La dignità dell’Olimpia e quel taglio di Dada.

Valutare  in modo positivo una prestazione in cui sei stato in partita per 4’09” non è cosa facile. Quasi impossibile stare alla larga da descrizioni estremamente severe del vissuto milanese ad Oaka, tuttavia, come mi permisi di eccepire sull’applicazione di taluni protagonisti tra fine novembre ed il nuovo anno, così oggi mi pare intellettualmente onesto riconoscere a questa squadra l’onore delle armi per quanto messo in campo nelle ultime settimane.

L’Eurolega di Milano è stata pessima e poco cambierà con le ultime gare: lo abbiamo visto tutti, società compresa. Si è dibattuto a lungo sui perché di quello che si potrebbe perfino definire fallimento, parola che tuttavia non amo utilizzare se non al termine di determinati cicli di lavoro. La realtà dice che il rendimento europeo degli innesti di punta della scorsa estate è stato in alcuni casi deficitario,  in altri perfino tragico.

Giocare in 7 in casa di un Pana stramotivato, che giovedì sarà a Vitoria per una sfida coi baschi che potrebbe valere perfino una chance di quarto posto, non era facile e, regolarmente, non lo è stato. Il naufragio era dietro l’angolo, ma gli uomini di Repesa lo hanno evitato fornendo un’altra prova seria, come tante in questo periodo. E’ sempre la realtà a dirci che però, al completo come in emergenza, questa Milano non è mai valsa la lotta Playoff europea, fatto salvo il primo spicchio di stagione. Non ammetterlo sarebbe peccato mortale, prenderne atto è invece la palla a due della prossima Eurolega.

In partita per 4’09” si diceva: 2-10 seguito dalla tripla di Calathes che sancisce l’apertura ed,  allo stesso tempo, la chiusura della gara.  Sul possesso successivo, c’è l’essenza della stagione di Miro Raduljica in maglia biancorossa. Assist fenomenale che non diventa tale per la pessima ricezione e conclusione  di Ricky Hickman, possesso difensivo inguardabile a seguire, condito da un’ulteriore persa sul 7-10. Quello che poteva essere, e che il talento del centro serbo avrebbe dovuto garantire, e quello che è stato, con un atteggiamento ed una presenza del tutto impalpabili. Poi si può discutere se il sistema milanese sia o meno l’ideale per l’11, ed a parere mio non lo è nella sua globalità ma avrebbe potuto esserlo in maniera “situazionale”, laddove la sovraesposizione difensiva andava coperta da un lavoro di squadra che è mancato troppe volte, in primis perché mai sollecitato dalla mancanza di reazione del giocatore stesso. Ma tant’è: ora tre mesi che potrebbero anche dire cose diverse, se la persona, prima che il giocatore, lo vorrà. I dubbi sono forti e legittimi.

Nell’apparentemente oscura notte ateniese vi è un lampo che ci ricorda cosa sia il basket, quello vero. Basta vedere un taglio di Dada Pascolo, uno di quei movimenti su cui, quando eri in palestra con i “ragazzi” o gli “allievi” (chiedo venia se non li chiamo Under 13 o roba simile), poni grande enfasi, poiché essenza e forza del gioco. Caricare su un perno, fintare e tagliare in direzione opposta. Oggi non lo fa nessuno, o meglio pochissimi lontano dai Warriors od ancor meglio dal Texas di Pop, ed è bellissimo che a farlo sia quel giocatore che incarna al meglio la dimostrazione che ci sono tanti modi di giocare a basket, ma farlo bene è quello migliore. E basket è quello in cui i giocatori tagliano, fintano e muovono le difese, creando quegli spazi che danno il la ai migliori possessi offensivi: non è necessario entrare nei giochi con il solo pick and roll, ameno che tu non sappia fare solo quello od il tuo coach non sappia allenare solo quello. Con buona pace dello “spacing”, americaneggiante concetto che riempie le bocche di tanti, quasi quanto alcune belle statuine travestite da giocatori  riempiono gli angoli del campo, nell’attesa di uno scarico in stile Godot.

Quindi non vi è nulla di eccitante  in una gara che dura meno di un quarto, e non può consolare che per il tanto celebrato Bamberg del suo profeta Trinchieri la gara di ieri sia durata 59″ (0-8 Baskonia e tanti saluti con asfalto in grande quantità ), tuttavia la prova in totale emergenza dell’Olimpia vale sicuramente il rispetto che si deve a chi non molla quando potrebbe farlo. Tre mesi fa non era così, ma sia chiaro che da qui Milano deve partire per costruire dei Playoff italiani vincenti e le mosse, di cui alcune paiono già in dirittura di arrivo, per ridurre la distanza che c’è con l’Europa che conta. Distanza oggi abissale: domani non dovrà e non potrà più essere così.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...