Cronache dal giorno più lungo. Buscaglia non ha sorpreso, ha solo dato continuità. Repesa, nel suo fallimento, rialzerà il capo con la difesa di Abass e Cerella? (all’interno i dettagli su Simon)

E’ il giorno più lungo. Intervallo tra speranza e conclusione. Dunque, tutto. Dopo i due ko del Forum d’Assago Olimpia a Trento, contro un’Aquila che tutto ha potuto. Perché per la Milano di Repesa, Buscaglia è «bestia nera»: quattro successi al Forum in due anni, tre in stagione, seconda squadra dopo Reggio Emilia capace di eliminare i biancorossi della gestione croata da una competizione (Menetti nella Supercoppa 2015, l’Aquila in Eurocup nel 2016). Impresa ancora possibile?

Evidentemente sì, perché Trento è 2-0 nella serie e «on fire» con una serie di elementi. Aaron Craft viaggia a 10.6 punti di media in questi playoff (12.5 con Milano) rispetto ai 10 della stagione regolare. Continuità, con la somma di dati clamorosi come 5.2 assist e 3.6 recuperi. Toto Forray, al momento, viaggia a 7.8 punti, 2.2 recuperi e 2.8 assist. E se Dominique Sutton è in calo (10.4 punti nei playoff, 9.5 con Milano dopo i 15.7 della stagione regolare), c’è un Dustin Hogue che doveva essere un pericolo solo per Miroslav Raduljica, e invece ha prodotto 22.5 punti e 8 rimbalzi contro i vari Tarczewski, Macvan e McLean.

Impennate, eccellenze. Certezze in un enorme interrogativo: come può una rotazione a sette uomini (Lechthaler è l’ottavo, con 6.5’ di media nella serie) reggere questo ritmo ogni 48 ore? Difficile dirlo, ma certo ci deve essere una contromossa. Quella che Repesa ha chiamato «zona», ma che in realtà deve avere due concetti di riferimento: «lucidità» ed «ardore». Se il secondo aspetto si è visto a tratti, il primo è mancato totalmente ad una squadra che ha prodotto 22 palle perse di media in due gare. Ecco dunque alcuni ingredienti di una possibile impresa:

Gioco. Trento è squadra fisica ma menomata nel pitturato. Il «piano partita» di Maurizio Buscaglia, in gara-1 come in gara-2, non è stato «invenzione» ma «consolidamento». Dunque pressione sul portatore di palla (retto da due play difensivi come Forray e Craft), lettura dei p&r e negazione delle penetrazioni con concessione al tiro da tre punti: 72 tiri da due per la squadra di Repesa, contro i 50 da 3 (il rapporto è di 42 a 21 in stagione regolare). Pur perdendo anch’essa molti palloni (31) Trento ha potuto così distendersi in campo aperto, sfruttando le abilità fisiche di Sutton, Gomes, Shields e Hogue. Diventa dunque evidente come debba alzarsi l’attenzione e la presenza di Hickman, Kalnietis e Cinciarini: tutto parte dalla pressione di Hogue e Forray, che ovviamente non potrà sempre essere identica gara dopo gara;

Riconfigurazione. Tuttavia il lituano ha toccato un +5 di plus/minus solo una volta nelle ultime sei uscite (record 3-3 di squadra), toccando la negatività in ben sette delle ultime dieci. Mentre Ricky Hickman, nelle difficoltà, è anche uscito malconcio da gara-2. Molto pesa quindi sulle spalle di Andrea Cinciarini, un tempo capitano non giocatore, dalla diciannovesima giornata in solo un’occasione sotto i 19’ di utilizzo. Un po’ pochino, e allora ecco che diventa fondamentale la presenza sulle «seconde palle», sempre preda di Trento soprattutto in gara-2. Una sola soluzione insomma: attaccare di più e meglio partendo dalla difesa, alzando la fisicità con Abass (10 punti e 2 recuperi nel solo secondo tempo di gara-2) e magari con Cerella, decisivo un anno fa in semifinale con Venezia, mai utilizzato in questi playoff;

Fattore Repesa. L’Olimpia era nata intorno a Gentile, con la fisicità di Raduljica e la presenza di Dragic. I due estremi sono assenti, il serbo è rimasto ai margini dopo la buona chiusura di serie con Capo d’Orlando. Sono dati di fatto, così come l’assenza di un sistema di gioco che rappresenti un manuale sicuro cui ogni giocatore possa rivolgersi nei momenti negativi. L’Olimpia cede agli isterismi, insomma, perchè non ha certezze. E di questo l’unico responsabile si chiama Jasmin Repesa. Ma il coach croato ha anche altre armi: la serenità del suo lavoro, la capacità di leggere una serie nella sua totalità, non solo nella provvisorietà di ogni singola partita. L’Olimpia non si spaventò, un anno fa, dell’1-2 con Venezia o del 2-2 con Reggio Emilia. In entrambi in casi, spalle al muro, la squadra rispose con sole vittorie. Ora è 0-2, ma non è detto che la missione sia per forza più complicata.

Intanto, squadra a Trento. Miroslav Raduljica e Ricku Hickman nei dodici, Krunoslav Simon che potrà rivedere il campo in stagione solo in caso di finale scudetto.

Alessandro Luigi Maggi

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