Lello Morbelli nel ricordo di Toni Cappellari, e di un giovane che aveva qualche dubbio su Carlton Myers

«Hai visto qualcosa di buono? »

«Sì Presidente, Semprini mi pare proprio forte, su quel Myers non sono convinto».

«Ragazzo, occhio che si tratta di una cosa seria, si tratta di investire, devi essere più sicuro ed avere più elementi per giudicare bene».

Non è tanto la mia “bestiata” su Myers (avevo 19 anni…), peraltro rimediata a breve, quanto la lezione, severa ma assolutamente dovuta e chiarissima. Il luogo era la sede di Via Caltanissetta. Il dialogo riguardava la nidiata 1971-72 di Rimini: si parlava di Ruggeri, Semprini, Ferroni e Myers, gente che completò lo “slam” aggiudicandosi tutti i titoli giovanili, dal campionato Propaganda 1985 fino a quello Juniores del 1991.

Avere vissuto qualche anno dell’Olimpia di Morbelli è stato un privilegio, essere stato ripreso, come giovane suo collaboratore, un insegnamento fondamentale.

Si è spento il 30 marzo, a 94 anni, e non stupisce, conoscendo un poco la persona, che l’annuncio sia stato reso pubblico a funerali privati avvenuti.

Raffaele “Lello” Morbelli è stato semplicemente uno dei più grandi dirigenti del basket italiano ed europeo. Il classico esempio di persona seria e retta, che rese il suo lavoro proficuo e vincente grazie a quelle stesse caratteristiche .

Ma chi meglio di Toni Cappellari può raccontarci qualcosa che tutti non sanno del Morbelli milanese? Ne nasce la solita squisita chiacchierata, riguardo persone e  tempi indimenticabili.

«Romano di adozione, alessandrino di nascita, inizia a giocare nella AS Roma e non nella Lazio, come riportato da molti. Importante esperienza perché lì conobbe giocatori come Aldo Giordani e Giancarlo Primo. Quando il “Jordan” lasciò Roma per trasferirsi a Milano in Rai, e siamo a fine anni ’60, Aldo Allievi, patron canturino, gli chiese se conoscesse qualcuno che potesse gestire la squadra, poiché lui non poteva fare tutto di persona. Erano tempi in cui non esistevano i GM: la risposta fu chiara ed il nome fu uno solo, quello di Raffaele Morbelli. Lì nacque il dirigente che portò il piccolissimo centro brianzolo sul tetto d’Europa e del mondo. 2 scudetti, 2 Coppe Campioni, 4 Coppe delle Coppe, 3 Korac e 2 intercontinentali. Ci rendiamo conto di cosa rappresentasse questo palmarès ottenuto a Cantù, non in una grande città? ».

«Aveva grande feeling con tutti gli allenatori, Stankovic e Taurisano su tutti, e seppe creare ottimi rapporti assai costruttivi» continua Toni.

Poi l’approdo milanese, dopo che Gabetti, lasciata in precedenza la sponsorizzazione a Cantù, divenne proprietario di Milano. Siamo al 1986. Ma cosa pensò Cappellari del suo arrivo? Io ricordò che molti parlarono, allora, di un  Morbelli che poteva prenderne il posto.

«Ed in effetti pensai che mi volessero far fuori. Invece, fin dai suoi primi passi milanesi, Lello si dimostrò collaborativo e perfettamente rispettoso dei nostri ruoli.  Lui curava i rapporti con proprietà e sponsor, io con i giocatori e tutto quello che riguardava i contratti. Mai, e sottolineo mai, si permise di interferire nel mio lavoro, come io non feci con il suo. Eravamo perfettamente organizzati con compiti precisi, ad esempio lui pensava alla FIBA ed io alla Lega. I successi che ne derivarono (3 scudetti, 2 Coppe Campioni, 1 Korac, 1 Intercontinentale ed 1 Coppa Italia) furono frutto di quella organizzazione».

Cos’ha dato Morbelli al basket, in una lunga carriera?

«Tantissimo. E’ assolutamente uno degli uomini che ha contribuito maggiormente al boom della pallacanestro italiana e continentale. E’ stato un padre per il movimento, ascoltato da tutti, così come rispettato».

Il Morbelli uomo. Io ricordo una persona molto gentile, educata, di grande umanità, ma sempre deciso e non aperto ai compromessi.

«Di grande gentilezza, più unica che rara, tuttavia intransigente rispetto alle sue regole. In grado di avere eccellenti rapporti con tutti, in quanto mai si permise di aggredire qualcuno».

E’ mai intervenuto direttamente con la squadra, magari in un momento difficile per risultati o altro?

«No. Parlava molto con Peterson, con cui il confronto era diretto e franco. Coi giocatori mai. Ma sai, ai giocatori ci pensava il Coach, che aveva modi molto particolari ed unici in quei rapporti».

Antonello Riva a Milano…  Ed ecco che non finisce nemmeno la domanda..

«Lo volle lui, fortemente. Allora si disse che gli Allievi avevano delle difficoltà e che lui gli venne incontro, coniugando il colpo di Milano con le esigenze di Cantù, ma qui, voglio chiarire, siamo nel campo dei “si diceva”. Comunque fu una cosa che orchestrò lui».

Ma oggi Toni Cappellari vede qualche dirigente che gli ricorda anche lontanamente Lello Morbelli?

«No.  E sarebbe impossibile perché i dirigenti stanno sparendo sempre di più. I presidenti parlano solo coi procuratori, quindi il ruolo di un GM non esiste più e, se esiste, conta pochissimo. Ho avuto un confronto con Petrucci in cui gli ho detto, senza mezzi termini, che se non fa qualcosa per tornare a rendere operativi e rispettati i dirigenti, tagliando il cordone che lega i presidenti agli agenti, il nostro sport non tornerà più quello di prima».

E forse l’ultimo regalo di un grande del nostro gioco come Lello Morbelli è proprio questo: ricordandone le indimenticabili gesta, balzano agli occhi di tutti i limiti del mondo della pallacanestro di oggi. Chiari ed inequivocabili.

Buon viaggio Presidente e grazie di tutto.

PS Un sincero ringraziamento personale e da parte di http://www.realolimpiamilano.com a Toni Cappellari, come sempre gentilissimo,  per averci privilegiato nel condividere tali memorie.

Alberto Marzagalia

 

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