Le difficoltà dell’ambizioso Nicolò e il rischio di esclusività nello spogliatoio milanese: tutto su Olimpia Milano-Fenerbahce

Ore 20.45, Mediolanum Forum d’Assago, l’Olimpia Milano targata AX, l’Olimpia Milano di EuroLeague, si presenta al suo pubblico. Sarà la prima uscita per Mantas Kalnietis e Kaleb Tarczewski in Italia, dopo il primo assaggio di Mosca. Di fronte il Fenerbahce campione in carica, che dopo la vittoria della Supercoppa nazionale ha incassato due sconfitte in tre gare ufficiali tra campionato ed EuroLeague.

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Bilancio passivo condiviso dunque, con Simone Pianigiani che, oltre lo squilibrio tecnico, deve confrontarsi con un progetto giunto ormai al quinto anno. Il suo è agli inizi, con tanti interrogativi a livello collettivo. La difesa è una piccola, quanto positiva, discontinuità rispetto al passato. 93 punti concessi a Mosca sono logica cestistica di questi tempi, mentre in LBA solo Varese ha superato i 70, con i 60 di Cremona e i 62 di Capo d’Orlando. Avversari di secondo piano, inutile negarlo, ma i dubbi sono soprattutto a livello offensivo.

Inutile guardare le statistiche realizzative, come sottolineato nei giorni scorsi. Il rischio è invece l’affossarsi sulle certezze. Andrew Goudelock ha giocato 33’ di media, Jordan Theodore 29’: sono i leader del tutto, ma la loro centralità non deve diventare esclusiva. Vladimir Micov, dalla sera di Mosca, ha alzato i toni raddrizzando la mira soprattutto dall’arco (da 0/10 delle prime due uscite, a 4/8), ma è mosca bianca.

Dairis Bertans, pur con dieci punti a partita, pare relegato al ruolo di specialista, e se Arturas Gudaitis garantisce un apporto regolare, senza Davide Pascolo (difficile la sua presenza in campo giovedì sera) lo spot di “4” entra in grande difficoltà, un po’ per l’inesperienza a questi livelli di Amath M’Baye, un po’ per il disastroso avvio di Cory Jefferson: 8’ di media, 4 soli punti segnati (tutti contro Varese), 7 rimbalzi catturati e 8 conclusioni tentate.

Inutile sottolineare il peso del pitturato quando l’avversario si chiama Fenerbahce. Uno sponsor nuovo, una coppa in bacheca, una ripartenza netta ben oltre la semplice quantità. Se il Cska ha perso l’anima Teodosic, il Fenerbahce ha salutato la concretezza di Ekpe Udoh e Bogdan Bogdanovic: «il miglior centro d’Europa, e il miglior giocatore d’Europa» per citare Gigi Datome. In cerca di una nuova dinastia dopo il Panathinaikos, Zeljko Obradovic ha così evitato di inseguire le copie dell’impossibile, cooptando elementi in grado di confermare nella diversità. Da qui, Brad Wanamaker in regia, un po’ per tamponare l’inevitabile declino di Bobby Dixon (verso le 35 primavere), un po’ per garantirsi ancora più lucidità in regia al fianco di Kostas Sloukas, oggi come oggi il nuovo leader gialloblù. Se quindi Guler e Guduric possono solo essere gregari (ma di valore) in quel che era lo “spot” della stella Bogdanovic, sotto canestro l’esplosivo Jason Thompson dovrà reggere l’eredità di Udoh supportato da un cast di “4” senza eguali in Europa, ovvero il confermato Jan Vesely e il colpo Nicolò Melli. Le conferme di Nunnally, Datome e Kalinic mantengono un supporting cast in grado di rendere illeggibili i quintetti agli avversari sui 40’.

Fenerbahce

Bene dare anche un occhio al campo, e dopo la Supercoppa gli uomini di Obradovic hanno battuto solo il Banvit nella prima giornata di campionato, segnando dieci punti nell’ultimo quarto a Malaga (5/27 da 3, nonostante ben 16 rimbalzi offensivi che sono valsi ben 16 conclusioni in più rispetto agli avversari), per poi cadere anche in casa Anadolu Efes per 84-80 (anche qui 10/33 dall’arco, 4 conclusioni in meno da 2). Tra le molteplici letture, una sottolineatura per il lento inserimento di Nicolò Melli, 0 punti a Malaga e 0 a Istanbul. Nelle due gare in oggetto, una sola conclusione da 2 e ben 6 da 3, quasi a simboleggiare un ritorno da “perimetrale” visti i tanti minuti di convivenza con Jan Vesely.

Un’ispirazione per Jordan Theodore? I 29 punti di Errick McCollum del fine settimana in 34’. Play piccolo, razzente, ma prima della grande prestazione del classe 1988 di Canton (Ohio), c’erano state le difficoltà di Ray McCallum a Malaga. Con Sloukas e Wanamaker, cosa nota, la vita è sempre, dannatamente complicata.

Alessandro Luigi Maggi

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2 pensieri su “Le difficoltà dell’ambizioso Nicolò e il rischio di esclusività nello spogliatoio milanese: tutto su Olimpia Milano-Fenerbahce

  1. Il problema “lunghi” e’ reale. Speriamo che Young rientri presto e soprattutto sia in grado di fare la differenza e non sia “rotto”.
    Il rientro di Pascolo potra’ dare un apporto importante, emarginsndo Jefferson che non pare giocatore di livello eurolega.
    Secondo il mio modesto parere il gioco in attacco e’ troppo statico, solo perimetrale (e torniamo al “problema” lunghi) e con pochi ribaltamenti che invece potrebbero liberare i nostri buoni tiratori con conclusioni facili. Il Fener ieri aveva fuori Kalinic e Nixon, che insieme fanno quasi mezza squadra. Pero’ la nostra partita va giudicata certamente positiva: in fondo abbiamo perso ai supplementari.
    Da tufoso di basket gioisco nel vedere che giocatore e’ diventato Melli e che campione e’ ora Datome. Due “italiani” che ci avrebbero fatto davvero comodo!

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