L’Olimpia asfalta Trento e gara 4 diventa “pivotal game”

66-87 è un verdetto duro, perfino limitato rispetto a quanto visto in campo. Vi possono essere messaggi chiari dietro ad un simile score, vi possono essere pure equilibri  importanti che mutano, tuttavia la realtà, ad oggi, dice che l’Aquila conduce 2-1 la serie con il vantaggio del campo. E non è cambiato nulla rispetto ad un dato statistico fondamentale, ovvero che la squadra di Buscaglia, prima del via di gara 3, veniva da 17 successi in 20 partite: per vincere la serie Milano era obbligata a batterla 4 volte nelle seguenti 5 gare. Oggi basterebbero 3 vittorie in 4 partite… Tanto diverso? Forse no, magari sì.

E’ assodato che col 43,8% da due ed il 20% da tre non si vince, soprattutto se Sutton fa virgola ed il peso di quasi tutto l’attacco è sulle spalle del solo Diego Flaccadori, che sta giocando una serie fenomenale. Ed il tutto nonostante 42 rimbalzi contro i 35 milanesi, conditi da 18 carambole offensive, che sono uno sproposito. E qui Milano deve lavorare duramente se non vuole che questo diventi il fattore determinante della serie.

La chiave del successo Olimpia sta nei quattro quarti da più di venti punti. Finché si gioca ai 65-73 punti si resta in territorio trentino, mentre sopra gli 80, è difficile che la squadra di Buscaglia possa competere con Milano. Fondamentale in questo senso, come fatto notare più volte da Paola Ellisse e Marco Crespi in quella che ritengo una delle migliori telecronache degli ultimi dieci anni per competenza e passione, l’attacco milanese nei primi secondi dell’azione, senza permettere a Trento di mettere in gioco le proprie mani veloci e spietate. Anche perché, e cito testualmente un altro perfetto interprete dei commenti di ieri, Riccardo Pitts,  «A memoria non ricordo una squadra difendere come questa negli ultimi anni». L’Aquila si nutre progressivamente della propria pressione e delle proprie gambe piegate: nei primi istanti dell’attacco è più vulnerabile. Da lì la vittoria milanese.

A livello di approccio la squadra di Jasmin Repesa ha cominciato esattamente come in gara 1, con la differenza che questa volta non è caduta nello stato depressivo che spessissimo in stagione è derivato da qualche errore foriero di brutti parziali. Significativo aver mantenuto la doppia cifra di vantaggio all’intervallo, dopo che gli avversari si sono portati dal 16-31 al 29-36 nell’arco di tre minuti.

Vi sono alcune note tecniche raccolte qua e là all’interno della partita che hanno creato la voragine finale nel risultato e che sono da tenere in considerazione per lo sviluppo della serie.

  • Skip pass – Speso utilizzati dai biancorossi, sono importanti contro una difesa che usa molto le mani soprattutto in basso. I “close-out” diventano più complicati quando c’è sbilanciamento e le opportunità di tiri aperti o di penetrazioni che carichino di falli la difesa avversaria si moltiplicano.
  • Post basso più profondo, sia nei mismatch che nei duelli con pari ruolo. I giocatori Olimpia nelle prime due gare si sono sempre accontentati di ricevere almeno un metro abbondante fuori dall’area: lì Trento vince sempre. Le ricezioni di ieri hanno fatto la differenza. Ma derivano da chi prende posizione al pari di chi la dà coi tempi giusti.
  • Tagliafuori. Contro rimbalzasti dinamici come Hogue e compagnia, se pensi di cavartela solo con la stazza ed i centimetri, sei morto. Se l’Olimpia non cura questo particolare, sarà difficilissimo andare avanti.
  • Palleggi statici. Si può entrare nei giochi anche tirando il fiato ogni tanto, è fisiologico, ma contro questa difesa non puoi farlo passata la metà campo, perché appena offri il pallone sul posto, i vari Kraft, Forray e Flaccadori te lo portano via, come accaduto nell’ultimo possesso del primo tempo, quando la tripla di Sutton dopo la rubata, appunto di Craft, avrebbe potuto scrivere una storia diversa.
  • Tiri sbagliati e tiri usciti. Quando i secondi superano i primi, vinci. Vale per entrambe le squadre. I buoni tiri restano sempre buoni, è così da Naismith in poi. Le triple di Pascolo sono ottimi tiri, come ottime sono le scelte del giocatore ed il suo finalmente chiaro impatto di energia anche in difesa.
  • Passaggi dentro. La squadra del coach croato deve prestare la massima attenzione quando su un lato si ritrova con un esterno ed un uomo in post. E’ territorio assolutamente “buscagliano”: ci sono pochissimi istanti in cui scegliere e farlo bene, dopo è notte fonda (ed anche qui la citazione del mezzo secondo di Popovic è poesia targata Marco Crespi). E si torna a quegli “skip-pass” fondamentali.
  • Fattore fisico. Molti milanesi non stanno bene e si sa, ma è chiaro che ruotare sette uomini, col progredire della serie è un handicap serio per l’Aquila. Ecco perché quegli attacchi che muovono palla ed uomini e creano ritmo superiore sono la chiave di tanto, quasi tutto.

Impossibile sarebbe non dedicare qualche riga all’ennesima puntata della storia dei giocatori di Milano più tranquilli lontano dal Forum. Proviamo a basarci sui dati di fatto, lontano dalle opinioni personali. Il pubblico, e nessuno ne potrà mai dubitare, ha il diritto assoluto di fischiare e criticare, non scherziamo. I tifosi sono tifosi ed hanno questo diritto. I giocatori di Milano hanno fornito le migliori prove stagionali lontano dal campo di casa. Sassari, Trento e Capo d’Orlando come Istanbul (vittoria con Darussafaka e sconfitte ben giocate con Fenerbahce ed Efes) o Madrid (altra sconfitta che non lascerà traccia negli annali). Un caso? Forse sì, forse no, ma non è questo il problema. La terribile fragilità emotiva di questi giocatori è ormai conclamata : una stagione di nove mesi ha parlato chiaro. Le parole di Jasmin Repesa possono giustamente risultare indigeste a molti, è ovvio che sia così, tuttavia ogni coach ritengo che provi a fare sempre il meglio per la sua squadra. E come ogni coach, a volte ci riesce, a volte no. Prendo in prestito quanto mi disse un grande dirigente e conoscitore della pallacanestro italiana e mondiale: «Ricordatevi sempre, quando raccontate le squadre, che avete una visione che è forzatamente limitata di quel che accade realmente, perché dentro ci siamo noi e voi la vivete da fuori. Chi, commentando, mantiene le giuste distanze ed il giusto equilibrio senza essere troppo unidirezionale, fa il lavoro migliore».

2-1 Trento è un dato di fatto, terzo episodio nettamente a favore di Repesa su Buscaglia è un’altra certezza. Si vince a 4 e l’approdo sarà frutto del cammino, che, nei Playoffs, da sempre, può cambiare in maniera clamorosa.

 

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