La crescita di Milano, tra certezze, dubbi ed una realtà che ci ricorda di una dimensione diametralmente opposta

Se la sfida di Malaga riguardava il fondo della classifica di Eurolega, quella del Forum voleva dire vetta assoluta in Italia. La prima contro la terza, in pratica l’eccellenza di #LBA. Senza ironia alcuna, ma con molto realismo, è ancora una volta evidente come si tratti quasi di due sport totalmente differenti. Talune caratteristiche, considerabili punti di forza nella competizione italiana, si trasformano quasi in debolezze assolute in Eurolega. All’interno della stessa gara del mezzogiorno di Santo Stefano, si sono susseguiti alcuni momenti che tecnicamente attestano senza mezze misure il decadimento del valore del nostro campionato: squadre da titolo non dovrebbero poter  fare ciò che ha fatto Brescia negli ultimi minuti o Milano tra terzo ed ultimo quarto.

E’, stata alla fine, vittoria milanese ed è da considerarsi importante per il morale, quasi sempre pesantemente colpito dai risultati di Eurolega, per la classifica, che lascia aperta una porticina al primo posto in ottica Firenze e Final 8, ma soprattutto per l’evoluzione e la crescita di almeno un lato del gioco meneghino, ovvero la difesa.

  • La difesa di Milano, il vero MVP. Nel primo tempo, così come nel finale di gara, è decisamente di alto livello, in netta crescita ed in evoluzione tecnica interessantissima, poiché molto attenta a non concedere le scelte preferite all’avversario.  Sul perimetro e sulla palla si lavora molto bene e questo è palese frutto di un lavoro valido, perché nei mesi precedenti non era così. La cosa dovrebbe estendersi anche al “pick and roll” centrale, chiaro punto debole del coach senese, dove pare che  non vi siano contromisure ed anche un datatissimo Ortner possa fare quel che vuole indisturbato. Chiaro che la massima attenzione sugli esterni possa causare l’apertura di certe autostrade in area, ma il giusto equilibrio tra le due situazioni sarà il lavoro principale verso l’eccellenza nella propria metà campo.  Anche perché è giusto sottolineare come l’avversaria di ieri, Brescia, non schierasse giocatori particolarmente abili nel battere il difensore in 1 vs 1, agevolando quindi il compito milanese sul perimetro.
  • Dada Pascolo ed Andrea Cinciarini. L’ala friulana è oggi il miglior 4 nel roster di Pianigiani, ma è altrettanto quello meno adatto al gioco storicamente nelle corde del suo allenatore. Non è un problema da poco, perché Davide non è il 4 perimetrale con tiro da tre, mentre i set offensivi di Milano non prevedono granché in termini di tagli ed isolamenti “dinamici”, le movenze più gradite al giocatore. Non è un problema da poco e va affrontato con estrema disponibilità ed intelligenza da entrambe le parti. Andrea Cinciarini, ancora una volta, è l’emblema di una squadra che lotta e supera momenti di grande difficoltà. Lo fu spesso nei migliori successi della Milano di Repesa, lo fu in quelli più complicati, comincia ad esserlo anche oggi, in un contesto tecnico totalmente differente. Nulla da aggiungere, perché le caratteristiche del Capitano sono note a tutti e nulla gli va imputato in termini di applicazione ed impegno, ma una sola domanda, chiara e crudele: Cinciarini è giocatore sufficiente per essere anche solo competitivi in Europa? Scontata la risposta, la palla passa ai titolari nel ruolo. Avvicinare quella dimensione così differente  delle due competizioni passa assolutamente attraverso Theodore e Jerrells.
  • Il duo della discordia, ovvero CJ55 e JT. Non è più un segreto per nessuno: con loro in campo insieme l’attacco, che già di suo non brilla per fantasia e ritmo, perde ogni tipo di efficacia, diventando ancora più monocorde di quanto la propria stessa ripetitività non causi già. Centinaia di palleggi sul posto assolutamente inoffensivi, secondi buttati alle ortiche all’interno del possesso ed ovvie consequenziali forzature. Milano in attacco gioca male, fatti salvi alcuni sprazzi delle ultime gare, tuttavia imbelliti dal tiro da tre che entra, mentre prima non lo faceva. Non sarà una retina che fruscia a farci cambiare idea sulla qualità: i centri la vedono nel 10% dei casi in cui potrebbero essere serviti, il lato debole resta terra di nessuno e questo principalmente poiché la tecnica del passaggio è assai sconosciuta a molti dei giocatori di Pianigiani. Il sistema che si cerca di creare non aiuta. La contemporanea presenza in campo del 55 e del 25 aumenta questi problemi esponenzialmente e lo sanno bene ormai tutti gli staff avversari.
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