Per Milano è l’ora di un Brindisi anche in Eurolega

Una vittoria in controllo, dopo un primo tempo con qualche errore di troppo ed una ripresa in cui sono maturate diverse situazioni positive, legate al contesto italiano, anche grazie ad un’avversaria che mostra un volto vagamente soft per le acque agitate della salvezza in cui dovrà navigare.

L’Olimpia continua il percorso netto in #LBA e questa non è una novità rispetto al passato, mentre col passare dei giorni e delle partite giocate, si cominciano a confermare alcuni dati fondamentali nel percorso di costruzione del nuovo impianto di gioco milanese.

  • La struttura tecnica dell’Olimpia targata Pianigiani è chiara, ma lo era fin dall’annuncio dell’ingaggio del tecnico senese. Il “pick and roll” è parte fondamentale, talvolta perfino esclusiva, dei giochi offensivi. Al netto dei gusti personali di ogni appassionato, è bene essere realisti: la maggior parte delle squadre odierne lo utilizza alla morte e molte lo fanno benissimo, come ad esempio la scintillante Avellino ammirata nel mezzogiorno di domenica. Quello di Milano sta crescendo e non può prescindere dalla pericolosità dall’arco di almeno due esterni che, a rotazione, devono essere Goudelock, Bertans, Micov o M’Baye. Se questi giocatori offrono soluzioni a buone percentuali dall’arco, ecco che si aprono orizzonti diversi per i lunghi, o meglio per “il” lungo, poiché di impatto vi è sul solo Gudaitis in Europa, mentre in Italia qualcosa si può pensare di avere anche da Cusin.
  • Il discorso lunghi, appunto. E’ bene chiarirsi sulle attese in termini di risultati. Se l’Italia è, al solito, terra che non si può non conquistare, i Playoff di Eurolega sono un obiettivo oppure no? Gudaitis, che non ha grossi movimenti da centro vero, pareggia questa lacuna con un istinto a rimbalzo, soprattutto offensivo, notevolissimo. Oggi in Italia è fattore addirittura dominante, per certi versi, mentre in Europa deve crescere molto, poiché al momento è un ottimo cambio di un centro vero, pesante e muscolare da cui non si può prescindere. A costo di essere noiosi, la faccenda riguarda solo ed esclusivamente Patric Young, il silenzio sulle condizioni del quale inizia a preoccupare. Come possa essere competitivo a fine novembre quello visto zoppicare notevolmente ancora ieri è dubbio legittimo, ma soprattutto quella data di fine novembre ha un senso? Perchè intorno a quei giorni le gare giocate in Europa saranno almeno dieci ed il pericolo di chiudere la stalla continentale a buoi ampiamente scappati è reale. Si può leggere in tal senso il non utilizzo di Kalnietis, Dragic e Tarczewski, ovvero l’attesa nel gioco dei tesseramenti in Italia? Sono domande cui serve risposta nel breve: l’attesa potrebbe essere errore fatale.
  • Jordan Theodore è la variante più intrigante del continente nel suo ruolo. Almeno l’80% dei pari ruolo, molti anche delle squadre più accreditate in Italia (Filloy, Fitipaldo, Lafayette, Dominique Johnson) hanno nel tiro da tre una delle armi fondamentali da sfruttare in quel “p&r” di cui si diceva. JT è assai diverso e riesce a sopperire alle lacune dal distanza con una lettura delle situazioni in cui può penetrare che è pressoché perfetta. Perde alcuni palloni di troppo, ma è ovvio che lo faccia perché ancora alcuni meccanismi siano da rodare: il giorno che le spaziature miglioreranno e la pericolosità dal perimetro di Goudelock tornerà ad essere quella abituale, si apriranno orizzonti notevoli, perché le difese avranno da coprire almeno due minacce reali. Se poi ci fosse un rollante realmente pericoloso, il mosaico si completerebbe.
