Rio, Milano e tutto l’oro che non luccica

E’ stato un bel torneo quello di Rio 2016 finora, bello sì, con alcuni picchi straordinari, ma in sostanza nulla di trascendentale o che non si conoscesse già. Australia-Lituania, Croazia-Serbia, USA-Argentina e Spagna-Francia sono probabilmente gli accoppiamenti che qualunque organizzatore sognerebbe e promettono scintille. Gli USA, orfani di tanti dei migliori, e la differenza si vede eccome, finora sono stati implacabili coi deboli e leggeri coi più forti: attenzione perché di peccati veniali costati parecchio sono piene le pagine della storia del gioco stelle e strisce. Di sicuro la difesa non va e senza quella si rischia, forse non con l’Argentina tutto cuore ma anche molto in là con gli anni, altra cosa che si denota in modo palese.

Mi stupirà con una stagione fenomenale, ma chi glielo ha fatto fare a Manu di non ritirarsi quest’anno? Aspetta forse l’ultimo anello nel 2018 quando magari avrà Steph in nero-argento? E su Campazzo sorge spontanea una domandina ai vari executive di Eurolega: cosa ci fa a Murcia? La Spagna ha iniziato al solito molto soft dopodiché ha ingranato la marcia giusta ed alla fine è dentro, più pericolosa che mai in virtù del concentrato di talento pazzesco di cui dispone. La Francia di Heurtel è più forte di quella di Parker e può fare di tutto: certo che se TP si mette a giocare. Un dollaro lo metterei su USA-Francia, tiratissima, a patto che anche Batum faccia il Batum.

Dall’altra parte del tabellone un Australia-Lituania spettacolare: la solidità “aussie” contro la libertà ed il talento della culla del basket più bello, magistralmente guidati da chi oggi è di gran lunga l’MVP, ovvero Mantas Kalnietis. Impronosticabile il tutto, se non una leggera pendenza della bilancia verso il quarto giallo e verde. Se solo Valanciunas si destasse dal torpore ed affiancasse il mini Sabonis ed un Kuzminskas a tratti favoloso, con l’appoggio dei solidissimi Maciulis e Seibutis, il cielo sarebbe l’unico limite lituano. Australiani da battaglia, tosti, col giusto talento ed un backcourt da sogno se MDV e Patty Mills sono quelli doc visti finora. Croazia-Serbia è il tutto cestistico e non solo, con diversi distinguo sulla tecnica: può succedere di tutto. Talento a bizzeffe, spesso solo individuale perché le squadre sono allenate così così, un ottovolante di pallacanestro incredibile che si riassume tutto nelle figure che tanto interessano a Milano, Kruno Simon e Miro Raduljica. Kruno è definitivamente la Beyoncè dei canestri: bellissima da vedere, ma solo nel backstage sanno quali mutandoni contenutivi sia obbligata ad indossare per raccogliere le sue grazie e poterle mostrare al mondo in maniera accattivante. Segna tanto, tira molto, percentuali a volte assai discutibili, passa da assistenze mirabolanti a palle perse da campionato allievi, va a rimbalzo con grande continuità e perde tagli in difesa con una leggerezza inaccettabile: va gestito e protetto, forse troppo, andrà gestito e protetto da JR, ancor di più. Miro passa dal dominio assoluto alle smanacciate di pura pigrizia che gli creano grossi problemi di falli: rieccoci alla protezione ed alla gestione di oggi e soprattutto di domani, anche perché dietro di lui, in pivot, a Milano c’è il nulla.

Ma i milanesi tutti credo che debbano cominciare a convincersi che tanto della prossima stagione sarà nelle mani di quello che ho già definito l’MVP olimpico finora. Mantas è stato semplicemente incredibile, in tutto e per tutto, ivi comprese le sue lacune quali il tiro dalla media e dall’arco. Ha smazzato assist che non si vedevano dai tempi di John Stockton (sorry John, sarà il caldo di agosto o le vacanze che devono ancora iniziare..), ha penetrato ogni difesa con soluzioni inarrivabili per gli altri umani, l’ha messa con grande continuità da ogni dove e, più di tutto, ha mostrato una leadership che Milano, come la Lituania di oggi, dovrà consegnarli senza esitazioni.

I rimpianti per la nazionale azzurra ci sono, in fondo la Croazia che vince un girone tosto li alimenta, tuttavia li riterrei limitati soprattutto per la “garra” dimostrata dai protagonisti a Rio, quella che i nostri presunti fenomeni hanno mostrato solo davanti alla telecamera.
Non è tutto oro quel che luccica a Rio, sebbene un Argentina-Brasile sia “game for the ages”, ma non è nemmeno tutto loro: grazie a Dio tanto di quel che si è visto si rivedrà in Italia e l’indirizzo è quello di Assago, località Milanofiori, Mediolanum Forum. Se poi qualcosa di azzurro potrà luccicare nella prossima estate saranno affari amarissimi di Messina o del topolino che l’elefante burocratico federale partorirà nei prossimi mesi.

Alberto Marzagalia

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