Il Fenerbahce passeggia sul nulla assoluto dell’Olimpia

di Alberto Marzagalia per EuroDevotion

Tutto ampiamente previsto, perché un encefalogramma tecnicamente piatto da mesi non poteva certo impensierire una rivale come i detentori del trofeo, tuttavia ci si poteva attendere un minimo di reazione legato ai propri valori personali, sia dei singoli, intesi come staff e giocatori, sia del gruppo. Niente di tutto ciò, la totale impalpabilità di Milano continua e si raccoglie quel che si è seminato per mesi. Poca pallacanestro e danni inestimabili sul versante dell’autostima dei giocatori, nonché un’immagine dell’ambiente totalmente a pezzi.

E’ ormai complicatissimo scrivere di basket quando l’argomento è l’Olimpia, soprattutto per chi gradirebbe approfondire gli aspetti tecnici del gioco. Un foglio bianco sarebbe l’espressione più corretta, tuttavia qualche spunto ci continua ad arrivare sotto forma di progressivo peggioramento tecnico di alcune situazioni  che, se già palesi ad ottobre, oggi sono addirittura esagerate.

  • I numeri, mai dittatori ma spesso illuminati condottieri delle analisi di questo gioco. Jason Thompson, come tutti i nuovi arrivi vittima di un necessario periodo di adattamento al sistema Obradovic, dove nulla è lasciato al caso e non si molla mai di un solo centimetro, è oggi una pedina importantissima per i turchi. Ma ecco che tutto ad un tratto arriva il massimo stagionale per punti e percentuali: 15 con 7/8 da due. Strano, accade con Milano: 5,4 a serata prima di ieri, tirando 51/93. Arrivano i biancorossi e le vallate si illuminano, il che ci introduce ad una riflessione generale sul reparto arretrato.
  • La difesa milanese è semplicemente penosa. Ancora 48 punti subiti in un tempo, ancora una gara in cui concedi oltre il 60% da due ed il 56,3% da tre. Non si difende sui piccoli, ed è la scintilla che accende ogni problema successivo, ma non si aiuta, si ruota come nel minibasket guardando solo la palla o solo l’uomo e si eseguono chiusure con le gambe ad inclinazioni inaccettabili. Se vedi Kuzmiskas che non tien un 1vs1 dal palleggio di Veselj, se vedi Cinciarini che, confuso, “passa sotto” su un pick and roll, lasciando tutto il ritmo del mondo ad uno come Sloukas, capisci che qui di pallacanestro non si può nemmeno iniziare a parlare. Non credo che Simone Pianigiani abbia dato queste istruzioni, ovviamente, ma non credo nemmeno che segnatamente questi due ragazzi abbiano scelto questo atteggiamento. E’ confusione totale, è disorganizzazione, è mentalità inesistente. Tutte cose che, se il tuo assistente è Luca Banchi, è più facile allenare.
  • Il Fenerbahce (7 W nelle ultime 8) è un’orchestra che ha lavorato per un po’ di mesi per capire l’importanza del proprio spartito. I solisti hanno rinunciato a qualcosa del proprio talento e l’hanno messo al servizio del prodotto finale. Il pubblico è giustamente in estasi per questa musica. Nunnally, a 18 mesi dall’approdo alla corte di Obradovic, ha trovato una dimensione di livello altissimo. Il talentuoso attaccante di Avellino è un ricordo: ora si parla di un giocatore completo che fa le cose che servono per vincere al piano di sopra. Guduric e Jason Thompson sono in arrivo, già abbastanza pronti. Wanamaker era già certezza. Se mai interessasse ricordarlo, questa squadra ha sei/sette nuovi innesti e soprattutto ha dovuto cambiare un’asse clamorosa come quella Bogdanovic-Udoh: che fischino pure le orecchie…
  • Il valore della preparazione fisica dei giocatori milanesi va tenuto in debito conto. Se un Micov, che dipinge pallacanestro, ma lo fa su tele un poco datate, è normale che offra un apporto limitato da questo punto di vista, diventa difficile capire perché gli altri biancorossi vadano ad una velocità sempre inferiore agli avversari, che siano Cremona e Cantù piuttosto che Stella Rossa e Fenerbahce. Perfino i lunghi, unica nota positiva della stagione, paiono a pezzi. Ovvio, si dirà, hanno tirato la carretta da soli per mesi. Parzialmente vero. Veselj non fa lo stesso ed a un livello ben più alto? Ok, è un fenomeno, allora prendiamo un Bjelica piuttosto che un Kavaliauskas: non fanno lo stesso mestiere? Ed allora per Gudaitis e Tarczewski va aggiunta la motivazione: dopo essersi fatti in quattro per lunghi tratti della stagione, conquistandosi da soli tutto quello che di buono hanno fatto, è normale che la stessa motivazione diminuisca, colpiti ed affondati da una solitudine tecnica totale, ignorati come sempre da ogni tipo (che poi è sinteticamente uno…) di attacco milanese.
  • Soluzioni per l’Olimpia? Elencare le nefandezze richiede un’enciclopedia, per cancellarne immediatamente alcune basterebbe un minimo di buon senso. Il fallimento tecnico di questi sei mesi è sotto gli occhi di tutti. La stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, cui mi associo senza farne parte assolutamente, lo sostiene ridacchiando fin da settembre. Questa squadra è totalmente disorganizzata e le giustificazioni che ne accompagnano le continue prove incolori non fanno che affossarla ulteriormente. Dove risieda la responsabilità principale di fronte ad uno scempio tecnico tale è logica conseguenza. Poi si può discutere di tutto ciò che c’è attorno, la società e via dicendo. Ma il campo è la prima cosa, va assecondato e capito. Continuare questo percorso ed accettare di sentire commentatori televisivi che definiscono una gara di Eurolega “un’amichevole di lusso per il Fenerbahce” è inaccettabile. E lo è perché le parole di Hugo Sconochini di ieri sera, al pari dell’ormai famoso fuori onda di Franco Casalini, sono solo ed esclusivamente la verità. Difficile da digerire, mai quanto un prospettato triennio di nulla cestistico.
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8 pensieri su “Il Fenerbahce passeggia sul nulla assoluto dell’Olimpia