  • A rimbalzo Milano ci va con un po’ troppa leggerezza. Non si può essere sotto con Brindisi per lunga parte dell’incontro (la statistica svolterà solo nell’ultimo quarto). Di certo Pianigiani starà lavorando sulle amnesie troppo frequenti di M’Baye e Micov, che hanno tecnica e fisico per essere importanti in questo settore del gioco (vedi le 7 carambole del 24 di ieri). Se in campionato puoi cavartela col fisico, in EL devi fare tagliafuori sempre, perché quei due o tre palloni lasciati possono costare la partita (Melli dice niente?).
  • Dall’arrivo di Sergio Scariolo sulla panchina biancorossa (2011), il record di Eurolega è impietoso: 46 vinte e 72 perse. Una sola stagione sopra il 50%, quella del Banchi uno, ed il resto sempre a rincorrere, e nemmeno troppo vicino. Dal 2005 siamo addirittura ad un desolante 68-114. Tralasciando le big, con cui la Milano europea sino ad oggi non c’entra nulla, uno Zalgiris, spesso trattato alla stregua di fanalino di coda, è 89-149 (122-196 dal 2000), mentre una Malaga, non annoverabile tra le grandi d’Europa, è 131-109 dal 2005 e 155-147 dal 2001. E’ l’ora della svolta, se veramente si vuole competere. Il calendario è stato realmente bastardo e beffardo, pensando ad un Khimki, comunque ottima squadra, che inizia con tre gare casalinghe, tuttavia la realtà è questa e ci si deve convivere. Giusto dire che bisogna resistere, ma come dimostrano Stella Rossa e Malaga, buttando in campo orgoglio ed attributi, le montagne si scalano e non è obbligatorio pensare che 1-4 o 0-5 siano partenze normali, in nessun contesto. Anche perché ciò che qual calendario oggi ti toglie, un domani te lo restituisce: importante è arrivare a quel momento ancora in corsa.
  • Pianigiani ha perfettamente ragione quando parla del “vissuto” che manca, peraltro suo cavallo di battaglia anche in nazionale, ma nessuno di noi può farci nulla se oggi le squadre si fanno e si disfano ogni anno,  spesso perfino durante la stagione. La Brindisi di ieri non ha vissuto, come nemmeno la Virtus vincente su Sassari e seria candidata a fare ottime cose. In un anno in cui sembrava che si dovessero consolidare i successi italiani precedenti, il 2016/17, Milano ebbe come nuovi Hickman, Dragic, Raduljica, Fontecchio, Abass e Pascolo, con Sanders e Kalnietis reduci da mezza stagione in biancorosso. E’ così purtroppo, Olympiacos e Real sono mosche bianche che dovrebbero far riflettere, ma evidentemente gestioni impossibili per gli altri dirigenti. E’ quindi vero che le squadre necessitano di tempo quando cambiano tanto, ma è altrettanto vero che la stragrande maggioranza di esse si trova nella stessa condizione, quindi si tratta di equità competitiva anche da questo punto di vista.
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2 pensieri su “Per Milano è l’ora di un Brindisi anche in Eurolega

  1. Guda e Tarc hanno margini di miglioramento molto ampi, soprattutto nella conclusione, perché aprirsi spazi in area grazie al p&r sanno già farlo piuttosto bene – è invece Theodore che, magari perché non si fida della loro capacità di concluder, non vede l’attimo in cui dare l’assist e non li serve. Margini di miglioramento che si ottengono facendoli giocare e lasciandoli crescere: del resto l’ottavo posto in Eurolega per quest’anno è un miraggio, secondo me, piuttosto l’obiettivo vero è non arrivare ultimi e magari restare in ballo per i p.o. fino alla fine. Se come tifosi riuscissimo ad accettare questa prospettiva che è molto realista, ecco che finalmente si crea lo spazio per fare quello che fanno le grandi squadre: farci crescere in casa i grandi giocatori, Guda E Tarc nel caso specifico. Per l’anno prossimo, per un grande anno prossimo in Eurolega…

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