Il meritato scudetto della Milano di Goudelock, tra presente e futuro. Con tanti applausi per Trento

28! L’Olimpia è campione d’Italia ed il terzo titolo della gestione Armani arriva dopo una stagione difficile, come ampiamente prevedibile, in cui molte certezze parevano venir meno progressivamente nei mesi, culminate nella notte di Firenze, il punto più basso da cui, molto probabilmente, è nata la squadra che oggi si è cucita il triangolino tricolore a distanza di due e quattro anni dagli ultimi trionfi targati Repesa e Banchi.

E’ stata una serie dura in almeno tre dei sei episodi, molto equilibrata fino a quella stoppata di Andrew Goudelock, già nella storia come “The Block”, che ha chiuso il discorso con una gara di anticipo. Determinante per il vantaggio 3-2, fondamentale per aver tolto le residue energie ad una Trento logicamente in debito di ossigeno, vista l’esiguità delle rotazioni, ancor più dopo lo sfortunato forfait di Diego Flaccadori.

Chi vince ha sempre ragione e lo merita: ce lo ha detto Meo Sacchetti nel presentarci la finale ed oggi lo possiamo sottoscrivere senza alcun dubbio. Milano ha vinto perché è più forte di Trento ed alla fine, seppur attraverso notevoli difficoltà, ha saputo imporre questa forza per arrivare al successo. Vincere con merito non è poco, in un paese che nel decennio più recente ha vissuto, nei suoi due sport maggiori, situazioni imbarazzanti di revoche e rassegnazione di titoli.

E’ già domani, per l’Olimpia campione come per la straordinariamente resiliente Aquila: i ritmi del mondo di oggi, sport o meno che sia, impongono lavoro e riflessioni immediate, perché arrivare in alto è dura, ma rimanerci lo è di più.

Quali sono le 5 situazioni che danno maggiore spunto di riflessione rispetto a tante altre?

