Del «no» a Bargnani, e del progetto-Olimpia che lo riguardava

Di Alessandro Luigi Maggi

Il «no» di Milano ad Andrea Bargnani può essere sintetizzato in un muro crollato sotto le incertezze di tre crepe ben distinte, ma che nasce proprio dalla prima frase di questo piccolo pensiero: il «no» di Milano.

Prima crepa – L’offerta dell’Olimpia al giocatore nasce di fatto nel pieno della sua crisi in Nba a fine febbraio. Per la società la tentazione è duplice, ed è ovviamente commerciale e tecnica. D’altronde, portare a casa «uno dei tre Nba», soprattutto se si parla della prima scelta europea assoluta nella storia del miglior basket del mondo, significa avere una ribalta mediatica ben più ampia della semplice stampa specializzata e nazionale. Il «Gruppo Armani» però, nella moda come nel basket, ha sempre fatto il suo ingresso in una trattativa a volto sicuro, e senza nulla elemosinare. L’Olimpia si è dunque posta al giocatore come portatrice di una «mano tesa», atteggiamento più che logico per un giocatore evidentemente bisognoso di un rilancio. Di fatto, il gioco tra domanda e offerta, e il tempo preso dal giocatore (che all’indomani dello scudetto vinto dai ragazzi di Jasmin Repesa non si era ancora espresso) mutavano e non di poco gli umori della trattativa. Andrea Bargnani, a giugno, cambiava tra l’altro agenzia e passava sotto la gestione di Guillermo Bermejo, della You First Sports. L’Nba era sempre viva nella sua mente, ma il nuovo procuratore è molto attivo sul mercato spagnolo. Era un campanello d’allarme per l’osservatore esterno, pur dopo il «no» al Galatasaray per chiudere la stagione.

Seconda crepa – E arriviamo all’aspetto tecnico. Cosa voleva Milano per Bargnani e da Bargnani? Come detto, le riflessioni sul giocatore risalgono a ben prima della fine della stagione, ed entrano nel vivo nel pieno dei playoff. Contagiata dalla tendenza italica ad un basket con centri «under size» (scelta o necessità?), e dalla presenza in roster di due «4 interni» (Macvan e McLean), la dirigenza ipotizza l’inserimento di lunghi in grado di aprire il campo: i nomi sono Johannes Voigtmann e, appunto, Andrea Bargnani. Si tratta di un’opzione, perché alla tendenza italiana si contrappone l’esigenza europea. Ovvero un pacchetto lunghi dalle gambe veloci, in grado di accettare il cambio sul p&r. Guardie giurate, davanti ad un baluardo, un centro di peso. Evidentemente, una scelta ha prevalso sull’altra, e non a caso Voigtmann e Bargnani hanno entrambi firmato a Vitoria.

Terza crepa – Il giocatore dunque non accetta d’istinto la «mano tesa», la dirigenza riflette su due opportunità di composizione del «pacchetto lunghi», e alla fine qualcosa succede. Cosa? Ad un dubbio mal celato si somma la certezza di un preolimpico negativo. Che Milano ha seguito, più di ogni altro club, molto da vicino a livello tecnico. A buon intenditor…

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