L’improvvisa «vergogna» agli «uomini veri» e i frutti del doppio allenamento di lunedì

realolimpiamilano.com ha fatto della tempestività una delle sue scelte e missioni primarie. Non che la cosa ci abbia reso celebri, ma al giorno d’oggi essere «caldi» è una necessità. Tuttavia, certe tematiche avrebbero nel commento immediato una pecca, una macchia pericolosamente incancellabile. E allora abbiamo atteso e meditato, e ora scriviamo, raccontiamo. In primo luogo, commentare Jasmin Repesa senza attendere Livio Proli sarebbe stato tempo perso. 

Partiamo dal coach croato. Parole dure, chiare, che non meritano interpretazioni. Inutile rivangare frasi lette ovunque, se non due passaggi: «Se parliamo di indolenza con i contratti che prendono, è una vergogna» e «se qualcuno di loro trova una squadra, può già andare domani». Segnatevi queste frasi, sono le uniche che contano.

Nella serata di domenica, Livio Proli viene contattato da Vincenzo Di Schiavi de La Gazzetta dello Sport e Massimo Pisa dell’edizione milanese di Repubblica. Il primo se ne torna a casa con: «Comprendo Repesa, il coach si attende approccio e intensità difensiva come predicato ogni giorno. Il nostro gruppo però è formato da giocatori validi e seri. Sono certo che si impegneranno a raggiungere gli standard richiesti. Non ci sono processi in atto o strascichi negativi da cavalcare». Il secondo, ben più fortunato, ottiene un bel: «Cose dettate dall’emotività e dalla passione, ci stanno, è arrivato lungo con la frenata su un paio di frasi ma nella sostanza non cambia nulla. È la società che decide: nessuno verrà messo alla porta, nessun tipo di aut-aut, nessuna frattura».

Di fatto, il pompiere presidenziale mette i puntini sulle «i», facendo emergere una mancanza di condivisione dello «sbotto» e una precisazione, che possiamo immaginare così: «Esistono presidenti, allenatori e giocatori. I giocatori ottengono contratti e rispondono con prestazioni. I coach ottengono contratti e rispondono con gestioni ed indicazioni. I presidenti garantiscono i contratti, assemblano prestazioni, gestioni ed indicazioni, e prendono le decisioni». D’altronde, fu lo stesso Jasmin Repesa a precisare come oggi: «l’Olimpia Milano abbia gerarchie perfette e precise»

Ecco dunque la spiegazione della reazione. Resta l’azione e la conseguenza. Il Jasmin Repesa furioso non è una novità, ma solo la conseguenza di una linearità di pensiero nata dopo la sconfitta del Pireo: «Non posso essere soddisfatto, o pensare di aver fatto solo una bella figura. Dovevamo (quindi potevamo, ndr) reggere a rimbalzo, ma nel secondo tempo ci hanno surclassato», proseguita dopo il ko interno con il Real Madrid: «Siamo partiti molto male con poca concentrazione», chiusa con la nefasta trasferta di Bamberga: «Difficile comprendere cosa sia successo tra primo e secondo tempo, tante incomprensioni difensive hanno fatto la differenza». Dopo tutto questo il coach croato si attendeva una risposta a Torino, ma il timeout dopo poco più di 90’’, e tre triple della Fiat, è stato l’innesco della reazione da negazione.

E qui arriva il momento della società, e delle due dichiarazioni che vi abbiamo chiesto di ricordare: gli «uomini veri» tanto cari al presidente Livio Proli diventano giocatori da «vergogna», sino a paventarne un addio. Ecco. Le «gerarchie perfette» non tornano, la società cui spettano le decisioni non viene interpellata, e i fantasmi sono gli autodefiniti «isterismi» del Banchi II. Si paragona il tutto alla notte di Berlino, dopo il pesante ko in Eurocup contro l’Alba di Kikanovic, ma allora il confronto fu totale e condiviso. Oggi no.

Il risultato? Il doppio allenamento di lunedì che, ve lo possiamo dire in anteprima, è stato vissuto come un richiamo alle responsabilità senza vittime sacrificali, e che non sarà bissato, con la squadra che sia martedì che mercoledì ritornerà al normale programma di preparazione. Giovedì sera l’Anadolu Efes, e una certezza: ora o mai più. Perché comunque, il Repesa furioso, non potrebbe legare per l’ennesima volta il suo nome ad una difesa oltre i 90 punti concessi.

Alessandro Luigi Maggi

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