  • Andrew Goudelock. Della sua situazione contrattuale vi abbiamo già parlato. Il numero “0”, prodotto dei Cougars di Charleston, è sempre stato un talento offensivo straordinario. Dieci squadre in 7 anni, di cui 4 in Europa (Unics, Fenerbahce, Maccabi ed Olimpia) sono  dimostrazione di qualche difficoltà di adattamento che creava un sfiducia nell’ambiente tale da non permettergli mai di restare più di una stagione nella stessa squadra (maledizione che potrebbe probabilmente confermarsi ora). Carattere ed  attitudine sono stati discussi in lungo ed in largo nel vecchio continente quel soprannome di “MiniMamba” è forse stato fardello più che investitura. AG, a Milano, è cresciuto progressivamente, ha attraversato momenti complicati, anche a causa di errori “social” che in realtà non erano che normali esternazioni in stile stelle e strisce che al di qua dell’oceano si accettano malvolentieri. Ricordate Shaq che disse a Dwight Howard che suo figlio di tre anni, quando giocavano a Superman, gli faceva più male di lui? Ecco, trasportiamo la cosa in un’eventuale discussione tra giocatori in Italia, in qualunque sport, e valuteremo meglio la differenza tra le esternazioni social Usa e quelle europee. Andrew Goudelock è la ragione numero uno, dove la seconda è dietro di molto, per cui Milano ha vinto lo scudetto. Il salto di qualità alla sua età non sarebbe nulla di nuovo nello sport ed i presupposti ci sono tutti, grazie ad una maturità e consapevolezza che pare voler dare una nuova direzione alla sua carriera. Perfetto in tutte le gare di Playoff, devastante in molte di esse, difensore fin qui sconosciuto per applicazione e tecnica, autore del gesto che tra cent’anni verrà ancora ricordato. Oggi è molto probabilmente assai lontano dall’Olimpia del futuro, per scelta non sua. E’ giusto non puntare su di lui? Facile dire no in questo momento, quasi ovvio. E’ peccato mortale lasciarlo andare? Questo sarà comprensibile solo dopo aver capito l’indirizzo tecnico della squadra, nella collaborazione tra allenatore e società che spesso è mancata  a Milano in questa gestione. Per tutti noi, resta GOUDE…BLOCK!!!
  • La tormentata stagione di Simone Pianigiani. Che fosse così era facilmente prevedibile e lo sapevano tutti. comprensibile e normale che non venisse accettato dall’intero ambiente milanese. In fondo era stato proprio il presidente a parlare di quella “Siena che rubava”. Detto questo, l’allenatore nemico storico del club biancorosso, si è seduto in panca ed ha fatto il suo lavoro con costanza ed abnegazione. Gradito o meno il suo sistema, piacevole o meno la sua comunicativa, ha fatto le sue scelte ad inizio stagione, le ha corrette doverosamente in corsa ed ha portato a casa l’obiettivo del tricolore. E’ il minimo sindacale? Discorso francamente con poco senso pratico ed oggettivo. Ovvio che la sua squadra ha mezzi che la più vicina delle rivali italiane nemmeno si sognerebbe, tuttavia i meriti gestionali del coach senese ci sono tutti, esattamente come vi furono quelli dei due precedenti vincitori in era Armani. Piacerà a tutti? Mai, quasi certamente. ma in fondo non sarà l’aspetto determinante, perché deve essere chiaro che quel che conta è questa maglia e quello che scritto davanti, non certo i nomi scritti dietro piuttosto che quelli del coach o di chiunque altro. Che devono solo ed unicamente essere onorati di vestirla.
  • La società. Quello che deve cambiare oggi, a Milano, è il saper finalmente dare continuità ad un gestione tecnica oltre il primo anno. Perché in fondo, le parole di ieri sera erano manifesto programmatico dopo gara 7 nel 2014 con Siena e dopo gara 6 a Reggio nel 2016. Se l’allenatore verrà finalmente assecondato nelle sue richieste tecniche ed appoggiato anche oltre quel fatidico muro, qualcosa potrebbe finalmente cambiare. E’ palese come si debba convivere con una stagione lunga, stressante, che per otto mesi ha le sue gare clou in Eurolega, dove si riparte dall’essere la peggior squadra di tutto il lotto, dopo due anni da ultimo e penultimo posto. Gli investimenti di quest’anno chiedevano molto di più, perché se è vero che i  budget non vincono titoli, è anche vero che non sono la causa degli ultimi posti, laddove si lavori bene nell’insieme. Milano ha disponibilità inarrivabili per chiunque in Italia, ne ha superiori al ameno 6 squadre in Europa: è un patrimonio che non si deve e non si può più sperperare. Vincere non è mai garantito a nessuno, ma dare il massimo è dovere di tutti, tecnicamente come gestionalmente. Che Milano sarà lo capiamo da questo. prove di appello non ce ne sono più, perché le carte sono finite e con loro i jolly.
  • La valutazione del peso di un successo è l’altro punto fondamentale. Si discute ovviamente di quel famoso “minimo sindacale” che dovrebbero essere le vittorie in Italia per Milano. Da un certo punto di vista è vero, perché se il tuo nono uomo di rotazione sarebbe titolare in ognuna delle avversarie incontrate, è chiaro che la differenza è enorme ed hai l’obbligo di farla valere. Il roster di quest’anno ha sempre avuto nelle mani 20 punti di differenza rispetto agli avversari, è chiarissimo. Ma c’è una differenza rispetto al peraltro discutibilissimo dominio passato di altre squadre: si chiama Eurolega di nome e nuovo formato di cognome. 30 gare giocate alla morte pesano in modo clamoroso, adattarsi ad un calendario che ti concede non più di 15-16 allenamenti veri in otto mesi è cosa che richiede tempo per un tecnico, per uno staff e per un giocatore, come individuo e come squadra. Nonché per una società, che deve serenamente e competentemente valutare tutto questo senza isterismi ed uscite mediatiche solo dannose. L’Olimpia di quest’anno è certamente la più forte, sulla carta, degli ultimi 7 anni, tuttavia non è stata quella che ha espresso il gioco migliore. Superata da almeno due edizioni precedenti. Ha però alcuni difetti strutturali evidentissimi da correggere per poter crescere ed esprimersi meglio, cosa necessaria se si vuole almeno provare ad arrivare almeno a gennaio con un’Eurolega in cui avere qualcosa da dire. L’Olimpia deve capire tante cose da questo punto di vista e farlo correttamente vorrebbe dire saper gestire bene una consapevolezza di vittoria che non è trionfo ma è merito e base per il futuro.
  • Trento va applaudita per una stagione ed una serie fantastiche. Meriti che vanno divisi tra un coach straordinario, una società organizzata alla perfezione, alcuni giocatori di ottimo livello, tra i quali emerge Shavon Shields, ed uno scouting che Trainotti ed il suo staff svolgono alla perfezione. Così a lungo in alto si resta solo se sei competente. La parola chiave per l’Aquila.