  1. E’ mai possibile che ogni dannato anno si arrivi ad una situazione in cui i giocatori non hanno motivazioni? In cui ci si rende conto che la squadra è mal assortita? Pianigiani non mi è mai piaciuto, così come Repesa, ma un bonus di fiducia l’ho sempre concesso… dopo 6 mesi in cui la nave sta affondando, come è possibile non mettere in discussione anche il tecnico? Perché l’anno prossimo è scontato si dovrà rifondare la squadra, per l’ennesima volta, cercando di trovare dei leader e non dei buon comprimari, dei professionisti e non gente che sembra quasi scocciata di dover correre sul campo… dal lato tecnico, secondo me manca sempre un vero play, dal lato umano gente che non ha voglia come Goudelock ne ho piene le scatole. Ridateci Pupuccio…

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  2. Articolo lucidi e preciso, anche fin troppo soft. Commento azzeccato e veritiero. Non sono un grande esperto in materia (ma seguo il basket da almeno trent’anni) ma son contento che alcune mie idee circa il gioco in attacco, la difesa e l’attaccamento alla squadra siano le stesse di altri. Credo che la ricetta giusta sia questa: nuovo coach con grandissima personalita’ e ricerca di giocatori forti nei ruoli fondamentali (mi sento di indicare l’asse play/pivot) e di altri buoni giocatori che si impegnino, che credano nel progetto, nelli spirito di squadra. Oggi Milano e’ zero attacco, zero difesa e zero anima. E soprattutto zero squadra. Ciao

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  3. Francamente chissenefrega del costo del nuovo coach. Le alternative sono essere eliminati nei play-off o avere ancora una chance con una scossa all’ambiente. Questi giocatori, in particolare Kuzminkas, non sono c’ero dei brocchi ma con le maglie biancorosse lo diventano. Allora bisogno prendere decisioni nette. Chi sbaglia paga. Pianigiani è chiaro non ha in mano la squadra oltre aver distrutto alcuni giocatori (Pascolo, Abass, Kalnietis). Quindi via subito Pianigiani e gli addetti ai lavori lo devono dire. Questo sul breve. Per l’anno prossimo purtroppo ennesima rivoluzione si spera questa volta partendo dal prendere un GM come di deve. Questa società, allenatore e squadra sono riusciti a far disinnamore il pubblico e lo si vedrà con il crollo degli spettatori ancora più marcato. Francamente è anche ora di smettere di incensare Armani. È il proprietario e se accetta il nulla francamente meglio giocare con meno budget ma vedere gente che sputa sangue

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  4. concordo pienamente con l’ultimo intervento: riduciamo il budget e le aspettative ma affermiamo nuovamente la bellezza di questo sport. Milano è una piazza storica e senza Armani potrebbe non esistere più ma rimanere e fare colossali figuracce, in Italia come in Europa, non credo abbia molto senso. Il bilancio è padrone, è vero. Ma se si vuole costruire qualcosa si deve partire da un buon coach, uno che sappia e possa fare la voce grossa, uno che modelli la squadra a sua immagine e somiglianza. Inutile scomodare nomi improbabili perché inarrivabili (pensiamo ad Obradovich) ma trovare uno di alto livello non è proibitivo. da li si parte per costruire un ciclo, una squadra vera che possa arrivare a qualche risultato positivo. Mi ripeto: non si deve vincere sempre, ma si ha l’obbligo di provarci sempre e l’aspetto mentale conta tantissimo, in questo. Ciao a tutti.

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