più grande battaglia di sempre in quanto a mezzi corazzati impiegati.

Viktor, nella sua vita, non ha fatto altro che insegnare basket. A Belgorod, ancora oggi, si occupa delle classi più giovani, insegnando l’arte dalla base. I soldi sono pochi, le trasferte le pagano i genitori, e nulla è cambiato. Neanche quando il suo allievo più fortunato, Lyosha, è arrivato sino all’Nba, la Lega più importante e ricca del mondo. 

Viktor a Belgorod è rispettato, quasi temuto. Anche se non è l’uomo più ricco. E’ istruttore di vita e di sport, e Lyosha, appunto, è suo figlio, Alexey Shved.

«Devo sempre stare focalizzato sul basket». Alexey non ha mai fatto altro. Dalle grida di papà Viktor, che da lui ha preteso sempre qualcosa in più, ai primi passi nelle giovanili del Cska. Da Belgorod, non un salto da poco, né un’occasione a caso. Il Cska è riferimento in Russia, non sarà l’Accademia dello Zalgiris Kaunas, ma sono comunque 700 chilometri di strada.

Alexey ha quello sguardo un po’ così, che non ispira simpatia. Sorride a denti stretti, pare quasi canzonatorio, non ha assolutamente la concezione del noi. Vuole avere la palla in mano, ed è un bel problema, essendo il miglior realizzatore di ogni singola partita di quegli anni giovanili. 

Schierarlo esterno permetterebbe di coinvolgere di più i compagni, ma non c’è possibilità, non c’è scampo: Alexey vuole sempre e solo la palla in mano. Familiarizza poco oltretutto. E poi c’è quel cognome che sa di Svezia. Ma lui, della Svezia, non ne vuole neanche sentir parlare.

Questo è Alexey Shved, e da allora di strada ne è passata, anche se il senso è sempre lo stesso: «vuole sempre la palla in mano». E sarà interessante capire ora come cambierà l’antifona, visto che andato via Stefan Markovic è arrivato un play vero, Stefan Jovic. 

Il confronto con Olimpia Milano

Ettore Messina dovrà fare a meno di Arturas Gudaitis e Amedeo Della Valle, a meno di colpi di scena dell’ultima ora per la guardia azzurra. Riccardo Moraschini e Aaron White, rispetto alla gara con il Baskonia, dovrebbero tornare nei 12, con escluso il solo Christian Burns.

Parlare di Khimki, è parlare inevitabilmente di Alexey Shved. Il numero 1 viaggia a 20.9 punti di media in EuroLeague con 16 conclusioni a partita. Il tutto con 5.9 assist e 3.7 palle perse.

Un accentratore, alla Mike James, né più, né meno: un giocatore che ragiona prima di tutto sul proprio tiro, e che cede il pallone solo quando non ha alternative. Talento, visione di gioco, e inevitabile collasso delle difese, lo rendono un ottimo passatore “consequenziale”.

Da valutare il rapporto con Stefan Jovic come dicevamo, regista purissimo, ma in tal senso i tempi sono ancora prematuri, forse. E allora la domanda per Milano è sempre la stessa: come comportarsi su Shved? Chiudere le linee di passaggio e lasciar sfogare la sua individualità o raddoppiare su di lui (come nel caso di Shengelia) per privare i russi dell’arma più pericolosa?

Domanda non da poco, anche perchè il Khimki ha tante altre armi, in primis la pericolosità dell’ex Bertans sugli scarichi. L’Olimpia ad esempio non ha un’ala piccola in grado di difendere su Janis Timma, 201 centimetri di fisico e talento. 

Anzi, un uomo lo avrebbe, ed è Jeff Brooks. Ecco perchè diventa fondamentale una prestazione di sostanza di Aaron White, con Kaleb Tarczewski chiamato anche a “proteggere” Luis Scola contro un reparto lunghi fatto di atleti come Evans, Gill e Jerebko.

Scegliere il tipo di difesa, ragionare in attacco, sapendo che con il Khimki non si deve forzare. Per la pericolosità in transizione di un avversario più atletico, ma anche per la sua “vulnerabilità” difensiva: solo Alba Berlino e Valencia hanno concesso di più in questi 7 round.

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