 

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10 pensieri su “Il meritato scudetto della Milano di Goudelock, tra presente e futuro. Con tanti applausi per Trento

  1. Per prima cosa: complimenti a Trent, degna avversaria e societa’ ben organizzata, con un allenatore in gambissima.
    Secondo: complimenti a Milano, nuovamente campione. Concordo sul fatto che non era scontato vincere. Come negli ultimi anni, avevamo il rooster migliore ed inarrivabile. Ma non era scontato che arrivasse il titolo (l’ultimo Repesa, docet).
    Complimenti dunque allo staff ed anche alla societa’. Anche a Pianigiani. Non sono un suo fan ma alla fine ha fatto quello che doveva, passando per decisioni difficili e coraggiose (leggere Theodore). Complimenti anche ai giocatori: hanno messo in campo professionalita’, superando le magagne tecniche e sicietarie. E passione! Le lacrime di GoudeBlock sono commoventi, segnale di attaccamento alla squadra ed alla citta’.
    Il futuro? Godiamoci questo titolo per un paio di giorni…
    Goudelock fa la differenza in lba, decisamente meno in eurolega, dove paga anche la differenza di “taglia”. Lasciarlo andare, dunque? Difficile scelta.
    Per altro Nedovic e James sembrano gia’ ufficiali nuovi acquisti. Arrivera’ anche un buon play (ne abbiamo bisogno, capitan Cincia non me ne voglia) dunque il reparto piccoli sembra gia’ intasato, considerando anche DellaValle.
    Arrivera’ Burns, ovvero Pascolo ciao ciao. Ci vorra’ certamente un’altra ala grande (o 4, come si dice ora) con stazza e buon tiro. Kuzminskas noni ha convinti
    Ha doti tecniche indiscutibili ma difende zero ed e’ troppo “alterno” a livello mentale. I nostri lunghi sono forti ed anche se hanno grossi margini di miglioramento, in eurolega la concorrenza e’ agguerritissima.
    Futuro incerto, dunque. Ma per ora godiamoci questo titolo!

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    1. Arriverà anche un play lo speri o hai sentito qualche rumors???
      Perché io purtroppo nn credo , e penso che avremo le solite combo , tanto amate dal messia …

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      1. Come risposto ad un altro amico, ad oggi non si hanno notizie di play veri. Vediamo, il mercato cambia ogni giorno e si creano nuove opportunità.

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    2. Hai detto tutto, molto correttamente. Sottolineo solo il discorso Playmaker: non so se arriverà, ma ci vorrebbe eccome. Con sole combo e Cincia in EL non fai strada oltre il 10mo posto.

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      1. Premesso che sono d’accordissimo sul discorso play, e che avrei preso tutta la vita Pangos invece di James ad esempio, in ottica Eurolega io ho un pensiero diverso. Abbiamo giocato una pallacanestro di qualità non proprio esaltante, con un sistema che non brillava per varietà di set offensivi proposti (eufemismi), però se si va a guardare i numeri e le advanced stats ci si rende conto che come efficienza e produzione offensiva siamo stato addirittura da sesto posto, più o meno, quindi il sistema di gioco per quanto limitato e criticabile è stato all’altezza di una squadra da playoff. Quello che abbiamo pagato come competitività è stata la difesa vulnerabile e a tratti colabrodo, la peggiore di tutto il lotto. Poi spero vivamente di vedere un gioco un po’ più piacevole e vario e come soluzioni (wishful thinking?), però a mio parere per quanto si è visto quest’anno per ottenere risultati è la difesa l’aspetto da migliorare.

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  2. E’ una speranza! Non sono cosi’ dentro l’ambiente per sentire rumors. Ma credo che anche il coach si sia accorto delle difficolta’ di gestione dei ritmi in attacco. Magari non un fenomeno, ma uno buono servirebbe davvero.
    Aggiungo un grande augurio per Pascolo, che a Milano non e’ riuscito a sfondare.

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    1. Dada merita di giocare dove un sistema ne preveda l’utilizzo continuo. Forse non sarà da EL, ma in LBA fa la differenza eccome. Mi associo agli auguri.

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  3. Note a margine, perché le cose importanti le avete già dette.

    Pianigiani ha detto giustamente che questa squadra si sarebbe dovuta valutare a giugno, e a giugno l’ha fatta trovare pronta – questo è un merito, e anche non da poco, considerate le difficoltà che li hanno attanagliati (giocatori che si sono rivelati non adatti; giocatori che a tratti non si sono adattati; pressione un po’ feroce dell’ambiente nei momenti più sfavorevoli).
    Considerato che vincere non è mai facile, né scontato, anche se sei molto forte.

