Nemanja Nedovic è stato spartiacque tra sogni di gloria e presenti di rincorsa in casa Olimpia Milano? La domanda è logica, e va oltre ogni pretesa di alibi. Analizziamo la stagione biancorossa, tra “se” e “ma”. Punto.

Nella passata stagione, l’ultima del suo percorso di rinascita a Malaga, Nemanja Nedovic ha chiuso con 24 presenze in EuroLeague e 32 in Acb. Attualmente la guardia serba ha visto il campo 8 volte in LBA e 13 in EuroLeague. Abbondantemente sotto il 50% complessivo comparato alla stagione passata.

Sono numeri che dovrebbero già far riflettere. L’Olimpia Milano, nell’estate 2018, ha rinunciato a quelli che dovevano essere le fondamenta del «Pianigiani I», Jordan Theodore e Andrew Goudelock, affidandosi a Mike James e Nemanja Nedovic.

I concetti di squadra, soprattutto ad un livello alto come EuroLeague, esulano due semplici componenti, ma la seconda è stata poco più di una comparsa da ottobre a marzo. La problematica c’è, ed è evidente.

Ovviamente, anche il rendimento di Nemanja Nedovic ha risentito della doppia ricaduta sull’adduttore della coscia sinistra. Nelle prime quattro gare di EuroLeague produceva 14 punti in 28’, 12 in 20’ nelle prime tre di campionato. E arriva il primo stop.

Rientra sul finire del girone d’andata di EuroLeague, in cui garantisce 13 punti in 21’, che sono 15 in 22’ nelle due gare disputate in LBA. E arriva il secondo stop.

Nemanja Nedovic, finalmente ristabilito (sarà lui stesso a rimandare il rientro in campo logicamente preoccupato dalla sua tenuta fisica), in 6 gare di EuroLeague chiude con 10 punti in 21’, che sono 12 in 18’ nelle tre di LBA.

Poco da dire, dal giorno del rientro quelli di Nemanja Nedovic sono numeri da comprimario in attacco, e non totalmente da equilibratore in difesa, con un plus/minus complessivo di +4 (in 6 gare il record di squadra è 3-3), un computo recuperi/palle perse di -9 e di falli commessi/subiti di +2.

Non è ovviamente un processo al giocatore, quanto la constatazione di una mancanza. L’Olimpia Milano ha assistito, nel corso della stagione, alla migliore annata europea in carriera di Vladimir Micov, all’esplosione di Arturas Gudaitis, al rendimento da mvp stagionale assoluto di Mike James. Sono meriti da ascrivere in primis ai giocatori, quindi a Simone Pianigiani e al suo staff. Che tuttavia ha lavorato senza avere il vero Nemanja Nedovic.

Il club non è rimasto a guardare, tesserando un «crack» del mercato invernale come James Nunnally, ma poco da dire. L’importanza di Nemanja Nedovic è evidente per chiunque, addetto ai lavori e non.

Nemanja Nedovic è un equilibratore, «ministro della difesa» che, come portatore di talento e produzione offensiva, diventa anche esempio per tutti quelli che lo circondano in campo. Ben più di un semplice specialista.

Oltre a questo, Nemanja Nedovic è portatore di palla, quel che non era Dairis Bertans, quel che non ha saputo essere come rendimento Curtis Jerrells, quel che non sarà James Nunnally. Una spalla reale per Mike James, venuta meno.

Dunque? Constatazione, senza alibi. Perché la condizione ora non deve più essere un freno per Nemanja Nedovic, atteso ad essere «fattore» contro Fenerbahce e Anadolu Efes.

Annunci

2 Comments »

  1. Considerazioni interessanti. Certo e’ che questa e’ una squadra costruita in un modo, adattata dopo il primo crack di Nedovic e ri-adattata dopo l’eliminazione definitiva di Gudaitis. Non sono scuse, ma fatti. Anche per questo non si puo’ dare troppo contro al coach ed allo staff perche’ rivedere in corso d’opera il modo di giocare e stare in campo e’ difficile, anche perche’ la stagione e’ intensissima e non ti permette di lavorare molto in palestra. Nedovic e’ sicuramente piu’ di un valido comprimario e potrebbe davvero essere quel giocatore che toglie a James la pressione del play-making e parte degli oneri difensivi  E’ quindi fondamentale recuperarlo al cento per cento.
    Propongo anche una considerazione: quanto ha inciso l’assenza prolungata di Nedovic sul rendimento strepitoso di James? Sinceramente ad inizio stagione avevo un lieve timore che i due potessero pestarsi un po’ i piedi, cercando di diventare i giocatori fondamentali e primari della squadra  (certo, James per carattere avrebbe finito per prevalere, da questo punto di vista). Invece il caso (o la sfortuna, of course) ha risolto questa mia paura. In ogni caso James ha risposto agli stimoli ed e’ diventato il faro, la guida della squadra  e lo ha fatto assumendosi buona parte del “carico” di Nedovic, infortunato. Forse anche lo stesso Micov ha reso alla grande cercando di assumersi responsabilita’ ancora maggiori. Ora pero’ speriamo di riuscire a sfruttare le nostre potenzialita’ al 100%, per arrivare sereni alle sfide scudetto.

    • Io non sono d’accordo con te. Quando James ha potuto avere Nedo al suo fianco o comunque in squadra, ha sempre reso meglio controllando più i propri istinti giocando in modo meno egoista (che comunque ci sta, visto che senza se e senza ma è il leader assoluto e miglior giocatore). Al contrario si è caricato sulle spalle il peso dell’assenza non di una spalla ma di un giocatore che, CON I DOVUTI PARAGONI, assomiglia al Pippen di Jordan, spesso forzando conclusioni che comunque nessuno voleva prendersi.

Rispondi