Ottimismo ed entusiasmo per una Milano che ha gerarchie. Ma nessun confronto con l’era Repesa, e la batteria lunghi…

Le vittorie danno ottimismo, se poi al Forum cade il Barcellona, cosa avvenuta due volte negli ultimi dieci anni, ecco che si raggiunge in fretta lo stadio dell’entusiasmo. Meglio volare bassi, perché sono ancora tante le questioni aperte sul tavolo di Simone Pianigiani.

Confronto con l’era Repesa. Affrettato, ingiusto, addirittura fuori luogo. Le frasi ridondanti di questi giorni sono: «con Repesa questa l’avremmo persa», «con Repesa saremmo crollati». Impossibile il confronto, e non tanto per il banale riferimento alla variabilità dei tempi, quanto per la necessità di comprendere come una stagione sia prima di tutto un percorso. Un lungo percorso, fatto di errori, rilanci, cadute, rincorse e discese, dove ogni frammento è figlio di quelli precedenti e padre di quelli successivi. Non a caso, la Milano del “Repesa II” nacque con due successi contro Maccabi e Darussafaka (a Istanbul), e un’incetta di dodici vittorie in fila in patria, prima di trasformarsi nella peggior stagione dell’era Armani;

Batteria lunghi. Il sacrificio di Tarczewski, l’alta produzione di Gudaitis. Sì, l’Olimpia può contare su una batteria di centri interessante rispetto al passato, ma più per colpa di quel che è stato che per i meriti di quel che è. Esiste in realtà un problema Jefferson, buco nero in un settore “4” dove M’Baye pare più una soluzione offensiva, rendendo di fatto Pascolo titolare e al tempo stesso messia. E Patric Young? La Gazzetta parla di un mese, ma meglio volare bassi. Più che tirare in palestra, il lungo ex Olympiacos è tornato a correre, ma meglio attendere il mese di gennaio;

Positività. Che comunque merita la giusta evidenziatura. A prescindere dalle tante rotture di spogliatoio della passata stagione, la grande differenza di oggi sta nelle gerarchie. Non c’era bisogno di ordine, c’era bisogno di riferimenti, e palla in mano l’Olimpia Milano sa da chi andare: Jordan Theodore e Andrew Goudelock. Quando questo accade, nella maggior parte dei casi una squadra sa anche per chi deve sacrificarsi in difesa, creando un sistema di dare e avere che porta ad esempi come il successo del Panathinaikos di ieri sera con il Fenerbahce: il leader si chiama Nick Calathes, e da leader il play ha saputo cogliere chi fosse l’uomo caldo cui servire la palla della vittoria, Nikos Pappas.

Alessandro Luigi Maggi

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