    Che sia stata veramente una stagione difficile e frustrante per la squadra, lo dimostrano, secondo me, le lacrime finali di Goudelock.
    Tra i singhiozzi ha provato a dire che spesso, con tutto il lavoro fatto, non sono stati ripagati, e che questo ha generato un contesto difficile per tutti.
    Io gli credo, e credo che sia vero.
    Hanno lavorato parecchio, ma prima che qualcosa cliccasse, è passato tantissimo tempo. Intanto hanno perso a Firenze, male, e questo non li ha aiutati.
    Anzi al contrario li ha fatti assalire più di quanto forse fosse giusto.

    Che ci porta al terzo punto: Firenze è stata una partita, sfortunata, che poi è stata giudicata svogliata.
    Era davvero giusto reagire come ha reagito l’ambiente?
    Pianigiani ha detto una cosa molto vera, e piuttosto bella, ancora sul campo, a partita appena finita: ha ringraziato la società che gli ha permesso di lavorare valutando sul progresso quotidiano, sull’impegno quotidiano, e non sulle singole vittorie e sconfitte.
    Ha detto che se si valutano solo vittorie e sconfitte, allora non resta che parlare di vincitori e perdenti, e lo sport secondo lui non è questo – ed io mi sento molto d’accordo.

    Ciò detto a Milano, con la squadra e i mezzi a disposizione, non si può pensare di fare una stagione di sole sconfitte, per quanto si lavori bene quotidianamente.
    Anche perché il lavoro quotidiano, anche duro, vale se paga, altrimenti è lavoro sprecato.
    Se non avesse vinto lo scudetto, faremmo discorsi molto diversi, ma il dominio che abbiamo avuto per la maggior parte del tempo della finale, e lo sforzo magico di Goudelock che ha deciso g5, sono frutti di lavoro quotidiano intenso e produttivo, va sottolineato.
    Non sono capitati per caso.

    Eppure il caso ha molto aiutato Pianigiani e la dirigenza.
    Perché non c’è dubbio che l’arrivo di Gudaitis – che venne preso quando la società ha cominciato ad avere dubbi seri sul fatto che la scommessa su Young potesse andare bene – l’arrivo di Gudaitis ci ha consegnato quasi per caso uno dei giocatori più importanti di questa stagione, e molto probabilmente della (delle?) prossima/e.
    Con un certo compiacimento di notare che comunque un anno di lavoro da noi l’ha fatto migliorare non poco, rispetto a quello che era all’inizio.
    E non sempre i giocatori che arrivano da noi, sono poi riusciti a giocare meglio di quando erano arrivati…
    La fortuna di pescare Gudaitis, quindi, e la fortuna di perdere Theodore, dispiace per lui, ma da quando è rimasto fuori, la squadra ha trovato una quadra, tecnica e agonistica, che con lui mancava.
    Troppa personalità, Theodore, per mezzi tecnici non adeguati a questa squadra, quindi finiva per soffocare un po’ tutti, anche se i suoi numeri erano più che decenti.
    Il suo accantonamento ha permesso a Cinciarini di sbocciare, ed è stato un gran Cinciarini, e a Jerrels di brillare quando brillare poteva.
    Nel compenso, insieme, hanno dato molto di più della somma di 2 Theodore.

    Due colpi di fortuna.
    Se c’è una cosa sulla quale secondo me Pianigiani dovrebbe riflettere alla fine di questa stagione, è proprio l’influsso determinante del caso, che lo ha costretto a prendere strade che non avrebbe voluto, ma che invece si sono rivelate vincenti.
    Ecco, se fosse capace di accettare il fatto che la flessibilità porta spesso a risultati importanti, farebbe quel salto di qualità che da ottimo allenatore, lo potrebbe fare diventare un grande.

    Noi come tifosi, ovviamente, ce lo auguriamo!

    Milano siamo nooooooooiiiiii 🙂

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    1. Concordo sui colpi di fortuna, ma lo sport ne è pieno, dalla nebbia di Belgrado al vulcano islandese, MVP di due coppe campioni di Inter e Milan… Pianigiani ha detto, finalmente, alcune cose condivisibili, tra le quali spicca l’accenno al lavoro quotidiano. Quello lo conosce la società, noi ovviamente non possiamo farlo.

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  4. La fortuna aiuta gli audaci. Il lavoro quotidiano premia sempre.
    Pianigiani ha dimostrato di attingere ad entrambi, come deve fare’ un buon professionista!

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