Il Palatrussardi, e quell’Olimpia da sempre in cerca di una casa

Non ci siamo ancora stati, ma lo faremo. Tuttavia, una storia può essere raccontata anche quando è lontana dagli occhi, ma ben presente nel cuore.

Milano non è la città della neve, ma ha il senso della neve. Un po’ come l’amico che si incontra ciclicamente, ma senza che il tempo lasci traccia nel rapporto. O come la sventura, questione di gusti, che anche nei momenti sereni si ripresenta alla porta.

Milano ha il senso della neve, e nel 1985 scopre anche di averne paura. Quel gennaio, a dire il vero, era iniziato male altrove. Neve a Cagliari, i sardi non hanno il senso della neve. -30 gradi nella provincia di Bologna. Poi fiocchi su Roma, che ovviamente si mette in ginocchio. Il milanese fa l’ironico verso il cugino della capitale, e intanto pattina su ghiaccio in zona Darsena. Poi, il 14 gennaio… 24 ore dopo, la neve raggiunge i 50 centimetri. In alcune quartieri, le macchine spariscono. E l’Olimpia Milano, il 16, deve giocare al Palazzone di San Siro. Coppa Korac, contro lo Stade français. I giocatori arrivano alla spicciolata facendo temere il peggio, Renzo Bariviera si presenta addirittura nel secondo tempo, il finale è 108-94.

Il resto, lo racconta Alessandro Ruta, nel suo «L’Impero del basket»:

Giovedì 17 gennaio, il telefono di casa Cappellari squilla alle prime luci dell’alba.

«Pronto?» risponde brusco il gm dell’Olimpia, non ancora del tutto sveglio.

«Buongiorno dottore. Scusi se la disturbo, ma…» tergiversa una voce a lui be nota dall’altra parte della cornetta. «Il tetto del palasport è crollato».

Storia nota: nella notte il tetto del Palasport, colaudato per reggere una pressione di cento chili per ogni metro quadro, cede a uno sforzo cinque volte superiore. Chi innaffiò con dell’acqua quella struttura innevata, aveva provocato danno doppio.

Pare cosa da poco. Tempo, non soldi. Il tetto si può riparare, ma nel 1988 sarà demolizione dopo tre anni di nulla.

Ma perché parliamo di tutto questo? Perché il tempo passa, ma i problemi spesso non si risolvono. O, almeno, mantengono dei punti in comune. Oggi l’Olimpia ha il Forum, ha detto no all’odissea del Lido, e in caso di concerti deve trasferirsi al Paladesio, sempre sognando un mondo, e una casa, migliori.

Allora Milano perse una casa da 15.000 spettatori, ritrovandosi nuovamente ad un Lido che valeva un terzo, ma una nuova casa stava arrivando.

Divier Togni offrì il Palatenda, e il 27 settembre 1986 inaugurò, con un concerto di Frank Sinatra, il Palatrussardi.

Sì, il Palatrussardi. In questi tempi di Forum e Paladesio, mentre il Lido non risorge, in molti hanno dimenticato quella struttura a pochi passi dal saluto a Milano in direzione autostrada. 9.000 posti, la casa della rimonta storica all’Aris Salonicco.

E oggi? Prima la bellezza, proprio sotto il nome della griffe. Poi i cambi di nome improvvisi e repentini, Vobis, Tucker (segnale negativo, il fondatore venne arrestato per associazione a delinquere e truffa), Mazda e Sharp.

Alla base di tutto, comunque, ci fu abusivismo edilizio, per il 30 aprile 2011 fu annunciato l’abbattimento per lasciar spazio ad un nuovo progetto legato ad Expo2015. Oggi, il teatro di quella rimonta, è una promessa di rilancio della giunta Sala. Ma è un teatro ferito, casa di disperati prima, spazio di preghiera mal congegnato poi. E l’Olimpia, in caso di necessità, vola a Desio, perché anche quella casa non può contenerla più. Quell’Olimpia, da sempre in cerca di una casa.

Alessandro Luigi Maggi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...