La sconfitta annunciata. Tutto normale, fino ad un certo punto…

76-98. Serve altro? Non credo.

Milano perde nettamente contro quella che oggi è la miglior squadra italiana: 9-1 nel girone di ritorno ed un bilanciamento tra attacco e difesa magistralmente orchestrato da coach Buscaglia, già lo scorso anno molto indigesto a Jasmin Repesa, fatto salvo l’evento più importante, ovvero la serie di Playoff vinta da Milano 3-0.

La gara dell’Olimpia dura 12 minuti, quando Ricky Hickman infila la tripla del più 7 sul 33-26. Nei seguenti 4 minuti Trento piazza un 14-0 aprendo uno strappo che l’EA7 non saprà più ricucire, non andando nemmeno vicino a farlo.

Maurizio Buscaglia si dimostra allenatore di primissimo livello, capace di giocare una pallacanestro che è perfetta sintesi del gioco classico e di quello moderno: l’Aquila è pericolosa al ferro come sull’arco e, marchio di fabbrica del suo coach, in quei quattro metri che ci stanno in mezzo, dove fa tutta la differenza del mondo e dove Milano, come molte delle squadre di oggi, non sa opporsi. Assolutamente di alto livello l’organizzazione che permette di giocare senza centro: si impone una propria caratteristica e non la si subisce, tenendo anche a rimbalzo (34 a 33 per la Dolomiti). Se l’Aquila la mette dall’arco, attenzione assoluta ai bianconeri, perché saranno qualcosa in più di una mina vagante nei playoff: il 13/34 di ieri non è certo statistica favolosa, ma è ben lontano da quelle prove da 10% del girone di andata, nonché una cosa che si sta ripetendo con una certa frequenza. L’auspicio, per la splendida squadra trentina, è che gli infortuni di Filippo Baldi Rossi e Devyn Marble non siano quel che purtroppo sono parsi, soprattutto nel caso del prodotto del vivaio virtussino, per cui si tratterebbe di ricaduta pesante su un ginocchio che già gli costò sei mesi di recente assenza dai campi. Difficile aver provato tanto dispiacere e tanta tristezza per un giocatore in tempi recenti: l’immagine delle lacrime di dolore e disperazione sul suo volto non si dimenticheranno facilmente. Il lungo e ripetuto applauso del Forum dimostra, una volta di più, come questo pubblico sia un primato di civiltà e sportività assoluto.

Vi sono tre elementi di importanza fondamentale che emergono dalla disfatta milanese.

Il primo riguarda la programmazione. Perché giocare a meno di 48 ore dalla gara di Kaunas? Se è vero che quando si decise questo calendario non si era ancora di fronte all’emergenza totale di oggi, è altrettanto vero che non si poteva non sapere che le due gare con Trento e Venezia sarebbero state l’ultimo ostacolo per blindare, anche matematicamente, il primo posto. Il prossimo weekend presenterà lo stesso problema, col solo vantaggio del doppio turno casalingo. Dopo Venezia si andrà a Brindisi, per poi ricevere Reggio Emilia: incredibilmente il primo posto, che pareva più che assicurato, è oggi tutto da conquistare.

Il secondo tema è molto legato sia al primo, sia al terzo che seguirà e riguarda la stanchezza di un gruppo che, alla 59ma partita stagionale, contro ad esempio le 25 di Trento, è ovvio che non possa essere brillante fisicamente. Non si tratta di scusa ma di realtà, indiscutibile. Come indiscutibile dovrebbe essere il fatto che, sebbene oggi limitato a 9 uomini (compresi il Raduljica di quest’anno, Sanders presente per onor di firma e Tarczewski logicamente da inserire da zero) , il roster milanese dovrebbe avere valori tecnici in grado di superare queste difficoltà. Se è vero, come dice coach Repesa, che a livello di impegno “non si può fare alcun appunto ai propri giocatori” , è altrettanto vero che la realtà del campo dice di diversi elementi che commettono errori tecnici individuali e di squadra che, superficialmente, si potrebbero definire solo incomprensibili. Il campo, unico vero giudice, ci dice che si tratta invece di manchevolezze tecniche che si ripetono con altissima frequenza da inizio anno: non è difficile pensare che oltre certi livelli, determinati giocatori non riescano ad andare. Alcuni non sono in grado di farlo al momento e ci stanno lavorando in ottica futura, avendo già compiuto grossi miglioramenti, ritrovatisi in una dimensione ben diversa da quella in cui giocavano precedentemente, mentre altri, con una carriera già molto più definita, presentano limiti che sono chiari a tutti. La Milano di ieri, stanca o non stanca, è squadra che per batter le migliori italiane se la deve sudare e non è assolutamente certo che lo riesca a fare.

E qui arriviamo al terzo argomento fondamentale. Gentile, Dragic, Kalnietis, Simon e Fontecchio. E’ la lista degli assenti (il primo per scelta) della squadra di questo periodo. Impensabile che si possa competere sulle basi di quanto ci si augurava ad inizio stagione. Vi sono colpe e responsabilità molto chiare da parte di tutti, staff, giocatori e società, come è corretto che sia quando le cose non vanno. La caccia al colpevole è, a parere mio, cosa sassi spiacevole, stucchevole ed inutile, esattamente come ritenere qualsiasi elemento senza macchia. Fare quadrato e lavorare oggi significa comprendere cosa si è sbagliato tecnicamente nella gestione del gruppo e che ci vuole qualcosa sul mercato, soprattutto in ottica esterni.

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La parola esterno può voler dire due cose: un giocatore più 1-2, con punti nelle mani e fosforo da trasmettere alla squadra, oppure un 2-3 decisamente più attaccante e senza compiti di regìa. La scelta è fondamentale e non si può sbagliare, basandosi su una valutazione chiara che parte dalle condizioni di Krunoslav Simon. Se vi sono dubbi sulla ripresa completa del giocatore è ovvio che si debba andare sul 2-3, mentre se vi fossero maggiori sicurezze in quel settore, viste le difficoltà fisiche di Mantas Kalnietis ed il recente vissuto in carriera di Ricky Hickman, la scelta di un 1-2 sarebbe assai più logica. Personalmente sto con la seconda, che può coprire la prima, mentre non accade il contrario. Anche per una ragione tecnica molto semplice. Un “rollatore” come Kaleb Tarczewski ha bisogno di uno che gli dia la palla in un certo modo, altrimenti diventa inutile: oggi, Kalnietis a parte, quel giocatore non c’è e quel tipo di passaggio, tra i più difficili del gioco, non arriva (già ieri mancato almeno in quattro occasioni). Ben diverso se si parlasse di “pop”, cosa che non è nelle corde del giovane centro.

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