Troppa Olimpia per Reggio Emilia. Nel nome di Raduljica e di una squadra che gioca bene.

Era poco più di un’amichevole per Milano, mentre si trattava dell’ultima chance per provare ad avere il vantaggio del fattore campo nei quarti di finale per la Pallacanestro Reggiana, situazione che ora si è complicata alquanto.

La gara dura in realtà 6 minuti, poiché al canestro di Dada Pascolo per il 20-13 è lampante che se Milano gioca ai 90 punti, Reggio non può mai avere contromisure da opporre, in quanto troppo limitata come talento. Obiettivamente il solo Aradori si esprime a livelli importanti, come peraltro ha fatto per quasi tutta la stagione: perché mai non vi siano più soluzioni per il miglior giocatore della squadra è mistero che solo Menetti potrebbe chiarirci. Come sarà poi interessante capire quale sarà il futuro del 29enne nativo di Brescia, sul cui rinnovo a Reggio non vi sono certezze di alcun tipo. Ma se non riparti da lui, è lecito pensare ad un ridimensionamento? Si diceva di coach Menetti che, nelle ultime giornate, ha portato dei correttivi importanti al gioco dei suoi, cosa che ha permesso una maggiore versatilità offensiva, senza passare dall’unica soluzione dell’uomo vicino al portatore di palla che va a bloccare. Nulla di tutto ciò ha però pagato dividendi ieri, in una gara che solo una folata di Della Valle, che si è accompagnata ad  un passaggio a vuoto milanese (dal 51-37 del 21′ al 53-52 del 24′), ha fatto sì che non si dovesse poi parlare di asfaltata. Il problema fisico di Cervi ha tolto ogni presenza sotto canestro alla GrissinBon, poiché Reynolds è giocatore di livello inferiore ed Achille Polonara in 35′ non è mai riuscito ad essere una minaccia, fatte salve le ricezioni sul perimetro, sempre decisamente statiche. Spiace verificare come giocatori apparentemente dal potenziale maggiore non siano minimamente migliorati nel corso delle ultime due stagioni, limitandosi a quello che sanno fare, poco o tanto che sia. Ed a questa brutta sensazione si accompagna l’antipatico ricorso reggiano alla lamentela sistematica, spesso figlia di alcune simulazioni decisamente inaccettabili: per la cronaca, i falli fischiati dicono 22 Milano e 16 Reggio, mentre nel momento del più profondo risentimento di Menetti e c., nel secondo quarto, diceva 8 a 3 e zero penalità ospiti in quello stesso periodo. Sintomi di malessere.

Milano è troppo lunga e troppo fisica: la perfetta distribuzione dei minuti (nove giocatori impiegati tra i 14 ed i 26 minuti, più Tarczewski a 10 ed il rientrante Cerella a 3) permette di gestire il ritmo a piacimento. Al solito, se la difesa non commette errori marchiani, il vero neo della stagione, si può correre ed allora diventano più fluidi anche i possessi in transizione, oltre che quelli di contropiede diretto. Ne beneficia la percentuale dall’arco ed una qualità offensiva che è testimoniata dai 28 assist contro 15 perse, mentre i rivali si esprimono con 20 perse e soli 15 assist. A rimbalzo vi è un po’ di pigrizia, se è vero che si lasciano 11 palloni agli avversari sotto le proprie plance ed il totale dice un misero vantaggio (37 a 34), che non rende l’idea di quella che è la differenza potenziale vicino al ferro.

E vicino al ferro ci va, finalmente fisico oltre che tecnico, Miro Raduljica. I numeri sono quelli delle sue migliori versioni, l’atteggiamento finalmente piace. Sia chiaro, poco più di un’amichevole era e tale resta, sebbene qualcosa di più si sia cominciato a vedere già nell’ultimo mese, ancora solamente a tratti. Questa è la terza gara in cui il centro serbo ha un impatto vero, dopo l’esordio europeo col Maccabi e la sconfitta interna col Bamberg: tralasciando le rondini e le primavere, è soltanto il momento di lavorare e dare continuità a questi rari momenti positivi. Che se dovessero ripetersi spesso, in Italia, potrebbero aprire le porte di un dominio non indifferente durante i Playoff. In attesa di verifica, mi paiono più che condivisibili le parole di Jasmin Repesa in sala stampa: «La continuità è sempre stata un suo problema, espressa solo in nazionale, dove i tornei durano 15 giorni, non 8 mesi. Abbiamo scommesso su un ragazzo di 29 anni sapendolo: se lui oggi non cambia definitivamente il suo approccio, rendendolo continuo in allenamento come in partita, può smettere di pensare in grande». Con buona pace dei cambi o meno sul pick and roll, che saranno argomento che avremo modo di discutere approfonditamente nei prossimi giorni.

In giro per la #LBA Cremona tiene accese le speranze di salvezza, considerando che Pesaro se la vedrà con Milano in casa e poi fuori contro una Capo che dovrà vincere per agguantare i Playoff. Postseason, per gli spot 7 ed 8, che dovrebbe essere ormai questione tra Pistoia, la stessa Capo e Brindisi, con quest’ultima molto sfavorita dall’ennesima sconfitta contro un avversario di rango inferiore. A Venezia bastano due punti per essere seconda, mentre Avellino parrebbe aver blindato il terzo posto. Sassari, Reggio e Trento si spartiranno quarto, quinto e sesto. diverse le gare importanti negli ultimi due turni che daranno forma al tabellone che porterà a determinare la squadra campione.

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